De principatibus mixtis

(Sui principati misti)

Partiamo dal presupposto che, parole di Machiavelli (“Il Principe” 1513, prima edizione del 1532): “[…]le variazioni sua nascono in prima da una naturale difficultà, la quale è in tutti e’ principati nuovi: le quali sono che li uomini mutano volentieri signore, credendo migliorare; e questa credenza gli fa pigliare l’arme contro a quello; di che s’ingannono, perché veggono poi per esperienzia avere peggiorato.”

“La donna è mobile
qual piuma al vento,
muta d’accento
e di pensiero.”

(terzo atto “Rigoletto”, 1851 Giuseppe Verdi, interpretata dal Duca di Mantova, tenore)

Due citazioni diametralmente opposte ma, che dir si voglia, molto affini. L’essere umano “muta” spesso “d’accento e di pensiero”; s’inganna, cambia “volentieri signore”, cambia i suoi punti di vista “credendo migliorare”, ma “veggono poi per esperienzia avere peggiorato”.

Verrebbe da dire: “Chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa quel che lascia non sa quel che trova”.

Si tratta di una costante ricerca di miglioramento, di benessere, di felicità. Ogni giorno è vissuto intensamente nella speranza di incrementare il proprio status vivendi. Nell’indole umana risiede il desiderio di andare verso un futuro migliore, più solido, più sereno. Il fine aulico di adempimento dei propri compiti, con lo scopo di accrescere la propria condizione sociale, rende giustificabile il mutamento di pensiero. Non sempre, però, cambiare strada è la soluzione ideale. Il nuovo, in quanto tale, sottopone ogni individuo alle difficoltà proprie delle novità. Non è detto che siano migliori. Qualche vecchio saggio direbbe: “Si stava meglio quando si stava peggio”. Non è una frase intrisa di cultura ma denota una certa esperienza in merito di cambiamenti!

Raccogliere i propri pensieri e guardare avanti è il primo passo fondamentale alla buona riuscita di un progetto. Solo chi procede in avanzamento ha la possibilità di veder realizzati i suoi sogni. L’insicurezza, scomoda inquilina del nostro tempo, si trova un po’ ovunque e genera svariate reazioni. C’è chi si lancia allo sbaraglio, inconsapevole e incoscente. C’è chi frena incondizionatamente con il rischio di arenarsi nella secca sbagliata. C’è chi, invece, il vecchio saggio, affronta il suo futuro con moderazione. Ogni passo andrebbe ponderato, valutato nei suoi pro e nei suoi immancabili contro. Bisogna sapere sempre cosa potrebbe succedere. Vale per tutto. Vale nello sport, vale nello studio, vale nell’amore, nell’amicizia, vale nell’impresa e vale nel proprio quotidiano. “Chi va piano va sano e va lontano”, ecco che ritorna il vecchio saggio e le sue perle di saggezza popolare!

Bisogna, innanzi tutto, imparare a conoscere sé stessi per capire come e dove muovere le proprie pedine limitando i danni. In conclusione, poi, tutti sbagliano, l’errore è dietro l’angolo. Nessuno è perfetto. Già. Nessuno lo è.

“De principatibus mixtis”: ecco dove stiamo vivendo, in una società mista e non voglio parlare di multietnia, non adesso, non in questa sede. Siamo catapultati all’inizio degli anni sessanta. Il dopoguerra è finito, si inizia a respirare un’aria nuova, diversa, propositiva. Si inizia a guardare avanti con entusiasmo. Tra la folla un timido baluginio di idee e innovazioni. Si percepisce un costante aumentare di pensieri diversi, sempre nuovi, alcuni continui e stabili, altri mutevoli e scostanti. Una situazione di limbo sociale. Proprio come noi. Abbiamo delle idee, mutiamo di pensiero, ci prodighiamo per ottenere un miglioramento ma respiriamo ancora un’aria stantia.

La storia è fatta di epoche. Epoche sociali, politiche, economiche. Ere geologiche, planetarie, stellari.. La storia è un ciclo che si ripete e sempre si ripeterà. “Tutto torna.. anche la moda”, il vecchio saggio ha proprio ragione: impariamo dal nostro passato per costruire, con classe, le fondamenta del nostro futuro.

“e s’io al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico.”

(Dante, Paradiso XVII, vv.118-120)

Arianna Forni

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