“Va be’, non andiamo nel difficile. Insomma si fa fatica a stare in piedi. Manca proprio l’equilibrio. All’inizio credevo che fosse un fatto mio, personale. Ero un po’ preoccupato. Poi guardandomi più attentamente in giro mi sono accorto che la gente non è perfettamente in asse. Sono tutti un po’ traballanti. Tutto un’umanità che dondola, sbanda, slitta, cerca di stare in piedi in qualsiasi modo. Riuscire a stare in piedi su un terreno instabile, insicuro, non è cosa facile. Ma dopo un po’ ce la si fa.” (Giorgio Gaber, 1965)

Come diceva Giovanni Pascoli, nel 1897, ne “Il Fanciullino”: “Oh! Come è necessaria l’imperfezione per essere perfetti; ed è da qui che si può parlare di equilibrio.

“Perché la vita è un brivido che vola via
È tutto un equilibrio sopra la follia
Sopra follia”

(Vasco Rossi “Sally”, 1996)

Da questo momento possiamo iniziare a porre le basi per parlare di equilibrio, una fantomatica personificazione di una perfezione psicologica e umana che dovrebbe governare il mondo ma finisce per tenere le fila solo di sé stesso, solo del mero significato di un vocabolo semplice ma ostico e imperfetto. Equilibrio ha vari significati: è la quiete di un corpo; in aeronautica si parla di volo di regime; in equitazione di capacità, del cavallo, di mantenere le tre andature – passo, trotto e galoppo – con la stessa scioltezza ed eleganza; nella scienza indica una situazione in cui non si hanno grosse variazioni di stato da un momento all’altro; in meteorologia determina un quasi assente spostamento di masse d’aria; in politica è il costante mantenimento di una stabilità tra le varie, grandi potenze del mondo. Ma per l’uomo, nella vita, cos’è, esattamente, l’equilibrio? Di certo è una capacità, una virtù, un pregio ma, forse, è anche un difetto. Potremmo dire che Equilibrio è quello stato di pace interiore che ci permette di vivere una vita tranquilla, in armonia con il mondo e i suoi abitanti; ci permette, inoltre, di limitare scatti d’ira, di ansia, di instabilità psicologica. Diciamo che Equilibrio, Coerenza e Compromessi sono tre elementi abbastanza congiunti tra loro ma di difficilissima coesione. Credo che nessuno, su questa Terra, probabilmente in tutta l’intera Galassia, abbia la fermezza di definirsi, al cento per cento, equilibrato, coerente e atto ai compromessi. Bisogna barcamenarsi tra i propri problemi esistenziali e quelli causati dalle variabili quotidiane. In questa baraonda, chi sopravvive con una buona dose di sorriso, è un buon Equilibrista Equilibrato.

Per parlare meglio di questo aspetto vorrei sottoporvi due opere d’arte. La prima, di Nicolas Poussin “Ballo della Vita”, 1640, è la rappresentazione dell’abbandono innocente e inconsapevole ai piaceri della vita, alla gioia, alla mancanza di responsabilità. Un ballo di anime felici che si godono il momento, nell’equilibrio instabile di un istante pronto a subire un mutamento. Poussin è dolce e delicato, sa manipolare la nostra mente nell’assimilazione del suo quadro. Ci sta parlando. Vuole dirci qualcosa: “Siate felici, il resto non conta, ci sarà sempre qualcosa pronto a farvi del male ma voi, intensamente, siate felici”. Il movimento plastico delle ragazze danzanti rende tutto più soave. Riusciamo persino a sentire il suono prodotto dal musico, seduto contro un muretto in basso a destra, e dalla sua arpa. Una musica allegra, gioiosa, spensierata. La carrozza volante, poi, riporta alla fantasia infantile in cui le preoccupazioni non esistono e si pensa solo a giocare con gli amici. In questa immagine c’è equilibrio ma, con grande, pesante e profonda constatazione, ci si domanda: è questo il giusto modo di avere equilibrio? Può essere sufficiente gioire della vita e abbandonarsi ai suoi piaceri evitando qualsiasi altro impegno?

Per rispondere meglio a questa domanda cambiamo quadro.

Colloquio di Sapienti, Rembrenadt 1628

Il secondo, per l’appunto, di Rembrandt, è “Colloquio di sapienti”, 1628, non a caso ho scelto due contemporanei, proprio per spiegare come, lo stesso ambiente, possa essere visto e interpretato, secondo aspetti diametralmente opposti. Rembrandt è un macigno sulla testa. La sua pesantezza incombe sul suo pubblico, ma spiega, racconta, espone un concetto. Lo studio rende l’uomo capace di sostenere delle conversazioni importanti. Lo studio dona sapienza, la sapienza regala intelletto e l’intelletto produce progresso. Tutto questo dà, immancabilmente, equilibrio. Per l’appunto, è un equilibrio di crescita globale e non solo personale. La conoscenza permette a noi di essere ciò che siamo, se avessimo ballato per tutta la storia umana sulle note di un musico, probabilmente, dell’umanità resterebbe ben poco. Rembrandt si discosta dal “Ballo della Vita” ma è pur sempre equilibrato. Rembrandt dipinge la cultura dei dotti sapienti come equilibrio della mente; il ballo è l’equilibrio del corpo. Gli sguardi dei suoi Sapienti non sono contriti, sono equilibrati pur nella loro utile e inequivocabile concentrazione. Le ballerine sono morbidamente equilibrate nei loro corpi delicati, avvolti da drappi altrettanto in equilibrio tra loro.

Non serve scegliere da che parte stare. La verità sta sempre nel mezzo.

Serve equilibrio per saper vivere. Serve Coerenza per acquisire credibilità che permette di mantenere il proprio equilibrio e farlo mantenere anche a chi ci circonda. Servono Compromessi perchè un equilibrio solitario non sarà mai sufficiente alla costruzione di un equilibrio di massa che è la base di una buona società, con un buon governo e con un buon equilibrio democratico.

Serve giostrare il proprio equilibrio tra superflui piaceri e incombenti doveri.

Arianna Forni

 

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