La delicatezza di un poeta

“Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori

Le cortesie, l’audaci imprese io canto, […]”

(Ludovico Ariosto, “Orlando Furioso” – pubblicato nel 1516 a Ferrara – Canto I)

“Angelica e Medor con cento nodi

legati insieme, e in cento lochi vede.

Quante lettere son, tanti son chiodi

coi quali Amore il cor gli punge e fiede.

Va col pensier cercando in mille modi

non creder quel ch’al suo dispetto crede:

ch’altra Angelica sia, creder si sforza,

ch’abbia scritto il suo nome in quella scorza.”

(Ludovico Ariosto, “Orlando Furioso” Canto XXIII)

Perdere il senno per amore è cosa da adolescenti o da animi gentili. L’amore per una donna glorificata, elevata a più alti regimi di psicologiche sensazioni: un amore purificato dalla bontà d’animo e dalla delicatezza degli intenti umani. Una donna “Angelica” e non sarebbe potuta essere che Angelica, l’amore della vita del paladino Orlando. Che immagine meravigliosa. L’amore che fa perdere il senno, che fa tremare i polsi, che annebbia la vista e fa battere il cuore. La magia esiste e ha sempre nomi diversi. Nomi di donna:

– per Dante è Beatrice

– per Petrarca è Laura

-per Manzoni è Lucia

– per Leopardi è Silvia

– per Boccaccio è Fiammetta

-per Montale è Clizia, tale Irma Brandeis

Queste sono solo alcune, le più famose, le più idolatrate per il significato che posseggono. Le donne fanno parte dell’arte da sempre. Sono ispirazione di delicatezza. Sono guida per gli spiriti perduti. Sono fonte di rinnovata sicurezza e desiderio di rigenerazione. La donna, il sentimento nutrito nei suoi confronti, è una guida che accompagna il divenire dell’uomo fino allo schiudersi di tutti i quesiti della vita terrena e temporale. L’arte è fonte di delucidazione e salvezza dei valori, dei sentimenti, della purezza e del desiderio. L’arte è l’amore verso il genere umano e verso le sue infinite capacità. È emblematico come la donna, il così tristemente detto “sesso debole”, sia al centro di innumerevoli opere artistiche. Nei più svariati ambiti della creatività umana, la donna, ha trovato spazio, non solo come fonte di ispirazione ma come unico è univoco punto di partenza. La parità dei sessi, o meglio detta come uguaglianza di genere, ha un ben preciso significato a molti sconosciuto ma altrettanto semplice: gonnella o pantaloni, su questa Terra, siamo tutti uguali. Nessuno sembra saperlo. Il punto, però, non è solo questo.

Quanto sarebbe bello avere uomini capaci di leggere l’ “Orlando Furioso” comprendendone appieno il significato. L’amore cieco con cui è stato scritto, le relazioni amicali tra i personaggi, il senso di aggregazione e rispetto tra i contendenti, tra i rivali. Quanto sarebbe bello che le donne di oggi, oltre a mostrare il bel sedere, il seno rifatto, le gambe lunghe, il tacco 12 e una buona predisposizione ai “compromessi”, scegliessero di mostrare il loro lato interiore, l’intelletto, l’intelligenza e la lungimiranza di chi desidera un’attenzione poetica e non solo un favoritismo d’altro animalesco genere. Quanto sarebbe bello che, le donne, fossero, nuovamente, guardate e corteggiate come le stesse donne dei nostri grandi poeti del passato. Quanto sarebbe bello. Invece no. Le donne di oggi sono la mistificazione dei chirurghi plastici; sono l’emblema delle pubblicità sessiste legate a una sottomissione fisica e psicologica gestita dall’uomo moderno. Le donne sono oggetti di scambio, sono pedine, sono ricatti viventi e scambi dei potenti. La colpa di tutto questo è solo della società in cui abbiamo scelto di vivere, è colpa dell’impostazione che abbiamo dato all’organizzazione globale. È colpa di tutte quelle donne che, per compiacere gli uomini, hanno deliberatamente deciso di ridicolizzarsi mettendo a nudo il proprio corpo. Ponendo sé stesse sulla volgare bilancia delle “misure” hanno distrutto la poesia. La colpa è degli uomini che si approfittano, che si sentono legittimati a possedere una donna per il loro mero piacere personale, lavandosi la coscienza con i soldi, con promesse di carriera, con scambi materiali. Pochezza di spirito. Pochezza di contenuti. Pochezza: e basta. La delicatezza dei poeti: dov’è finita?

Le donne, però, sono sempre donne. Tutte belle. Tutte delicate. Tutte sensibili. Tutte alla ricerca del loro poeta dall’animo gentile che sappia guardarle con quell’amore circondato da fiori di pesco e cavalli bianchi. E se così non fosse, pover’uomo, non importa: si può perdere il senno, basta saperlo ritrovare prima che sia troppo tardi.

Arianna Forni

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