“Voglio vederti danzare
come le zingare del deserto
con candelabri in testa
o come le balinesi nei giorni di festa.”

(Franco Battiato, “Voglio vederti danzare”, 1982)

L’arte del corpo regolamentato dal suo movimento, superando i limiti mentali, fisici, giungendo ad un risultato affascinante, grazie all’unione di più elementi, la musica, l’ambientazione e lo stupore nei confronti di un gesto elegante ed atletico, allo stesso tempo. La musica è un ritmo che batte dentro ognuno di noi e la danza ne è una diretta conseguenza. La danza fa parte della storia dell’uomo da sempre, in qualsiasi cultura, in qualsiasi Paese nel mondo e in qualsiasi epoca. La danza è espressione, è comunicazione, è il risultato di un insieme di caratteristiche generate dall’uomo, sulla base delle sue capacità innate, con l’intento di riuscire a trasmettere emozioni. La danza può essere improvvisazione su qualsiasi andamento musicale, strumentale o cantato, oppure può essere vincolato, schematizzato, da una coreografia. Che sia improvvisazione o coreografia, la danza, è sinonimo di libertà, di purezza, di padronanza, spettacolare, del proprio fisico su di un suolo terrestre gravitazionale, uguale per tutti, ma non per tutti semplice da dominare. L’arte della danza viene spesso associata ad altri contesti, il teatro, ad esempio, il cinema, le feste in generale. Danza significa aggregazione, sia nell’atto stesso del ballare insieme, sia nell’osservazione, esterna e immobile, dei ballerini. Si può partecipare ad una danza anche solo con gli occhi, grazie all’osservazione del movimento di un corpo, su di un ritmo percepito attraverso l’udito, pulsante nello stomaco. Una danza è musica, non può esistere musica senza qualcuno che sappia interpretarla ballando, non potrebbe esistere la danza senza qualcuno che sappia accompagnarla con note musicali, più o meno cadenzate. Il ritmo scorre nel sangue di tutti ma non tutti hanno una, sufficiente, percezione del loro corpo capace di farli ballare. La danza è, prima di tutto, armonia. Parte dalla mente e si diffonde in tutte le menbra, è una convivenza attiva dell’Io interiore con il mondo esterno. Non basta voler ballare per poterlo fare, servono infinite doti atletiche e coordinative, serve calma e concentrazione, serve un allenamento mirato e una, naturale, predisposizione.

Nel silenzio di una fotografia e nello stesso silenzio di un dipinto si ode la musica, classica, in questo caso, si sente e la si collega a quel movimento nella sua perfezione millimetrica. La danza si divide in tante categorie. La danza classica, o accademica, nasce da uno studio rigoroso dei movimenti, dei gesti e della loro consequenzialità. Nasce grazie ai maestri dell’Académie royale de danse, a Parigi, fortemente voluta, nel 1661, da Luigi XIV. La danza classica è equilibrio dinamico, attorno a quell’asse sottile che permette alla ballerina di non cadere, è equilibrio delle forme nella bellezza, armoniosa e inflessibile, grazie ad uno studio severo svolto fin da bambini. L’inserimento delle punte è un passaggio molto importante nel percorso accademico classico; all’età di 11 anni, se si è raggiunto un buono stato di padronanza della propria schiena e delle proprie linee corporee, sarà possibile indossare le punte, quell’unica calzatura che potrà permettere alla ballerina di giungere ai livelli più ricercati, nel settore.

TEATRO DELL'OPERA - GISELLE - Direttore David Garforth - Coreogr
Eleonora Abbagnato – TEATRO DELL’OPERA – GISELLE – Direttore David Garforth – Coreografo

Eleonora Abbagnato è un’icona per la danza classica italiana, attualmente, dal 2015, è la direttrice del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma. Ha, da sempre, rappresentato la perfezione artistica nel perfetto equilibrio d’insieme nel gesto atletico e artistico. Nel 2013, dopo l’ultima replica della “Carmen” di Roland Petit, è stata nominata danseuse étoile all’Operà di Parigi, il titolo che ne identifica l’imparagonabile inimitabilità pratica e sensoriale di questa danza tanto delicata quanto faticosa.

