“L’inconscio è un elemento molto importante dell’arte moderna e penso che le pulsioni dell’inconscio abbiano grande significato per chi guarda un quadro.”

(Jackson Pollock)

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Jackson Pollock, One: Number 31, 1950 – MoMA, New York, diritti riservati, PIC by CP

“Breathe, breathe in the air
Don’t be afraid to care”

(Pink Floyd, “Breathe”, 1973, dall’album The Dark side ok the Moon)

Tutto ciò che rientra nel contesto dell’inconscio si verifica al di fuori del controllo della nostra coscienza; non è misurabile, non sappiamo riconoscerne l’inizio né la fine, non possiamo reggere l’equilibrio destabilizzante rispetto alle norme delle nostre abitudini. L’inconscio è un elemento strano, oggetto di studio da millenni, probabilmente da prima che l’uomo fosse totalmente cosicente di sé. L’inconscio fa parte del nostro cervello e risiede, comodo e sicuro, in quegli anfratti cerebrali ancora sconosciuti e, per questo, spaventosi. Si dice che chi riesca ad avere una minima padronanza del suo inconscio sia un genio, abbia qualcosa in più, sia sopra la media comune. Nessuno ci ha insegnato come fare, no, non lo sanno nemmeno loro e chi lo sa si tiene ben stretto il suo segreto. Ci hanno messi in guardia dall’inconscio, in guardia dal pericolo dell’ignoto, in guardia da ciò che sta al di fuori della concretezza tangibile. Paura. Eppure vincere le proprie paure, superare i propri limiti, andare oltre ai margini contenitivi, rispettati fino ad un dato momento, è, in sintesi, una vittoria sull’inconscio. Una vittoria schiacciante sull’incontrollabile novità, nascosta dietro a quella porta intellettuale, coperta dalla retina e protetta dalle palbebre. Inconscio, subconscio, ipnosi attiva, retroattiva, mentalismo, profondo condizionamento dell’anima, sono tutte branche della psicologia che, da una parte, incuriosiscono, dall’altro, atterriscono. Capita, però, per una ragione o per l’altra, che ci si debba avvicinare ad una di queste materie, più o meno volontariamente; si apre un mondo nuovo, un mondo pieno di fantasmi, pieno di ragnatele, tarantole, muffe di ogni tipo, poi, come per magia, si sbircia un po’ meglio, ci si fida ad aprire gli occhi con più convinzione e si vede la luce. Una luce chiara, illuminante. Una luce in grado di alimentare la nostra intelligenza facendo brillare il torbido inconscio, finora, sconosciuto. Bisogna fermarsi un attimo, tornare in sé e studiare, studiare a fondo, guardare oltre l’immaginabile ma con cognizione di causa, con il favore della scienza e della conoscenza. Non basta volersi gettare dalla montagna, bisogna anche avere il paracadute giusto per farlo e, soprattutto, bisogna saperlo utilizzare e aprire al momento più opportuno; schiantarsi è più facile di effettuare un buon atterraggio, questo vale per qualsiasi campo della vita, per tutto e per tutti noi. La psicologia, la psichiatria, la sociologia, studiano dei meccanismi di interazione tra mente e universalismo, tra un individuo e il suo necessario inserimento in un contesto globale, uniformante.

“How many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, ‘n’ how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, ‘n’ how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.”

(Bob Dylan, Blowin’ in the Wind”, 1962)

Un individuo, tanti individui, una sola mente a governare il mondo; questa sarebbe l’addizione perfetta per ottemperare alle richieste dei potenti e del sistema, non tutti sono d’accordo, non tutti sono pecore, ci sono delle capre (grazie a Vittorio Sgarbi che continua a prestarmi questa licenza!), ci sono dei lupi da branchi ristretti, familiari e, infine, ci sono le menti eccelse, gli intellettuali, i letterati, gli artisti, gli studiosi, gli scienziati, alcuni professionisti fuori dagli schemi, i solitari. Ci sono le menti aperte che conoscono il dramma in cui stanno vivendo e cercano, per tutta la durata della loro vita, una via di fuga, una salvezza, per loro e per tutti, un modo per smontare il potere supremo e riporre ordine in mezzo al caos. La psicologia non è altro che un mero comportamento animale. L’uomo, nonostante si finga di non saperlo, è un animale, per questo, subisce delle dinamiche tipiche del branco. La psicologia studia i comportamenti cognitivi e dinamici della mente, in realzione a sé stessi e, soprattutto, all’inserimento nel gruppo, nel branco. Tali comportamenti sono i medesimi che incontriamo nelle società degli animali più evoluti, o per meglio dire, più intelligenti. La ricerca di uno stato di comodità globale, di legami di amicizia utili alla sopravvivenza, i vari bisogni primari e secondari, il linguaggio, le percezioni, le motivazioni volte al compimento di qualcosa, le emozioni, i pensieri, la ricerca di approvazione da parte degli altri e via dicendo. Di base siamo animali ed è da qui che bisogna partire per comprendere l’evoluzione, involutiva, che l’uomo sta tentando di compiere da quando ha imparato a camminare in modo eretto ronunciando delle parole, per noi, di senso compiuto. In psichiatria i termini inconscio e subconscio servono ad indicare qualcuno, la cui mente, sta cercando di operare al di fuori di uno stato cosciente e cognitivo, ovvero, si sta spingendo oltre, fuori dai canoni. Questo è un problema, o una capacità che dir si voglia, dell’Homo Sapiens, è una ricerca di perdita di equilibrio al fine di ritrovarlo con più vigore; il processo avviene al di fuori della consapevolezza, quindi, con annesse e connesse, condizioni mentali precarie. Base sulla quale i mentalisti, non i maghi, sia chiaro, i manipolatori della mente, possono lavorare con molto più agio, inserendo, togliendo, modificando, scalfendo e ricostruendo schemi prematuramente comprovati attraverso studi, dettagliati, minuziosi e specifici, grazie ai quali sono nella condizione di fare di noi ciò che meglio credono. Un esempio semplice sono le pubblicità: siamo condizionati a comprare una scatola di biscotti piuttosto di un’altra, una crema per il viso invece di quella a cui tanto ci eravamo abituati, una pasta anziché un’altra perché i veri pubblicitari sono dei piccoli manipolatori, probabilmente manipolati, a loro volta, da qualcuno che vuole renderli automi della loro stessa impresa. Che mondo orribile, mi viene da dire. Beh, detto questo, molto brevemente, in modo, almeno, da introdurre il concetto, non possiamo far altro che parlare di Freud.

