“Una donna che si taglia i capelli è in procinto di cambiare la sua vita.”
(Coco Chanel)

In testa portiamo le nostre idee, i nostri sogni di gloria e di un futuro solido, ci creiamo la convinzione di potercela fare o, perlomeno, di mettercela tutta fino alla fine, con tutte le nostre forze messe in gioco. In testa abbiamo gli occhi per guardare, le orecchie per sentire, il naso per annusare, la bocca per parlare. In testa abbiamo tutto: anche i capelli. Lunghi o corti, naturali o colorati, stravaganti o classici; le nostre acconciature dicono molto di noi, parlano per noi e mostrano qualcosa di, estremamente, introspettivo. C’è chi mantine lo stesso stile per tutta la vita per non snaturare sé stesso, c’è chi, al contrario, contiua a cambiare perché, probabilmente, non ha ancora capito chi sia davvero oppure non ha intenzione di creare un auto determinazione di sé. “To be, or not to be, that is the question” (“Amleto”, William Shakespeare, tra il 1600 e il 1602). Essere è un’impostazione costante della vita di un forte, non essere è l’alienazione apatica di chi preferisce nascondersi piuttosto che farsi riconoscere. Si tratta, veramente, di una domanda importante, spesso priva di una risposta definitiva. Ci sono attimi in cui l’essere ha il desiderio di essere, altrettanti momenti in cui il non essere sarebbe la soluzione migliore per sfuggire ai problemi e alle incombenti decisioni. I capelli fanno molto per rendere, agli altri, la nostra essenza o il nostro desiderio di nasconderci dietro qualcosa. Ciò che appare troppo eccentrico risulta essere il contrario dell’essenza stessa di un individuo. Ciò che rispetta dei canoni di accettazione sociale ha, invece, un impatto determinante sulla forza emotiva che ci contraddistingue nel mondo da noi frequentato quotidianamente. Siamo umani, siamo timorosi, siamo spaventati dalle novità e abbiamo un forte senso di appartenenza; siamo legati ai nostri stereotipi, prescindiamo dai cambiamenti drastici e giudichiamo. Giudichiamo ciò che appare diverso da noi, giudichiamo perché abbiamo il terrore di non sapere quali possano essere le conseguenze nell’avvicinarsi all’ignoto. Il giudizio, però porta l’uomo a sbagliare, ad isolarsi, a chiudere sé stesso nel bunker inespugnabile costruito attorno al proprio io e a pochi rari eletti, scelti con cura e fin troppo simili, a noi, per essere vittime di altri giudizi. I capelli dicono tanto, creano disuguaglianze, ma servono anche a esprimere una moda, un ideale, una ribellione verso un’imposizione detestata e detestabile. I capelli.

“Come porti i capelli bella bionda,
tu li porti alla bella marinara,
tu li porti come l’onda
come l’onda in mezzo al mar.”

(Orietta Berti, 1972 “Come porti i capelli bella bionda”)

Arte nei capelli - da La Stampa - 2011
Arte nei capelli – da La Stampa – 2011

L’essere diverso dalla norma è un modo per farsi guardare ma è altrettanto un modo per farsi rifiutare. Si tratta di una scelta personale, cogliere un istante della propria vita e decidere di eclissarsi, in un mondo parallelo, fatto di diversità divergenti. Potrebbe essere considerato un modo per gridare aiuto, per chiedere partecipazione, per attirare l’attenzione ottenendo, ahimé, in modo imprescindibile, l’esatto opposto. Risulta semplice giudicare un rasta per i suoi capelli “sporchi”, accompagnati da abiti stracciati e borse di tela, vicini sia ad un movimento politico che ad un atteggiamento di vita ai margini. Non è sempre così, sarebbe buona cosa porsi delle domande e guardare oltre, magari c’è dell’altro e magari quell’apparenza ci sta ingannando più di quanto ci si aspettasse.

La moda, dal canto suo, utilizza i capelli per creare una connotazione specifica ai propri abiti. Non credo che nessuno andrebbe in giro conciato in talune acconciature ma, sulla passerella, WOW, impressionano la scena e creano interesse profondo. Hanno un effetto pubblicitario ben riuscito e sfruttano un marketing visivo d’impatto istantaneo e fotografico. Da non copiare per andare a fare la spesa.

