Immaginiamo, per un attimo il 1497. Focalizziamo, nella nostra mente, il pensiero di Michelangelo Buonarroti. Pensiamo al numero non ben definito di ore che ci sono volute per far nascere dal, freddo e impersonale, marmo la “Pietà”. Chi ha avuto la fortuna di vederla da vicino ha ancora i brividi. Sente ancora il sangue scorrergli nelle vene, lungo la spina dorsale, il cuore, per quell’attimo di infinito dolore, si ferma, si spezza il fiato e ci si commuove. Questa non è storia dell’arte o dell’opera, questa è realtà. La “Pietà vaticana” è la dimostrazione dell’esistenza profonda e sentimentale di una religione sentita dal nostro popolo. La “Pietà” rappresenta l’Italia e gli italiani. Lancia uno spirito nazionalista e, con questo, lungi da me, apparire blasfema. Anzi. La “Pietà” è il cattolicesimo, è il motivo per cui abbiamo qualcosa che, anche nel 1497, ci ha confermato l’esistenza della Mamma che accoglie tra le braccia il Suo Figlio morto per l’ignoranza del popolo. Non servono altre parole, lascio alla vostra intelligenza lo sterile sillogismo con i giorni nostri.

Ora, rientriamo nella concreta bassezza della commozione tipica del 2018. Per capirsi meglio, prima di arrivare al dunque, faccio qualche esempio: l’italiano medio si commuove per le eliminazioni del Grande Fratello, normale e, più altisonante, VIP; si commuove per la cruenta esperienza, al limite della tortura, provocata dall’Isola dei Famosi; piange a dirotto quando si rompono le coppie di Uomini e Donne; si strappa i capelli per fare un selfie con un “personaggio famoso”; non sa darsi pace se perde una puntata di Amici, di X-Factor e, per alzare un po’ il livello, di Temptation Island. Capirete, meglio di me, che sia davvero difficile spiegare, a queste menti eccelse, concetti profondi, nati dall’animo di un artista, disposto a donare sé stesso al fine di imprimere, nei secoli, un sentimento umanamente comprensibile, drammaticamente intenso. Intanto assurgo il significato di “drammatico” a qualcosa di superiore rispetto al dramma da copertina. “Drammatico” è, in arte, qualcosa che provoca dolore per la sua incomprensibile bellezza. La “Pietà” è drammatica, troppo, infinitamente, bella per essere vera, per essere assimilata, per diventare parte di una propria personale cultura. La “Pietà” è oltre. Ed è oltre che va lasciata. Si può piangere quanto si vuole di fronte a tanto realismo ma non si può commentare. Se volete farlo fatelo in silenzio. Peggio, però, e lo dico senza il minimo risentimento nei confronti di Fabio Viale, è riproporre una “Pietà senza Cristo”

PH MICHELE ALBERTO SERENI

o la stessa “Pietà con Cristo nero”. Bisogna siegare la consequenzialità delle due opere. La Pietà senza Cristo simboleggia una madre pronta ad accogliere qualsiasi Figlio di Dio morto in una strage, in una delle tante guerre presenti al mondo; pronta a simboleggiare Pietà, appunto, nei confronti di chiunque ne abbia bisogno. Fin qui potremmo limitarci a non condividere ma prendere atto. Da questo primo, già discutibile step, siamo passati al successivo, denominato “Lucky Ehi”, in cui la Madonna accoglie in grembo il corpo, senza vita, di un nigeriano di 17 anni, Lucky Ehi appunto. Un crocefisso tatuato sulla spalla ben visibile al pubblico, disposto in una posizione quasi esattamente analoga a quella del Cristo di Michelangelo.

Fabio Viale Il Cristo Nero, Pietà

Non discuto sul fatto che sia struggente, doloroso, anche scioccante. Discuto sul metodo. Possiamo parlare di immigrazione in mille modi; possiamo farlo nei bar di periferia e nelle aule del Quirinale. Possiamo provare a fermare il reale commercio umano che vediamo giorno dopo giorno. Possiamo “Aiutarli a casa loro”, possiamo accoglierli, inserirli, aiutarli. Non sono qui a fare politica né proselitismo. Sono qui a parlare di arte e questa non è arte: è scempio. Michelangelo Buonarroti si sta rivoltando nella tomba, lui non voleva questo. Lui voleva donare a noi la possibilità di vedere quel Cristo in cui vogliamo credere, voleva che potessimo toccarlo per sapere che è esistito veramente. Voleva dimostrarci che stiamo credendo in qualcosa di reale e non in un fantasma. La sua “Pietà” parla, parla la nostra lingua ed è terribilmente comprensibile. La statua di Viale non parla, è uno slogan politico e se vogliamo fare arte dimentichiamo le piazze e le bandiere faziose.

Vorrei potermi avvicinare, per un attimo, alla “Pietà Vaticana” e chiederLe scusa, scusa perchè viviamo in un mondo abitato da stolti che credono di essere originali.

Arianna Forni

 

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2 Comments

  1. Mi hai riempita di orgoglio! Sono fiera di te!
    Non lasciarti intimidire da nessuno ed esprimi sempre ciò che pensi, anche se alle altre persone potrà sembrare un’idiozia, non devono vincere loro, che parlano di libertà di espressione, ma solo se si dice ciò che vogliono…

    Mi piace

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