“The Art we look at is made by only a select few. A small group create, promote, purchase, exhibit and decide the success of Art. Only a few hundred people in the world have any real say. When you go to an Art gallery you are simply a tourist looking at the trophy cabinet of a few millionaires”

Tag Banksy
Tag Banksy

Banksy – writer inglese, uno dei maggiori esponenti della street art; si sa poco di lui a livello personale ma si sa moltissimo rispetto al suo modo di fare arte e al suo concetto di arte stessa. Alla fine, come tutti, ha fatto di necessità virtù, rientrando, quasi costretto, nel circolo vizioso delle quotazioni. Almeno all’inizio era un puro writer di strada, con delle idee “no global”, contro la violenza sulle donne, contro le guerre economiche, contro il consumismo e l’agghiacciante sottomissione dei bambini. Lottava contro un mondo che avrebbe voluto rendere migliore, nascosto dietro la maschera di un “vandal” con il cuore di un “lover”:

“Some people become cops because they want to make the world a better place. Some people become vandals because they want to make the world a better looking place.” (Banksy)

Il classico rivoluzionario del “Mettete dei Fiori nei vostri cannoni”, I Giganti, 1967:

“Mettete dei fiori nei nostri cannoni era scritto in un cartello
sulla schiena di ragazzi che senza conoscersi, di città diverse,
socialmente differenti in giro per le strade della loro città
cantavano la loro proposta, ora pare ci sarà un’inchiesta

Tu come ti chiami? Sei molto giovane

Me ciami Brambilla e fu l’uperari lavori la ghisa per pochi denari
e non ho in tasca mai la lira per poter fare un ballo con lei
mi piace il lavoro, ma non son contento non è per i soldi che io mi lamento,
ma questa gioventù c’avrei giurato che mi avrebbe dato di più.”

Un concetto che sta tra il “fuckin criminal”, slogan dei bulli anni 90, e i figli dei fiori, tra gli anni 60 e 70. Un miscuglio di generi che ha dato vita, dal punto di vista artistico, a un connubio ben riuscito, a volte limitante nella concezione di pregiudizio etico, altre, invece, perforante per la crudezza dell’immagine buttata sul muro di un palazzo qualsiasi. Risulta faticoso comprendere ed è altrettanto snervante concepire; da quando si è stabilito che la street art ha un valore culturale, oltre che artistico, bisogna prendere tutto per buono e dare spazio anche a quello che potremmo non ritenere valido o, per lo meno, poco credibile. La sua è una satira politica, ovviamente schierata e, per ovvie ragioni, non voglio parlare di iperflessioni destre o mancine, evitiamo le polemiche e andiamo avanti. Chi sta dalla mia già sa, chi la pensa diversamente ha tutto il diritto di tirare delle conclusioni personali. L’arte si affronta come arte e basta, senza pregiudizi faziosi. Siamo artisti e “Siamo uomini non Caporali” (film del 1955 di Camillo Mastrocinque, interpretato da Totò e da Paolo Stoppa), per questo credo sia meglio filare lisci e andare dritti all’immagine lasciando spazio alla propria immaginazione e, perché no, alla propria interpretazione.

Banksy Born to be Wild
Banksy “Born to be Wild”

Il classico orso sul monociclo con la gonnellina rosa. La costrizione che l’uomo ha imposto, sulla natura selvaggia, per dimostrare la sua immensa potenza. Lo schifo di quanto l’uomo faccia schifo è già un dato di fatto ma, tanto per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, non siamo proprio tutti così e, di conseguenza, l’immagine raccappricciante, purtroppo, arriva, sì, nel profondo dell’anima di molti ma solo di quelli che hanno la facoltà mentale di comprenderla. Chi schiavizza e sottomette continuerà a farlo, chi usa violenza per imporre la sua supremazia continuerà a farlo, chi vive nel suo delirio di onnipotenza, legato ad uno stereotipo guerrigliero continuerà a seguire la sua strada. Banksy può solo scioccare i sentimentali come me, come voi che mi state leggendo, spero. “Born to be Wild”, Steppenwolf, 1968:

