“Le parole sono il cane che hai a casa, i disegni dei tatuaggi sono il lupo che incontri nel bosco. Non siamo noi a dominare i simboli, sono loro a muovere la nostra vita.”
(Nicolai Lilin, “Educazione siberiana”, 2009)

Sfatiamo il mito del “tatuaggio come simbolo di delinquenza”, per piacere, siamo nel 2018 e vorrei che partissimo dal presupposto che ogni scritta sulla pelle di un uomo, chiunque sia, abbia un significato profondo e dedito ad una espressione profonda; il tatuaggio rappresenta una necessità e uno stato d’animo. Ci sono, tanti, troppi, che si tatuano per moda e per il classico “italian style” del “lo fanno tutti”; poi ci sono i seri, i sentimentiali il cui marchio nasce da dentro ed è lui stesso a chiedere di uscire allo scoperto. I motivi possono essere molteplici: alcuni gridano aiuto, altri speranza, altri cambiamento, altri invece non gridano, sussurrano parole dolci a un mondo in guerra che guarda qualsiasi cosa con sospetto e tetra paura di soccombere. Alcuni credono che l’origine del tautuaggio appartenga alla stirpe dei Maori; le varie tribù, di navigatori e guerrieri, avevano l’abitudine di marchiarsi il corpo con simboli importanti che parlassero di loro, della loro famiglia di origine, del loro villaggio, del loro lavoro, che fossero, allo stesso tempo, simboli di speranza, di forza, segni di combattimementi e di vittorie o di attesa. Un’attesa che appartiene anche al mondo odierno; l’attesa del cambiamento, l’attesa dell’agognata felicità, l’attesa di sapere chi siamo, l’attesa di gridare al mondo che, finalmente, abbiamo raccolto un insegnamento, abbiamo capito e sappiamo dove siamo diretti e con chi. Il tatuaggio ha svariati significati e ci sono infinite ragioni per cui si sceglie di farsi incidere la pelle a vita. In tutto questo, comunque, i primi tatuaggi risalgono all’antica Roma, sono nati in Italia, nel nostro Paese. Subirono le prime repressioni violente a seguito della conversione dell’Imperatore Costantino al Cristianesimo; decise di vietarli ma non riuscì, totalmente, a frenare l’andamento di un processo che non ha saputo interrompere il suo sviluppo nemmeno oggi.

Che sia arte o moda o semplice noia questo dipende dal soggetto. I tatuatori sono artisti, sanno disegnare e sono specializzati in un determinato genere ed è quel genere che, i loro clienti, richiederanno scegliendo proprio loro per farsi segnare per l’eternità. Chiunque sia capace di creare un disegno, metta passione nel farlo e interesse spasmodico, deve essere considerato un artista. Ho intenzione, per questo, di dedicare spazio anche a loro. Adoro alcuni generi di tatuaggi e trovo che identifichino, in maniera imprescindibile, alcuni personaggi famosi, alcuni attori, alcune icone cinematografiche che, privati dei loro tatoo, perderebbero almeno il 50% del loro fascino. Pensiamo a Fedez, tanto per iniziare con un artista italiano:

 

L’esagerazione dell’inchiostro sotto pelle, eppure è un ragazzo apparentemente normale, che sa comportarsi e non sembra avere troppi grilli per la testa. Parla bene, è educato, rispettoso, non si sentono strani gossip sul suo conto se evitiamo le ig stories con la bella Chiara Ferragni e la nascita di Leone Lucia, avvenuta proprio ieri, che ha sconvolto le folle e ribaltato gli interessi dall’economia mondiale alla nascita del pargolo con i genitori ricchi e tautati. Questo perché, a questo mondo, nessuno sa farsi gli affari propri e ha bisogno di commentare negativamente anche un lieto evento. No other comment please. A prescindere da questo non ci trovo niente di, eccessivamente, strano, né tantomeno malvagio, anzi, se non fosse tutto dipinto non sarebbe nemmeno più Fedez, perderebbe di credibilità o, per lo meno, perderebbe la credibilità che si è creato grazie alla sua immagine di dannato-angelico che costruisce testi RAP su concetti di base sentimentale. Un contrasto che, effettivamente, funziona alla grande. Un esempio, tornando ai tatoo, è la strofa di “Amore Eternit”, Fedez, 2014:

