“I piedi miei non toccan più,
Sto volando dentro il blu.
E’ strano e bello guardar da qui
E veder le case piccole così.
Il mondo cambia da quassù:
Non ha barriere più;
E tutto questo, amici miei,
Io lo devo solo a voi.

So volare,
Non l’avrei detto ormai.
So volar…

(Ivana Spagna, da “La Gabbianella e il Gatto”, 1988, canzone finale) So Volare – “La Gabbianella e il Gatto” 1988

Michael Gambino, da lui stesso definito “cittadino del mondo”, ad indicare una provenienza legata alla Terra e non agli usi di un popolo fedele solo al consumismo e lontano dall’essenza naturale del nostro pianeta. Bisogna dirlo, però: nasce a New York nel 1988; studia Chimica e Biologia per poi trasferirsi in Italia con lo scopo di seguire i corsi dell’Accademia di Brera. Qui si fermerà, acclamato e applaudito da grandi esperti di arte moderna. Giovane ma con le idee chiare, studioso e determinato; è un ragazzo felice e, di questi tempi, se ne vedono in giro pochi. Lui ce l’ha fatta; con il sudore della fronte, con la dedizione e sicuramente con una buona dose di talento “naturale”, è riuscito a combinare il naturalismo, vero e proprio, con la concretezza moderna. Al giorno d’oggi c’è una forte necessità di toccare con mano per rendersi conto dell’ambizione e del desiderio, della possibilità e, contemporaneamente, dell’evanescenza di un mondo in continuo mutamento; in un’evoluzione sfuggevole e sfuggente. Lui ha qualcosa in più di tutti noi. Lui vede muoversi le sue farfalle di carta, le vede vibrare in un contesto definito dall’introspezione di sé stesso inserito in un ambito naturale coerente, fluido e fluente. Ho deciso di farvi raccontare, proprio da lui, la magia di un’arte dal vivido sapore terreno.

Oceana, 100x100 cm, 2016
Oceana, 100×100 cm, 2016 – courtesy Colossi Arte Contemporanea
  1. Da dove nasce il tuo stile e come hai deciso di svilupparlo? Io sono un grande amante della natura e un collezionista di oggetti naturali, fin da piccolo ho sempre amato gli animali, e ho deciso di unire le mie due mie grandi passioni: l’arte e, appunto, la natura, per renderle una cosa sola. Il mio stile nasce semplicemente da questo, dal forte legame che avevo e che ho, tuttora, per la natura e per la scienza.
  2. Chi sono i tuoi maestri e le tue fonti di ispirazione e cosa prendi da ognuno di loro nella costruzione di ogni opera? I miei maestri a Brera, quelli che più di tutti hanno contribuito alla mia formazione artistica, sono stati Marco Pellizzola, Felice Martinelli e Marina Falco. Gli artisti che maggiormente mi hanno ispirato sono stati di sicuro Paul Villinsky, Carlos Amorales e Riusuke Fukahori. Devo dire, però, che una delle mie più grandi fonti di ispirazione è sicuramente, come detto, la natura e i musei di storia naturale. Per realizzare le mie opere mi affido in primis proprio alla natura; ne prendo in prestito le forme, i colori e le leggi per trasforle in altro.
  3. La tua giovane età: credi ti penalizzi in questo settore? Secondo me l’età non è molto influente in arte, in altri campi lavorativi lo è senz’altro di più. Nel mio caso, fino ad ora, non mi è stata di ostacolo e ho avuto il piacere e l’onore di esporre al fianco di artisti già consolidati.
  4. Se dovessi scegliere un artista a cui vorresti essere paragonato chi sceglieresti? Questa è una domanda difficile. Ci sono moltissimi artisti che amo e a cui vorrei essere paragonato. Ma non credo di essere in grado di sceglierne uno, ce ne sono davvero tantissimi.
  5. La tua provenienza newyorkese ti è utile nel processo cognitivo legato alla nascita e idealizzazione del tuo concetto artistico? Io non penso che la provenienza di un artista ne influenzi la propria poetica, almeno non in culture così tanto simili tra loro. Non è il mio caso infatti. Sono più che altro le esperienze vissute, che hanno formato il mio carattere e il mio spirito, ad essermi state utili per l’ideazione del mio concetto artistico. Potrei anche essere nato in Italia e ciò non influirebbe sulla realizzazione dei miei lavori. Il concetto, che sta alla base delle opere di un artista, è il sunto delle proprie passioni, dei propri interessi e del proprio modo d’essere, penso che la provenienza sia poco importante in questo contesto. In ogni caso, mi piace pensare di essere cittadino del mondo piuttosto che italoamericano o italiano.
  6. Vorrei che ci spiegassi il senso espressivo e cognitivo delle tue splendide farfalle:
    Fiumi, Laghi, Mari e Oceani, 53x70,5 cm, 2017
    Fiumi, Laghi, Mari e Oceani, 53×70,5 cm, 2017 – courtesy Colossi Arte Contemporanea

