“Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
le bocche aperse e mostrocci le sanne;
non avea membro che tenesse fermo.

E ’l duca mio distese le sue spanne,
prese la terra, e con piene le pugna
la gittò dentro a le bramose canne.

Qual è quel cane ch’abbaiando agogna,
e si racqueta poi che ’l pasto morde,
ché solo a divorarlo intende e pugna,”

(Divina Commedia, Dante, canto VI, girone dei golosi, vv. 22-30)

Il cibo è, da sempre, fonte di ispirazione e di connivenza tra le genti. Non importa da dove tu provenga o quale sia la tua classe sociale: la fame è fame ed è drammaticamente uguale per tutti. Le buone maniere, con il passare del tempo, hanno predisposto una procedura rigida e poco permissiva di buone maniere, appunto, e aristocratica partecipazione alla propria mensa. Impettito nel tuo perfezionismo indottrinato, oppure sciatto, disordinato e ineducato che tu sia avrai sempre qualcuno con cui mangiare. Quel qualcuno pretenderà da te un rigoroso schema di permissivo agio, all’interno di quel pasto tanto atteso, bramato dall’interno, dallo stomaco, per l’appunto. Agio di essere sé stessi e lasciarsi andare al pieno godimento di quel boccone. Qualsiasi sia la portanza della tua carta di credito non conta, conta solo uscire con la soddisfazione di aver colmato un desiderio fisico e mentale. Il cibo non è solo sostentamento. Al giorno d’oggi il cibo è arte e relax. Pare che un buon piatto, presentato in modo idilliaco, stupendo, da fotografare prima di essere mangiato, possa servire a riempire un vuoto della mente prima ancora di chiudere il buco nello stomaco. In fondo, in fondo, dai grandi ristoranti stellati difficilmente ne usciremo satolli ma, di certo, ci saremo concessi un momento di totale coinvolgimento emotivo. Ci sarà sufficiente a sopravvivere? Non importa. Importa non dimenticare l’immediata condivisione sui social network, non sia mai aver cenato a Villa Crespi (Antonino Canavacciulo) senza farlo sapere a tutto il popolo di internet. Sarebbe un sacrilegio. Allora viene da chiedersi cosa sia davvero un pasto. Mangiamo per fame o per status sociale? Mangiamo per mantenere le forze o per esternare quello snobismo inglese che tanto brameremmo avere? L’abito non fa il monaco. Sì, certo, nelle fiabe, forse. L’abito fa il monaco proprio quando bisogna sedersi a tavola; in un ristorante come si deve, con le tovaglie bianche, i camerieri in livrea e il maitre di sala con i suoi calici trasparenti manco fossero estratti di cristallo purissimo, l’abito è un must have, non un accessorio secondario. Nemmeno un segno, su quei bicchieri, solo un profumo, quello del vino prescelto per la nostra splendida serata. Infine il dessert servito, proprio a Villa Crespi, è un’opera d’arte. Qui arriva il concetto artistico di un mestiere, inizialmente, legato solo alla mera sopravvivenza. Un peccato mangiarlo, quel dolce; basta uno sguardo e sei già sazio. Forse. Forse no. Forse anche questo fa parte dello status quo del 2018, fa parte di un andamento quotidiano che sta spostando le necessità di sopravvivenza verso nuovi canoni che non rientrano più in quelli tanto conosciuti. Io proverei a saziare un bambino di un mese con una fotografia di questo dessert, se smette di piangere forse abbiamo risolto un problema. Possiamo vivere d’altro. Concedetemi di chiedere, mestamente, di cos’altro potremmo vivere considerata la spesa da sostenere per farci brillare le pupille con un impiattamento perfetto.

No, non fermiamoci qui. Guardiamo pià in là, torniamo per un attimo al 1596, quando Caravaggio dipinse “Canestro di frutta”; un piatto leggero, lascia il corpo come lo trova ma ha il suo fascino e anche un certo gusto.

Canestro di Frutta - Caravaggio - 1596

Dolce ma non troppo. Soddisfacente ma lontano dal mandarci nel circolo dantesco dei golosi. All’epoca era un fine pasto, era un modo per sciacquarsi la bocca tappando quell’ultimo spazietto vuoto e sfruttando il seguito della serata per discutere di cose importanti senza essere distratti dalle portate più ricche e abbondanti. La frutta serviva a distrarre lo stomaco lasciando libera la mente e, di certo, questo canestro ne è una bella dimostrazione. Semplice, pieno, appagante ed elegante. Perfetto per quel gruppo di privilegiati che poteva permettersi cotante cibarie tutte insieme. Oggi, lo stesso Caravaggio, avrebbe dipinto un piatto gigantesco, completamente bianco, con una striscia di fragola frullata al centro e una rosellina di ananans spruzzato di zucchero a velo sull’angolo in alto a destra dello stesso piatto. Presentazione maniacale, non dico altro.

E poi abbiamo un contemporaneo. La natura morta non passa mai di moda ma alterna i punti di vista. Manlio Noto, nel 2009, dipinse una “Natura Morta Moderna” vincendo il Premio Celeste.

Manlio Noto - 2009

Ciò che ritengo fondamentale è cosa voglia rappresentare: un vasetto di Nutella dipinto in un angolino e non del tutto visibile; un posacenere con una sigaretta quasi finita; una tazza di caffè accanto alla classica moka, di cui non specifica la marca ma è evidente; infine una chitarra elettrica. Cosa sta dietro tutto questo? Un musicista o un dilettante, ma più probabilmente un artista vero, còlto nel momento di una pausa meditativa e rifocillante. Potrebbe essere notte, il caffè serve a mantenere lucida la mente mentre la chitarra riposa, la Nutella, beh la Nutella è un classico, d’altra parte, 1970, “Tutti per uno, Nutella per tutti”. In un solo quadro ha introdotto tre elementi che governano la nostra vita: la musica, il caffè come bevanda quotidiana e la Nutella che, per carità, avrà anche l’olio di palma ma, diamine, mi pare che non stia subendo grandi crisi. Tutti e tre gli elementi sono trasformati in emblemi di coalizzazione tra le sfere sociali più disparate.

Io credo che il cibo sia un mezzo di accettazione e apprezzamento, di condivisione e appagamento ma credo che il cibo migliore, signori miei, sia quello cucinato in famiglia.

Mi scuso con le 3 stelle Michelin ma non c’è pasto migliore di quello preparato con amore dalla propria mamma, seduti a quel solito tavolo, con quei soliti piatti e le solite vecchie e sane abitudini. Questo pasto, sì, riesce a rifocillare anche l’anima.

Arianna Forni

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