“L’eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai.”

(Audrey Hepburn)

Trovo che l’eleganza sia un segno distintivo in un mondo costitituito da automi modaioli, fashion blogger e stereotipi. L’eleganza è una dote innata; il portamento, lo sguardo, i movimenti delle mani, il dolce incedere, sicuro e leggiadro. Tutto questo ha qualcosa di retrò, tanto affascinante quanto raro. Al giorno d’oggi vale di più la moda, l’apparenza estremizzata, anche quella di basso livello, purché rientri nei canoni prestabiliti da qualcuno. Un carisma di tendenza, un’imposizione psicologica, il desiderio ardente di possedere una determinata cosa, solo per essere al passo con i tempi, solo per essere amalgamati in un gruppo a cui, pensandoci bene, non apparteniamo. Stylist, influencer, blogger, dai follower sempre in crescita, impongono uno style che nessuno, di noi, può permettersi davvero, né econonomicamente, né, forse, fisicamente. Ciò che per loro sono regali da parte delle grande aziende, per noi sono oggetti del desiderio, sono spese a cui far fronte e di cui, alcuni, non possono fare a meno. Sembra di giocare alle slot-machines, in un turbinio in continuo movimento, ti spingono verso i negozi, ti dicono di andarci perché altrimenti sei fuori, non rientri nei canoni, sei inaccettabile. Molti si spaventano e investono i propri capitali per essere come loro, il problema, scottante, è l’accorgersi di non avere i numeri, di massa, utili, almeno, ad assomigliare a loro. Il dramma si fa sociologico e la psicologia guadagna miliardi di euro alla ricerca di una soluzione per salvare gli inetti dalla depressione. Fa ridere, eppure, la moda vive su questo; l’eleganza no. L’eleganza è un modus vivendi dal sapore aristocratico pur non essendo, necessariamente, una dote di soli nobili e elevate classi borghesi. Chiunque può essere elegante, purché rispetti un certo livello di misura oltre la quale è vietato sporgersi. L’eleganza sta nel mezzo tra gli eccessi, ostentazione e volgarità, e i minimi etici, pudore e sciatteria. L’eleganza è raffinatezza, è savoir-faire, è leggero snobismo senza altezzosità; l’eleganza è la cultura del sapersi comportare, in ogni luogo, con chiunque, in qualsiasi situazione. L’eleganza si vede dalle argomentazioni di discussione, dal modo in cui ci si siede a un tavolo e ci si alza dalla stessa sedia. L’eleganza risiede nello sguardo, nel dinamismo con cui si riesce a mettere a proprio agio chiunque si incontri. L’eleganza è l’antitesi all’essere sguaiati, maleducati, scomposti, volgari, sconvenevoli. Eleganza è un personaggio, forse, ritenuto obsoleto ma, bene a sapersi, è attualissimo. L’eleganza non passa mai di moda. Si può diventare milionari in una notte e imparare a comprare abiti costosi, griffati e, definiti, eleganti, si può andare dai migliori hair stylist, dalle migliori make up artist, e con questo restare dei beceri ignorantotti senza portamento. Non è sufficiente nemmeno un corso di dizione e di grammatica, sebbene sarebbe auspicabile che tutti fossero nelle condizioni di parlare correttamente, non servirebbe a niente al fine di donarci eleganza. L’eleganza è la ricercatezza, spasmodica, di quei movimenti piacevoli ma privi di bramosa necessità di attirare l’attenzione; quell’essere adeguati e sé stessi con addosso qualsiasi cosa. Un sacco di iuta, indossato da un individuo elegante, può trasformarsi nel capo più ricercato al mondo. Sei tu, siamo noi, a fare la differenza. Siamo noi ad avere quel quid in più rispetto alla mediocrità; siamo a noi che, eventualmente, sappiamo distinguerci per eleganza, appunto. Audrey Hepburn è icona di eleganza pur non rientrando nella perfezione dei canoni di bellezza. Lei è stupenda, purezza di un’eleganza innata, per questo idolatrata, per questo resa famosa, per questo ricordata.