Sigmund Freud fotografato da Max Halberstadt (1922) per il New York Times, immagine dall'archivio della rivista Life. - da Wikipedia
Sigmund Freud fotografato da Max Halberstadt (1922) per il New York Times, immagine dall’archivio della rivista Life. – da Wikipedia

Sigmund Freud, 1856-1939, con le sue teorie sull’inconscio. Paradossalmente, l’inconscio, secondo Freud, è, semplicemente, uno stato complicato di processi e impulsi della mente cosciente, traslati nell’inconsapevolezza totale dei propri atti, non controllabili dal punto di vista razionale. Ovvero, la mente agisce, ragiona, crea un suo percorso cognitivo pur non avendo punti di riferimento a cui appigliarsi e questo può solo confondere, creare disequilibrio, portare fuori dalla carreggiata, se non alla pazzia. L’uomo, sempre secondo Freud, vive uno stato di continua ricerca del proprio inconscio, cerca di mantenere, saldo, un gancio con la realtà, non vuole perdersi, vuole costruirsi una sicurezza grazie alla quale tornare a galla alla prima avvisaglia di reale pericolo ma sta cercando altrove, al di sopra di sé stesso. Non è sempre così ovvio, è il motivo per il quale non bisognerebbe mai addentrarsi, soli e spaesati, all’interno di questo, infernale, giogo della mente. Il dirupo è molto vicino e cadere è un attimo. In ogni caso, stando alle teorie di Freud, anche Klein ha espresso, dopo anni di studi, una sua opinione che stabilisse, in modo abbastanza comprensibile, quanto ogni avvenimento reale o psichico, avvenga sulla base delle esperienze passate, sull’esperienza. In buona sostanza, grazie alle nostre conoscenze, dovremmo essere in grado di metterci al riparo, da soli, da eventuali manipolazioni. Attenti perché non è così. Il mondo è pieno di belle storie, belle famiglie, belle persone, manipolate fino al punto da commettere atti terribili, senza nemmeno rendersene conto, oppure, rendendosene perfettamente conto, private di una capacità di reazione normale, non dico eroica, dico normale. Annientate dell’essere stesso della loro intelligenza mentale. Ipnotizzate, forse, condizionate attraverso metodologie molto fini, difficili da riconoscere, difficilissime da estirpare. Sembrano incantesimi ma sono molto più potenti, non esistono formule di annullamento immediato, non esistono contrasti, purtroppo esistono persone predisposte a subire la maledizione di essere manipolati.

Ariel e Ursula - da La Sirenetta
Ariel e Ursula – da La Sirenetta, 1989

Da lì in poi ha inizio il calvario. Tutto questo rientra in una delle molteplici branche della psicologia o, se preferite, della psichiatria o, ancora, della psicosi sociale e sociologica. Sono anni che provo a capire, qualche conclusione l’ho tirata, qualche meccanismo di massa l’ho compreso e smascherato ma non sono onnipotente, onnipresente e onniscente. Sono umana, per questo sono un animale e per questo ho dei meccanismi di ragionamento e convivenza tipici di un branco, pur ritenendomi in grado di fuoriuscire dalla grande massa rietrando in quel micro cosmo di lupi solitari che sbrana la preda per saziarsi, poi deve tornare a caccia per non morire di fame. Si tratta proprio di un “lupo” che si morde la coda. Spero di aver reso l’idea. Stiamo disquisendo senza l’apporto dei quadri, oggi, però, nonostante potrebbe non sembrare, stiamo, in modo imprescindibile, parlando di arte. Arte psicologica e sociale. Arte di saper vivere e riconoscere i pericoli e le cose belle. Arte di imparare ad essere noi stessi amalgamandoci nel gruppo. Fuoriuscire dagli schemi è pericoloso; l’ordine mondiale vuole uniformità di genere e di pensiero. Dobbiamo mangiare le stesse cose, vestirci alla stessa maniera, parlare degli stessi argomenti, lasciarci coinvolgere dalla politica fino ad un livello, bassissimo, a cui ci è concesso arrivare, il resto lo fanno Loro, dall’alto del potere esistenziale di chi governa il tutto, sé stesso, grazie all’onnipotenza di manipolare il mondo intero. Si parte sempre dal basso per arrivare in alto. Si parte dal pesce piccolo per pescare quello grande. Le metafore non hanno fine e, forse, nemmeno un inizio.

“I can’t seem to face up to the facts.
I’m tense and nervous and I… can’t relax.
I can’t sleep, cause my bed’s on fire.
Don’t touch me I’m a real live wire.

[…]

You start a conversation you can’t even finish it.
You’re talkin’ a lot, but you’re not sayin’ anything.
When I have nothing to say, my lips are sealed.
Say something once, why say it again?”

(Talking Heads, “Psycho Killer”, 1977)

Arianna Forni

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Fuerteventura 2018 – diritti riservati, PIC by CP – La calma in un pensiero inconscio

 

 

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