Ed è subito sera
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera”

(Salvatore Quasimodo, 1942)

Il martellante segnale della sveglia che irrompe ogni mattina, sempre, sempre, sempre, non ci abbandona mai. Quel suono fastidioso che vorremmo far esplodere sul comodino piuttosto di sentirlo squittire ancora. No. No. Vorremmo essere capaci di svegliarci senza quell’odiosa canzoncina, senza dover, per forza, ibernarsi una mano per farla smettere di suonare. No, dai, non ancora, ti prego. Abbiamo capito, sì, ok, ci alziamo. Subito ma tu, oh sveglia, sta’ zitta. Lei sta lì, a ricordarci, ancora una volta, l’incombenza della giornata, del lavoro, dei doveri che mai, in gioventù, avremmo immaginato di avere. Mai; eppure sono tutti li in fila indiana pronti all’appello: non si scappa. Ci si alza. Lo facciamo col sorriso, sempre con il sorriso; è un buon modo per arrivare, indenni, a sera. Non è sempre facile ma l’intenzione è quasi aulica. La giornata è radiosa e le ore sono molte, possono accadere tante cose belle e, ahimé, anche qualche brutto guaio ma, al vecchio saggio la parola: “se v’è rimedio nessun guaio è tanto brutto”. Andiamo avanti e proseguiamo. Fiduciosi. Speranzosi. Gonfi di orgoglio e pretenziosi di un successo che vorremmo più per premio che per merito. Siamo bravi, dai. Ci impegniamo. Chi più, chi meno, in fin dei conti, tutti, ma proprio tutti, abbiamo il nostro bel da fare. Quasimodo ha ragione. Un trambusto infernale per vivere ogni giorno, per lottare contro un muro di gomma. Soli, stanchi e affaticati dalla gravità terrestre. Stanchi di pensare. Stanchi di impegnarci e di riflettere. Stanchi. Trafitti da quell’unico raggio di sole a rendere piacevole i nostri momenti più bui. Chi se ne importa quale sia il vostro glorioso raggio di sole: una persona, un animale, un libro, un caffè nel vostro bar preferito, un incontro fortuito, una doccia bollente o la vostra coperta di lana. Non importa, la sola cosa importante è una e, tristememente, si chiama fine. Fine della giornata. E poi. E poi è subito sera e ci si avvia verso un nuovo inequivocabile inizio, targhettizzato da uno standard che, scendendo sul banale, ci siamo scelti proprio noi.

Con questa sera che avanza, le luci si spengono, altre si accendono, tutto si affievolisce, si abbassano i toni, si percepiscono di più i rumori, le porte cigolano, le ante si chiudono, le auto rombano per le strade alla ricerca di casa, di un riparo sicuro, caldo, accogliente. Ci si sente alla mercè del mondo infame, il perioco incombe, il buio spaventa oppure elettrizza ma sia una sia l’altra sensazione sono negative, sono aggressive in modo spasmodico. Voglio andare a casa mia a fare l’amico noioso che non ha voglia di festeggiare. Voglio restare fuori a godermi la vita ma so che è un rischio eppure l’adrenalina di correrlo è talmente forte da rendermi irrequieto, sveglio. Voglio pace. Voglio vivere la sera insieme al raggio di sole che mi ha già trafitto durante il giorno e allora guardo “Starry night over the Rhone”, Vincent Van Gogh, 1888 e tutto mi è più chiaro.

Vincent van Gogh "Starry Night" 1888

La serenità di una coppia in riva al mare, le barche a vela ancorate al sicuro, la passeggiata al buio potrebbe essere un rischio, non si sa mai chi si potrebbe incontrare ma, guardi in alto, verso il cielo infinito, ci sono le stelle. Le stelle che tutto illuminano e rendono tutto più magico e poetico e con questo anche la sicurezza diventa un messaggio di speranza. Ed è subito sera ma è solo il preludio ad una nuova giornata di sole e, per quanto possa piovere, ci sarà sempre la possibilità di essere trafitti da un nuovo caldo raggio di sole.

I primi ad avercelo insegnato, però, non sono né i poeti né gli artisti. Sono i bambini:

“Quattro stelline ho visto passare,
quattro stelline sull’onda del mare
Una per me, una per te,
una la vuole la figlia del re
la quarta stellina, il reuccio cattivo,
grida e comanda “La voglio per me!”
Ma la stellina si ferma a guardare,
poi sorridendo si spegne nel mare.”

Buonanotte

Arianna Forni

Goodnight

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