“Si narra che un dì l’Inghilterra fiorì
di audaci cavalier;
il buon re morì senza eredi e così
agognaron tutti al poter.
Soltanto un prodigio poté salvar
il regno da guerre e distruzion:
fu la spada nella roccia che un bel dì
laggiù comparì.”

(La Spada nella Roccia, voce narrante, incipit, 1964 versione italiana)

Mago Merlino - La spada nella Roccia - 1963

Mago Merlino: “Tempi oscuri davvero.. e maledettamente scomodi! Niente idraulica… niente elettricità… niente di niente!” (La Spada nella Roccia)

In attesa di sapere cosa ne sarà di noi, prima dell’Apocalisse, non possiamo far altro che crogiolarci nei misteri, ormai, in affollamento su questo globo terrestre vibrante. Vibra la terra, vibra la vita, vibrano le anime, dei vivi ma, per chi crede nell’aldilà, qualsiasi esso sia, anche dei morti. Ci sono leggende reali e concrete, miti talmente palpabili da sembrare proprio veri. Mago Merlino, beh, è un mago; quello della Disney è un uomo dai poteri ultraterreni ma troppo buono per provocare danni, anzi, è il punto di coesione tra gli antagonisti e l’ingenuo giovane Re Artù, lo scudiero da quattro soldi capace di combinare solo guai. Eppure, guarda caso, sarà proprio lui ad estrarre la spada e indossare la corona. Le fiabe sono fiabe; “La Spada nella Roccia”, l’originale film d’animazione, uscito in America nel 1963 e in Italia nel 1964, è tratto da un racconto reso noto da T. H. White nel 1938. Una fiaba, appunto, che tocca tutti i punti salienti di una buona storia a lieto fine con un pizzico di morale su cui riflettere. La storia seria e reale rappresentava ben altro ma a noi non interessa, ci piacciono di più i cartoni e le conclusioni scontate. Quelli, in effetti, erano davvero tempi oscuri e maledettamente scomodi eppure esisteva sempre un motivo per guardare più avanti e non solo grazie a Merlino ma, soprattutto, grazie alla volontà dei protagonisti, alle loro ambizioni e alla grande capacità di accettarsi per ciò che, in modo palese, si è per davvero. La ricerca dello schiudersi di un miracolo lascia sempre tutti attoniti. Il miracolo stesso, però, dona una sicurezza stabile di cui ognuno di noi ha bisogno. Allora, come oggi, un buon miracolo sarebbe proprio la Manna dal Cielo ma, mannaggia alla miseria, non si possono richiedere nemmeno con un milione di preghiere. L’attesa è attesa e la speranza è l’ultima a morire. Magari domani vinco al Superenalotto! Ora, torniamo a quella spada, estratta con grazia dallo scudiero gracilino Semola. Proprio lui, senza nemmeno rendersene conto, sta regalando a tutti un nuovo Re. Non importa che sia mingherlino, impacciato e goffo: imparerà. Non importa che non sappia niente di come gestire un regno: imparerà.

La spada nella roccia - 1963

A insegnargli, e questo giustifica la lealtà del popolo, saranno i saggi, sarà Mago Merlino che tutto può e tutto conosce. I saggi giustificano la presenza dei giovani, a cui viene lasciata la possibilità di esprimersi, solo dopo avere a lungo studiato, solo dopo aver dimostrato di avere appreso. Sono i titoli a fare la differenza, sono le prove superate e il carisma trascinante di chi ha le risposte giuste a determinare una stabilità improrogabile. Così ci racconta la storia e così vorremmo che fosse anche oggi. Purtroppo le poltrone sono di pochi e quei pochi non mollano mai, fino alla fine. I giovani restano al palo e aspettano, magari alcuni studiano, alcuni sarebbero già pronti, preparati ma non hanno spazio e a quei pochi a cui viene dato, beh, in quel caso non si parla certo di meriti. Non vorrei aggiungere altro, chi ha orecchie per intendere, intenda. Per gli altri non dovrebbe cambiare molto.

In realtà vorrei accompagnarvi, virtualmente, in un luogo che è, in una delle sue tante leggende, associato al buon Merlino. Vorrei portarvi a Stonhenge. Il miracolo dell’esistenza dell’ultraterreno sulla terra.

Stonhenge 3

 

Il luogo, forse, più mistico e introspettivo esistente sul nostro pianeta. Non mettiamoci a parlare di alieni, UFO e uomini verdi, parliamo solo di queste pietre misteriose che se ne stanno lì dal neolitico, dal 3100 a.C. circa, nella contea di Wiltshire. Ferme, salde, vive nella freddezza di un sasso. Riportate ad antico splendore grazie a dei lavori di riassestamento eseguiti tra il 1901 e il 1964. Alcuni pensano che potessero servire da luogo di osservazione nei punti di solstizio ed equinozio, la teoria è estremamente dibattuta, nulla è dato per certo. Approfondire l’argomento, legato al mistero di Stonhenge, sarebbe come appostarsi sul lago di Loch Ness aspettando di veder spuntare Nessy. Praticamente un suicidio in partenza. C’è sempre qualcuno con la risposta pronta. Chi giura di aver visto il mostro di Loch Ness e, di conseguenza, chi sa esattamente come inquadrare l’esistenza di Stonhenge: un luogo di culto, magico e illuminante, dove tutto è possibile, anche, e soprattutto, un congiungimento fisico e mentale con le forze superiori che governano il mondo; altri, però, lo considerano solo un luogo dove “Avanti Cristo” si era scoperto un buon teatro musicale per l’amplificazione dei suoni, la fantasia non ha limiti; o, ancora, un luogo di cura dove, senza una logica ragione, i malati venivano guariti, il che potrebbe anche essere, non sarebbe male fare un tentativo; o, di nuovo, una porta spazio temporale tra l’oggi e il futuro, la concessione momentanea di avere uno sguardo sui disastri che l’uomo, probabilmente, continuerà a compiere anche un domani; per non farsi mancare niente, c’è anche chi pensa che sia semplicemente un gioco di qualche cavernicolo annoiato che, per passare il tempo, decise di caricarsi sulla schiena un leggero menhir alla Obelix.

Obelix

L’intelletto umano è sconfinato. Però è arte e l’arte merita considerazione, soprattutto inserendola all’interno del periodo di appartenenza: 3100 a.C.; qualcuno di voi riesce ad identificarlo? Non credo, e allora mi chiedo come possa essere possibile fare delle considerazioni, dare delle opinioni. Stonehenge è un sito paragonabile alle Piramidi in Egitto, alla Sfinge; è troppo complesso per potersi esprimere senza rischiare di andare oltre il concreto e il concepibile. Senza rischiare di fare la figura dei fessi.

Forse bisognerebbe andarci, non da turisti con il cellulare in mano e il fidanzato che ti fa le foto per internet, da studiosi. Bisognerebbe sedersi al centro della struttura, chiudere gli occhi e immedesimarsi in quel cavernicolo con il suo menhir sulla schiena e chiedersi: perché lo fai? Magari solo allora avremo una risposta, per il momento limitiamoci ad aprire la bocca esterrefatti di fronte all’inconcepibile grandezza dell’uomo di ieri perchè con quello di oggi non so dove andremo a finire. Cosa resterà, in un lontanissimo domani, delle nostre costruzioni ingneristiche all’avanguardia e tecnologicamente impeccabili?

Arianna Forni

 

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