Siamo di fronte a degli eccessi, il troppo che “stroppia”, il feticcio che crea attrazione pur essendo completamente fuori dalla portata di chiunque e fuori dal buon gusto. L’alta moda è famosa per le esagerazioni, è giusto, deve rendersi così esclusiva da non poter essere raggiunta da niente e nessuno; non deve nemmeno subire copie o tentativi di copie. L’alta moda è singolare e singolare significa inimitabile. I capelli giocano un bel ruolo in tutto questo. Sarà arte? Beh, se fossi un hair stylist risponderei assolutamente di sì, con il mio pettine in mano, la lacca e le forbici. D’altra parte, se guardiamo bene attorno a noi tutto è arte. Tutto è ingegno. Arte e ingegno vanno a braccetto quindi non possiamo avere dubbi: le acconciature sono parte integrante dell’arte moderna. Ho bisogno di intervistare un hair stylist!

Tutte le donne ritratte nei quadri più famosi portano i capelli in tagli e acconciature diverse, c’è chi non si fa mancare il cappellino, chi qualche fiore, in definitiva sono tutte diverse, tutte specifiche del proprio “essere o non essere”. Non si può negare, però, che i capelli di una donna siano sempre e da sempre immaginati lunghi. Uno stereotipo fuoriluogo, visto che ormai è quasi tutto lecito, è rimasto come monito: “vuoi essere bella e affascinante, devi avere i capelli lunghi”, altrimenti, se li tagli, come dice Coco Chanel “sei in procinto di cambiare vita”. Niente di più vero.

C’è un artista contemporaneo, non molto conosciuto, che si diletta nel dipingere donne dai capelli meravigliosi. Trovo che sia questo l’esempio perfetto di come, nell’immaginario comune, una donna debba avere la sua chioma: sciolta al vento e naturale:

MALICE - Titolo - Con il vento tra i capelli - da ioarte.org - in vendita a 1800€
MALICE – Titolo – Con il vento tra i capelli – da ioarte.org – in vendita a 1800€

Torniamo un attimo indietro al tempo, a Vidal Sasson, negli anni ’50-’60, quando il classico era la sola moda percorribile. Sasson inizia a vedere i capelli come un tessuto, vuole dargli una connotazione compatta, quasi immobile, per avvolgere e far risaltare il volto di una bella donna senza disturbarne i lineamenti con insulsi movimenti. Con questa idea, chiara e determinata, crea la prima, vera, acconciatura simil seta:

Vidal Sasson -L 'arte nei capelli anni 50-60 - da stileggendo.com 2012
Vidal Sasson – L ‘arte nei capelli anni 50-60 – da stileggendo.com 2012

Resta un fatto, imprescindibile da qualsiasi bella idea si possa avere: dipende che tipo di testa si possegga, dipende dai propri capelli. La struttura, il colore, la resistenza, il numero e, non ultima, la forma del proprio viso. In questo senso vorrei mostrarvi una, tra le tante, acconciature afro americane. Di impatto sicuro e visibile a tutti ma altrettanto fuori dalla portata dei normali capelli occidentali. Bello? Non lo so, strano sicuramente:

gds.it 28-05-2012
Acconciature Afro – da gds.it 28/05/2012

Ma d’altra parte siamo tutti diversi ed è ciò che ci rende unici e speciali, abbiamo tutti i nostri trucchetti per sembrare meglio di ciò che siamo. Esistono mollette, fasce, spille, pinze, cerchietti. Già, i cerchietti:

Una volta erano solo le bambine ad indossarli, adesso sono comuni anche tra gli adulti e tra le star internazionali. La moda è moda. Forse è anche un’arte avere il coraggio di riesumare un ricordo infantile per renderlo attuale, per renderlo fashion.

Infondo che importa. I capelli sono uno dei nostri biglietti da visita e dovremmo essere noi a sapere come presentarci ad uno colloquio di lavoro. La prima impressione è quella che conta. Pay attention please.

Io di cerchietti e cappellini ne ho indossati, e ne indosso, tantissimi eppure manca qualcosa, non ho mai ricevuto il plauso di Leighton o di Paris. Dovrei iniziare a farmi delle domande e a darmi delle risposte: che sia il cognome a fare la differenza?

Arianna Forni

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