    L’idea che voglio dare con le mie opere è quella della grandiosità e fecondità della natura, e per questo mi servo di immagini di farfalle realmente esistenti, senza modificarne il colore. In particolare nelle mie opere la farfalla simboleggia il cambiamento. Il suo ciclo vitale è breve, nella maggior parte dei casi, e muta durante tutta la sua vita da bruco a crisalide a farfalla così come mutano i continenti, la terra, l’universo, la materia, il nostro corpo e lo spirito. Ogni creatura, anche la più microscopica è importantissima per il mantenimento dell’equilibrio cosmico e per il rinnovamento del ciclo naturale che è fatto di trasformazioni continue. Le leggi della chimica, della fisica e della biologia, sono alla base delle mie opere. In particolare, per quanto riguarda la farfalla, mi sono ispirato alla Teoria del caos anticipata da Alan Touring e teorizzata poi da Edward Lorenz, secondo la quale infinitesimali variazioni nelle condizioni iniziali di un dato sistema, sia esso il clima, l’ambiente, l’economia o anche la società, sono in grado di produrre grandi variazioni. Una singola azione può quindi determinare imprevedibilmente il futuro. Il diagramma che dimostra la teoria assume la forma di una farfalla, e Lorenz utilizzò l’espressione “Effetto farfalla” per spiegarne simbolicamente le nozioni; infatti secondo tale teoria il battito delle ali di una farfalla provocherebbe uno spostamento di elettroni che si amplificherebbe col tempo fino a causare un ipotetico uragano dalla parte opposta del globo.

  7. Nelle tue opere, dove emergono altrettante grandi opere letterarie, cosa hai voluto raccontare, come e perché?
    Shakespeare's Words, 87x81cm, 2016
    Shakespeare’s Words, 87x81cm, 2016 – courtesy Colossi Arte Contemporanea

    Ogni opera con i libri ha un significato a sé, ma tutte, in verità, nascono da una legge della chimica, la legge di conservazione della massa di Lavoisier che enuncia: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. In natura infatti la materia non è mai statica, ed è impossibile creare qualcosa dal nulla, che sia energia, una sostanza chimica o la vita, tutto avviene e si manifesta perchè vi sono continue trasformazioni della materia. Nelle mie opere i libri assumono una nuova connotazione e la carta, che è materia artificiale ma proveniente dalla natura, trasformandosi in farfalle ritorna in qualche modo a far parte di essa. Ma la trasformazione in questo caso non è solo della materia ma anche dello spirito. Io considero il libro come uno scrigno contenente conoscenza e attingendo ad esso si provocherà inevitabilmente una trasformazione interiore.

  8. Come è stato il tuo percorso di studio, didattico e personale, utile a costruire tutto questo splendore calamitante? Prima di intraprendere i miei studi artistici a Brera ho studiato chimica e biologia, e quello che ho appreso in quegli anni mi è stato molto utile per lo sviluppo del mio lavoro. Le leggi della chimica, della fisica e della biologia sono infatti, come ho detto, alla base di tutti i miei lavori. Per quanto riguarda il mio percorso personale direi che è ancora in evoluzione, e lo sarà sempre, proprio come la natura, in continuo movimento.
  9. Se potessi guardare nel tuo futuro cosa riusciresti e vorresti vedere? Faccio un lavoro che mi piace, dove posso unire più di una mia passione, sono già felice così. Vorrei di sicuro vedere evolvere il mio lavoro, magari lavorando a progetti che mi permettano di spaziare anche in altri miei interessi e, con esso, fare qualcosa di utile per le persone e per il mondo.

Penso che avrai un successo in ascesa esponenziale e credo che tu abbia già grandi riconoscimenti ma è giusto non accontentarsi mai: ti saresti mai aspettato tutto questo plauso? Mi scalda il cuore leggere queste parole, quando ho iniziato non avevo idea di quello che sarebbe successo dopo, volevo solo fare ciò che mi piaceva, ma sono davvero contento del riscontro che sto avendo.

Umiltà, saggezza, studio continuo, determinazione, impegno, costanza, rispetto, comprensione, non fermarsi mai: sono tutte caratteristiche di cui parlo spesso e che Michael possiede in maniera tanto naturale da apparire quasi spiazzante. Non si può fare altro che continuare a guardare avanti, ad osservare la natura e ad aspettare di vedere, e sentire, quel battito d’ali della farfalla capace di cambiare il mondo.

Nebula, visione notturna
Nebula, visione notturna – courtesy Colossi Arte Contemporanea
  • ringrazio molto la Galleria Colossi Arte Contemporanea di Brescia per le fotografie delle opere che trovate in questa intervista

Arianna Forni


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