Audrey Hepburn by Retro Images Archive - da Fine Art America
Audrey Hepburn by Retro Images Archive – da Fine Art America

Il racconto dell’eleganza potrebbe non finire mai; è una storia senza inizio e senza conclusione, ognuno di noi può avere una sua eleganza, un suo modo di distinguersi, elegantemente, dalla massa. Troppo spesso il concetto di distinzione viene confuso con l’essere eccentrici, quella non è eleganza, quello è un acuto stonato che spacca i tipani e rovina l’ambientazione. La distinzione elegante porta pace e armonia ed è così anche nell’arte ma per trovare questo sentimento puro bisogna, per forza, andare indietro nel tempo.

Pierre-Auguste Renoir è il pittore dell’eleganza per eccellenza, non importa quale sia il soggetto ritratto, non importa che si tratti di nudi, di bambini, di feste, di fiori, di donne meravigliose o di bagnanti libertine. Lui mostra eleganza. In apertura troviamo “Il Palco”, del 1874. Il teatro, a quell’epoca, prevedeva un certo dress code e un determinato atteggiamento, legato a una regolamentazione tra la serietà e il rispetto verso il pubblico e gli attori. Un aplomb doveroso. Questa donna, accanto al suo compagno che osserva la scena con il suo binocolo nero, è maestosa. Forse non si tratta di una contessa e nemmeno di una aristocratica di livello, sicuramente rientra nel rango dell’alta borghesia parigina ma non è questo a fare di lei una donna elegante; è il suo atteggiamento, naturalmente, inserito in un ambiente altolocato. Quella mano appoggiata al parapetto, il suo binocolo dorato tra le dita avvolte dai guanti, lo sguardo sicuro ma non volgare, una bellezza, appunto, elegante, accompagnata da un uomo altrettanto distinto. Renoir crea un insieme di perfezione dinamica tra colore, scenografia e contesto. Se osservato bene è così coinvolgente da teletrasportarci su quel palco. Saremmo in grado di passare inosservati?

Come dicevo poco fa, qualsiasi soggetto, dipinto da Ronoir, è elegante. Per questo vorrei mostrarvi, a confronto, alcuni elementi totalmente differenti l’uno dall’altro:

Eleganza, solo e semplice eleganza in differenti situazioni di vita quotidiana. L’uomo è posto di fronte a contesti, tra i più, svariati. La capacità di distinguersi, mantenendo il proprio aplomb, si chiama eleganza; vorrei non stancarmi mai di ripeterlo. Come Renoir abbiamo altri pittori dal tocco, elegantemente, vibrante. Gli anni sono, circa, sempre gli stessi. La fine dell’800 è un periodo in cui inizia a radicalizzarsi il concetto di distinzione dalla massa, di inadeguatezza e necessità di mostrarsi per ciò che si possiede, non nel portafoglio, bensì nell’anima e nel cuore. Abilità quotidiane rispecchiate nei propri studi e nelle proprie abitudini famigliari. L’eleganza è innata ma, lasciando aperta una porta, può essere affinata e, perché no, anche appresa.

Jean-Honoré Fragonard, di qualche anno antecedente a Renoir, è un altro artista emblematico in riferimento al concetto che abbiamo, elegantemente, espresso fino a qui:

Come possiamo vedere il soggetto delle “Bagnanti” è stato caro anche a Fragonard. Nonostante abbia lavorato un centinaio di anni prima di Renoir, inizia ad introdurre il tema dell’eleganze e del portamento sebbene queste due opere siano in netto contrasto l’una con l’atra. Le ragazze al bagno si divertono ma, se osservate singolarmente, nelle pose e negli sguardi, nessuna appare, eccessivamente, volgare nonostante la nudità; sono donne fra donne e, a prescindere da questo, ognuna riesce a non sembrare sguaiata, impudica, sono belle nella loro giovinezza divertita da una situazione amicale o familiare. Accanto troviamo una ragazza durante una lezione di musica. Osservate la compostezza della schiena, della testa e delle mani; guardate gli abiti della stessa ragazza e della maestra; ammirate il gesto accomodante dell’insegnante che regge lo spartito alla sua allieva e quella mano appoggiata, con naturalezza, sullo schienale della poltrona. Due soggetti diversi, uno stesso risultato. Amorevole eleganza capace di catturare lo sguardo e affascinare.