“e tutte le tue amiche fanno un muro da spavento,
i miei tatuaggi non sono di loro gradimento, io sono sporco all’esterno
ma giudicare le apparenze è l’atteggiamento tipico di chi è sporco dentro”

Pare triste dover ammettere che di “sporchi dentro” ce ne siano parecchi rispetto a quelli “sporchi all’esterno”. Al male non c’è cura, nemmeno al tatuaggio, eterno ma non “finché dura”, eterno e basta.

The Rock è l’attore più pagato al mondo, almeno tra il 2017 e il 2018, il nome di battesimo è Dwayne Douglas Johnson; ex wrestler di fama mondiale, ex giocatore di football americano e attualmente attore e produttore cinematografico. Una vera star internazionale, una vera icona di stile e un vero “idol”. La sua origine samoana, isole dell’Oceano Pacifico, lo hanno, forse, condizionato nella scelta del suo enorme tatuaggio maori. Ormai è l’emblema del suo stesso personaggio, se non lo avesse non potrebbe più essere The Rock e questo sarebbe uno sconforto per i suoi fun e una perdita di orgoglio per sé stesso:

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The Rock

Per non parlare dei segni che Angelina Jolie porta dietro di sé. Ogni suo abito li mostra in tutta la loro bellezza e nessuno potrebbe immaginare la schiena dell’attrice senza quei tatuaggi protettivi, per i suoi figli e per sé stessa. Hanno una storia e sono, per lei, una fonte di sicurezza più che un semplice accessorio. Il tatuaggio è questo. Il simbolo di ciò che la nostra anima ci chiede di mostrare al mondo con la consapevolezza di farlo:

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Angelia Jolie

Poi, beh, poi ci sono i belli e dannati come Johnny Depp. I suoi tatuaggi sono parte del suo personaggio, sono parte delle sue interpretazioni, dell’introspezione di sapere sempre chi è anche quando recita in un film. Un modo per farsi riconoscere restando sempre uguale a sé stesso pur essendo immerso, anima e corpo, nel personaggio richiesto. Bello o no, ognuno la pensi come vuole, ha un gran fascino, tatuaggi compresi:

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Johnny Depp

Ma chi è stata la prima donna ad inserirsi nel mondo del tatuaggio come artista tatuatrice e non come “vittima”. Si chiama Maud Wagner, nata nel 1877 nella contea di Lyon, in Kansas; la sua passione iniziò nel 1904 e da lì crebbe a dismisura fino a farla diventare la tatuatrice più famosa d’america. Pensare che era una semplice, e già bravissima, acrobata. Lei, così austera, così visibilmente severa, così inserita nella sua epoca lontana. Nella sua stranezza sa essere affascinante, attanagliante, avvincente. Guardatela. Vi sembra un teppista? Qualcuno di questi, che vi ho mostrato, ha l’aria del teppista? Poi, sono d’accordo con voi che esistano anche i Gianluca Vacchi della situazione: ricchi fuori da ogni misura, abituati a vivere nel lusso più sfrenato, circondati da qualsiasi cosa possano desiderare e forse anche di più. Beh, loro, in effetti, sfruttano il tatuaggio come status quo e non tanto come metodo espressivo.

 

Non so se possa avere il suo fascino o meno, per qualcuno sì, per altri no, che importa. Io credo che la cosa indispensabile debba essere che sia lui, sia tutti coloro che adorano tatuarsi, siano veramente felicin di sé stessi. Sarebbe meglio farlo con cognizione di causa e sentimentalismo che come moda perchè quella, ahimé, passa, o forse no?! La convinzione nasce dalla mente, il disegno non è altro che l’emblema di ciò che abbiamo bisogno di raccontare al mondo senza parlare. In fin dei conti, nostro malgrado, alla gente piace sparlare e che tu sia “sporco fuori” non importa a molti, basta che tu sappia non essere “sporco dentro”.

Arianna Forni

 

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