“Like a true nature’s child
We were born, born to be wild
We can climb so high
I never wanna die
Born to be wild”
Siamo tutti nati per essere selvaggi, liberi, desiderosi di non morire mai, imperterriti nel nostro corpo in continua degenerazione, ahimé. Poi il mondo ci ha insegnato ad inserirci in un ambiente altolocato, abbiamo appreso l’educazione e le buone maniere, ma non tutti hanno capito. Di “tarlucchi” ne è pieno il pianeta e con quelli è dura ragionare, l’ignoranza fa da padrona e addio sentimentalismo, sensibilità e apprendimento. Banksy è l’artista dei colti che hanno una determinata inclinazione e per quei pochi, inclinati nel verso opposto, che hanno un cuore tenero e la lacrima facile.
Non abbiamo certo finito con l’orsacchiotto, il monociclo e la gonnellina. Proseguiamo con altre immagini cruente nel contenuto e morbide del disegno:
Banksy_-_Sweeper
Banksy “Sweeper”

Parla da sola e rende l’aspetto dell’attaccamento al proprio lavoro, inutile resoconto dell’immobilismo di fronte a chi nasconde le magagne sotto il tappeto, fingendo di non aver visto e non aver sbagliato, proprio come la donna di servizio butta la polvere nell’angolo e si stupisce se la padrona di casa glielo fa notare. Questo lancia una riflessione: lavoriamo per portare a casa il denaro utile a mangiare o lo facciamo anche per nostra soddisfazione personale? A voi la risposta, la mia la conosco già.

-Banksy No Ball Games-Tottenham_-London-24Sept2009
Banksy “No Ball Games” -Tottenham – London- 24 Sept 2009

“Per favore dite ai bambini di smetterla di fare confusione che qui c’è gente che lavora, non c’è tempo per le sciocchezze, che vadano a studiare, che la smettano di urlare, ridere e importunare i passanti”. Devono smettere di essere bambini, forse? Mah, probabilmente sì. Ormai gli si piazza in mano un bel tablet, uno smartphone, un qualsiasi videogame e i genitori si sono tolti il problema di stargli dietro, dalla sedia non possono cadere, quindi evitano i prontosoccorsi, in più, certi marchingegni, li tengono anche zitti e immobili: una stregoneria per il genitore tipo di questi anni all’insegna del consumismo spiccio e dei valori-zero.

Passiamo oltre, va, che è meglio, o forse è peggio. Non so, lascio a voi la scelta:

Banksy Show me the Monet
Banksy “Show me the Monet”

Questo è quello che siamo stati capaci di fare alla meraviglia dipinta da Monet, a quello “Stagno delle ninfee. Il ponte Giapponese”, a quel candore naturale e intonso, a quella pulizia che solo la natura sa rendere così totalmente unica e perfetta. Ecco la sporcizia, ecco i nostri mari distrutti, le nostre spiagge coperte di rifiuti, i nostri laghi in putrefazione. Ecco l’uomo disposto a sputare sulle sue bellezze pur di evitare la fatica di andare in discarica o di adibire adeguate postazioni dedite allo smaltimento dei rifiuti. Questo non è aver deturpato il quadro di Monet, questo è averci mostrato la deturpazione che, quotidianamente, l’uomo mette in atto sul suolo della Terra su cui deve vivere e dovranno vivere i figli e i figli dei figli e tutte le generazioni future. Ammesso che la Terra non dica “Basta”, e non sarebbe nemmeno da rimproverare per questo.

Banksy, però, non è solo agonia e putrefazione, sa essere anche speranza e amore, sa immedesimarsi nella gioia di una bambina che vede volare via il suo palloncino che, guarda caso, è a forma di cuore:

"La ragazza con il palloncino" Londra 2002
“La ragazza con il palloncino” Londra 2002

Un cuore che si allontana, o forse si avvicina, un cuore che potrebbe appartenerle oppure essere di qualcun altro a cui si sta per avvicinare o che sta salutando. Un cuore, rosso, un palloncino introspettivo, vivo, reale, proprio come quella bambina protesa verso la stringa che lega il cuore alla sua piccola manina. Una metafora con mille significati; ognuno di noi, in base alle proprie esperienze passate e presenti, potrebbe vedere e capire qualcosa di differente ma avrà, pur sempre, raccolto un bagaglio di sensazioni unico, forse catartico, nella sua drammaticità, o forse illuminante, nella gioia di un ricordo, qualsiasi esso sia.

Arianna Forni

 

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