Non è finita, Pierre Auguste Cot, seppur con un altro tocco, ha voluto colpire le stesse tematiche. I suoi dipinti sono una ventata di eleganza, profumata e sensibile, ammirabile, invidiabile, soprattutto da noi che viviamo in un mondo sguaiato e volgarmente colorito. Vorrei, innanzi tutto, mostrarvi una delle sue opere che apprezzo maggiormente, è del 1881 e si intitola “A New Doll”. Già il nome è evocativo, ci si immagina una bimba con una bambola nuova, con un giocattolo tanto desiderato, con l’entusiasmo tipico del mondo infantile. Eccola:

Pierre Auguste Cot, 1837 - 1883 A New Doll - da Pinterest
Pierre Auguste Cot, 1837 – 1883 A New Doll – da Pinterest

Elegante, bella, felice. Non importa che indossi ancora la camicia da notte, non importa che abbia i capelli raccolti, alla bell’è meglio, in quel fantastico fiocco rosso. Non importa, ciò che conta sono i suoi occhi e la tenerezza, elegante, con cui protegge la sua nuova bambola. La trovo immensa, di una bellezza incredibile. Lei è elegante nella semplicità di un’immagine comunissima anche ai giorni nostri: una bambina che riceve un regalo. Peccato che oggi i bambini abbiamo bisogno d’altro e le poche attenzioni che riservano a certi regali siano un grazie stentato e un lieve sorriso, troppo abituati ad avere tutto e subito, troppo viziati. Quando guardo questo quadro vorrei essere una donna dell’800, forse quelli sarebbero stati tempi a me più adeguati.

Ora, però, vorrei farvi vedere altre due opere di Cot:

La ragazza dipinta potrebbe essere la stessa, questo non è fondamentale nella spiegazione di un concetto già ben visibile ad una prima occhiata; sono pure ed eleganti nella loro stessa essenza, sono belle, simili nel portamento, nello sguardo e nel pudore, eppure diverse nel contesto quotidiano in cui vengono ritratte. Questa è l’eleganza, essere sempre simili a sé stessi, senza lasciare che l’istinto animale prevalga sul buon senso e sull’educazione.

Tre autori, tre punti di vista differenti, tre risultati analoghi. Non è un caso, è quel modus vivendi con cui abbiamo iniziato il percorso artistico di oggi. Scuole differenti, famiglie diverse, sguardi condizionati dal proprio micro cosmo, eppure, concettualmente simili. Dovrebbe essere un insegnamento comune. Si potrebbe apprendere molto da questi dipinti. Sarebbe opportuno soffermarsi su ognuno e capire; capire cosa sia davvero l’eleganza, cosa significhi avere del savoir-faire, perché sia importante adeguarsi alle situazioni, non far sentire nessuno in imbarazzo, pur restando, sempre, uguali a sé stessi, vicini al proprio status, fedeli ai propri insegnamenti; regali nei propri abiti mediocri o costosi che siano. Quanto è bello camminare fra la gente sapendo di non aver niente di cui aver paura; quanto è bello sapersi adattare alle più disparate occasioni a cui la vita ci pone di fronte. Quanto sarebbe bello avere, sempre, in mente un metro di paragone con cui confrontarsi e migliorare.

Portamento, educazione, studio, dialoghi formali e informali intrisi di conoscenza. Impariamo l’eleganza e andiamo nel mondo a diffonderla come il Verbo. Forse, tante cose prenderebbero una piega, assai, diversa.

Arianna Forni

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