Trincea e Interpretazione

“Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie”

(Giuseppe Ungaretti, “Soldati” 1918)

Ungaretti. Limpido e coinciso. Definitivamente drastico nel racconto di una vita intera. Poche e semplici parole come fossero “Chiare, fresche et dolci acque,..” (Petrarca, scritta tra il 1340 e il 1341).

“Se tu avessi ornamenti quant’ài voglia,

poresti arditamente

uscir del bosco, e gir in fra la gente”

(Petrarca, “Chiare, fresche et dolci acque” vv.66-68)

Una vita fatta di rispetto prima di ogni altra cosa. Bambino o adulto non ha importanza: uniformati alle regole, fallo con dedizione ma fallo con interpretazione. Mettiti nella condizione di “gir in fra la gente” senza essere additato. Senza peccato.

Ora: diamo una definizione di “interpretazione delle regole”. Premessa: l’Interpretazione non si muove insieme all’Incomprensione. Ognuno interpreta quel che ha capito. Se non si comprende si male interpreta; punto. Per chi ha capito si richiede “interpretazione”. Ovvero: messa in atto di ciò che si è studiato e appreso. Questa strana capacità, identificativa del bravo attore, non è da sottovalutare in ambito sociologico. Interpretare: fare proprio un concetto, un comportamento, una attitudine, un modo di esprimersi, un modo di porsi. Interpretare per rendersi socialmente accettabili all’interno del proprio micro cosmo. Il talento sta nell’interpretare sé stessi, nel decodificare le proprie sfaccettature caratteriali al fine di creare interazione positiva con altri individui.

Studiare. Comprendere. Apprendere. Interpretare. Ripetere dall’inizio.

È chiaro che la buona interpretazione prevede la presenza di un buon personaggio. Deve avere un ruolo all’interno del suo soggetto. (Soggetto, uguale: la sua stessa vita). Un buon interprete è un individuo con un carattere e delle caratteristiche ben definite. A questo punto bisogna spostare la propria attenzione sull’interpretazione, vera, che, quel personaggio, dovrà sostenere all’interno del proprio habitat, abitato da numerosi altri individui. Qui si parla, nello specifico, del soggetto identificativo di uno specifico personaggio: la sua vita. L’interazione formale o amicale tra questi personaggi, più o meno interessanti e interessati, non dovrà (anzi, non dovrebbe) guastare l’altrui interpretazione. Tale situazione spiacevole provoca vera e propria aberrazione dell’interpretazione delle regole basilari. Viene meno il senso di pacifica comunità. Mantenere il quieto vivere non è così semplice. C’è poco da interpretare: bisogna trovare un’adattabilità di interpretazione. Self Control. I grandi interpreti sono uomini pacati ma sono in numero inferiore rispetto agli iracondi.

Ecco che le foglie iniziano a cadere, ecco che i soldati scompaiono in modo drammatico, ecco che l’uomo male interpreta l’interpretazione delle regole. Ecco la prevaricazione dell’istinto irrazionale sulla razionalità, sull’interpretazione delle regole. Ecco le reazioni degli iracondi. Ecco “la calunnia” (“Il Barbiere di Siviglia”, 1813, opera buffa di Gioacchino Rossini)

“La calunnia è un venticello,
un’auretta assai gentile
che insensibile, sottile,
leggermente, dolcemente,
incomincia a sussurrar.
Piano piano, terra terra,
sottovoce, sibilando,
va scorrendo, va ronzando;
nelle orecchie della gente
s’introduce destramente,
e le teste ed i cervelli
fa stordire e fa gonfiar.”

L’uomo si sente in trincea. Calunniato. Circondato da armi urlanti, perforato dalle pallottole, assalito dalla paura. Male lingue. Male parole. Aiuto! Ansia di interpretazione. Si ritrova sbattuto oltre la propria soglia di sicurezza. Spaesato. Perso. Incapace di appigliarsi alle proprie conoscenze, a quelle regole che, con l’esperienza, aveva imparato ad interpretare. Stop. Rewind.

Perché, allora, è importante l’interpretazione? È chiaro, lo abbiamo detto. Per il quieto vivere. Per accettazione. L’uomo è un animale sociale, ha bisogno di avere sicurezze, certezze, visioni famigliari. Ha bisogno di comunità. Ha bisogno di appoggio. Ha bisogno di avere sempre vicino un soggetto che sia, da una parte, metro di paragone per sé stesso, dall’altro, metro di giudizio per la società esterna. Paragoni e giudizi formano un bagaglio utile a perfezionare la propria interpretazione; permettono di fare delle scelte. Diverse interpretazioni di uno stesso soggetto stabiliscono le diversità. Non si scappa. Siamo tutti diversi, abbiamo differenti visioni del mondo e della vita, ci avviciniamo ai nostri simili e con essi camminiamo nel nostro futuro. Il ciclo continua. Si chiama benessere. Comfort zone.

Studiare. Comprendere. Apprendere. Interpretare. Ripetere dall’inizio.

D’altra parte: la vita è un’interpretazione; per essere un buon attore, però, non bisogna mai uscire dal proprio personaggio.

Arianna Forni

Louise Bourgeois “Maman” 1999

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