“I, I will be king
And you, you will be queen
Though nothing will drive them away
We can beat them, just for one day
We can be Heroes, just for one day”

(“Heroes”, David Bowie 1977)

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Così parlava David Bowie nel 1977. Possiamo combatterli, solo per un giorno, possiamo essere eroi, solo per un giorno. Possiamo avere la possibilità di dimostrare a noi stessi di essere forti, indistruttibili. Possiamo sentirci invincibili. Le strade per raggiungere questo stato di grazia sono infinite: lo sport, il lavoro, l’essere genitori, l’essere amici, l’essere semplicemente sé stessi e farsi amare per questo. La Marvel ha creato eroi veri, i super-eroi; quelli che non mollano mai, che combattono il male e vincono sempre, quelli a cui puoi fare qualsiasi cosa, eppure restano pronti ad una nuova azione, a un nuovo attacco. Sono quegli eroi che cadono spesso, come noi, ma si rialzano sempre, ci insegnano a rialzarci con la consapevolezza di aver imparato qualcosa di importante, per cascare un po’ meno e avanzare di più. SpiderMan, Hulk, Thor, Capitan America, Iron Man, I Fantastici 4.. sono parte dei sogni di molti bambini ma sono la fortificazione dell’orgoglio di altrettanti adulti. Sono giganti.

(Dal Vocabolario Treccani)
gigante s. m. e agg. [dal lat. gigasantis, gr. γίγαςαντος]. – 1. s. m. a. Nella mitologia antica e nella Bibbia, oltre che nelle fiabe popolari, nome di esseri di statura e forza straordinaria a cui sono attribuite imprese eroiche, costruzioni di città, ecc.; nella mitologia greca, si dicevano nati dalla Terra fecondata dal dio Urano, avversarî implacabili degli dèi contro cui sono in lotta aperta, anche per vendicare i titani che gli dèi avevano precipitato nel Tartaro (ma in epoca tarda i titani stessi furono indicati con il nome di giganti).[…] 2. s. m., fig. a. Persona di straordinarie doti intellettuali e morali, o di grandissimo ingegno, che domina in un campo della letteratura, dell’arte, della scienza: […] c. Paese, nazione di grande potenza politica, economica, commerciale,[…]

La mitologia impersonava il gigante in un essere dalla forza straordinaria, in grado di affrontare imprese eroiche, salvare i deboli e risollevare i raccolti; erano parte integrante delle fiabe e dei racconti popolari ma, sotto una coltre di fumo nero, erano, anche, implacabili avversari degli Dèi. Una logica illogica che poneva uno stesso personaggio su un piano positivo tanto quanto su quello negativo. La differenza era imposta dalla propria fede, dal credo che maggiormente permetteva, all’uomo mitologico, di avere speranza nel suo domani nebuloso. In fin dei conti ci sono anche i Giganti, “Mai le dirò”, 1965. Non dimentichiamoci del Gigante buono della Ferrero: “Gigante pensaci tu” e tutti i bambini non vedevano l’ora di vederlo arrivare con la sua barba bianca a impersonare un Babbo Natale quotidiano che dava sicurezza, protezione e gioia infantile.

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I giganti sono personificazioni di paura, di potenza, di sicurezza e di stabilità. Hanno tante, troppe, sfaccettature che dipendono dalla propria psiche e dalla predisposizione di chi ce li propone. Sono infinite le creature che possono assumere diversi punti di vista: aberranti o idilliaci. I draghi, i folletti del bosco, i goblin..quanta inventiva, quanta ilarità. L’uomo, a seconda del periodo storico, sceglie come variare storie conosciute al fine di renderle nuove e interessanti. Stiamo parlando di fantasia; il motore dei sogni e la turbina della serotonina.

Esiste, però, una stanza artistica dalla bellezza inenarrabile. La Camera dei Giganti, all’interno del Plazzo Te di Manova, progettata e realizzata da Giulio Romano tra il 1532 e il 1535. Zeus si trova nella condizione di dover scacciare i Giganti intenti ad un’ascesa all’Olimpo. La scena è concitata e si svolge a partire dalla base del pavimento della sala fino all’apice del soffitto. Il movimento, i colori, lo stile pittorico, il tocco delicato e incisivo ricordano molto Raffaello, pittore a cui Romano si è sempre ispirato. La rappresentazione riprende, quasi in toto, il mito della Gigantomachia, compreso l’aspetto di retrocessione incessante dei Giganti, scacciati in modo definitivo dall’Olimpo. E vinsero gli Déi. Una storia a lieto fine che, se osservata in questa Camera, ha un sapore effettivamente mitologico. Sembra di essere fermi al centro di una battaglia, sembra di sentire i rumori, le grida, pare di osservare le saette per poi accorgersi del tonfo infernale degli stessi giganti, ormai inermi di fronte alla potenza di Zeus e dell’Olimpo intero.

Giulio Romano La Caduta dei Giganti 1525

Noi non siamo l’Olimpo, non siamo nemmeno giganti. Siamo uomini normali che, a volte, credono di poter vincere contro i più forti. Può essere: nello sport vince il più preparato, il più fisicamente sveglio, il più dinamico, il più muscolarmente intelligente; nel lavoro vince chi ha il sapere, chi ha studiato, chi si documenta, chi si aggiorna, chi ha la risposta giusta al momento giusto, chi ci prova. In entrambi i casi vince chi non demorde e crede sempre in sé stesso perché, infondo, vincere non è sempre arrivare primi, a volte è sufficiente arrivare fino alla fine.

Arianna Forni

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