Non esiste solo la danza classica, esistono molte varianti, emozionanti ed espressive, alla stessa maniera ma che, concedendo un’apertura verso un pubblico differente rispetto agli amanti del classico e della musica classica, hanno formato gruppi sempre più gremiti di pubblico e di danzatori. Il primo esempio, che mi sale alla mente, è Sofia Boutella (in apertura), classe 1982, di origini algerine ma naturalizzata francese. Lei è fantastica, è una ballerina strepitosa e un’attrice altrettanto amata, nei suoi ruoli sempre legati alla danza o a gesti atletici fin troppo simili a quelli del palcoscenico musicale. Per spiegare quanto la danza e lo sport siano connessi, all’età di 18 anni, dopo aver praticato ginnastica ritmica per otto anni, entra a far parte della Squadra Olimpica francese. Nel frattempo non abbandona mai la danza, grazie alle sue solide basi classiche, può dedicarsi all’Hip Hop di cui diventerà una delle ballerine più acclamate e ricercate al mondo. Persino la cantante Madonna la nota, scritturandola per il suo Confession Tour e alcuni suoi video clip. Da questo momento in poi, per lei, sarà un’ascesa senza fine, dal teatro, alla pubblicità, fino al cinema.

La danza, però, come tutti gli sport, come tutti i gesti atletici, non è solo femminile, per quanto, in questo caso, ritengo che sia talmente differente il gesto maschile rispetto a quello femminile da essere difficilmente paragonabili. Non si può creare un confronto, non si può stilare classifiche, in una gara di corsa sarà sempre più veloce un uomo rispetto ad una donna allo stesso livello di preparazione, nella danza, appunto, non è possibile fare questo tipo di paragone. I ballerini possono essere in coppia, possono ballare singolarmente, possono essere inseriti in gruppi teatrali, cinematografici o nelle classiche Crew da Street Style Hip Hop. Qualsiasi sia il contesto le donne svolgono un ruolo impossibile per gli uomini e viceversa, rislutando indispensabili, l’uno per l’altra, nella buona riuscita sia della coreografia che dell’improvvisazione.

L’Italia è riuscita a farsi riconoscere, in campo dance artistico, anche sul piano maschile, con Roberto Bolle:

Roberto Bolle - da BolognaToday
Roberto Bolle – da BolognaToday

Nasce nel 1975 a Casale Monferrato, attualmente è sia Étoile del Teatro alla Scala di Milano che Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York, non era mai successo prima che un ballerino fosse, contemporaneamente, insignito di entrambe le corone. La sua carriera inizia, con grandi prospettive, all’età di 12 anni, quando riesce ad entrare nell’Accademia Teatro alla Scala di Milano. Molto presto verrà notato da Rudolf Nureyev il quale sarà l’artefice della sua scalata verso l’Olimpo dei ballerini. Il 2 Giugno del 2012 viene addirittura insignito dell’onorificienza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Roberto Bolle - da il Corriere Musicale
Roberto Bolle – da il Corriere Musicale

“Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare.”, parole di Nureyev; Roberto Bolle è l’emblema di questa citazione.

Eppure la danza non è solo fatta dall’uomo nel senso stretto del gesto praticato, può essere, altrettanto, dipinta, può rendere omaggio a sé stessa attraverso dei quadri che ci regalino l’immaginazione di quanto sia impegnativo e meraviglioso saper danzare, davvero. Il primo a rendersi artefice di questo compito è Edgar Degas, con le sue stupende e leggiadre ballerine:

Dalla “Classe di danza”, uno dei suoi quadri più famosi, inerenti questo argomento, alle due ballerine in fase di esercitazione, l’una accanto all’altra, Degas rende merito all’impegno e alla dedizione. Entrambe le tele dimostrano quanto grande sia la competizione attorno a questo mondo parallelo, quanti siano, in realtà, gli e le aspiranti étoile. La competizione è la base su cui si costruisce una carriera, qualsiasi sia il campo d’interesse, sia che si tratti di sport, di lavoro d’ufficio o, appunto, di danza. I dipinti di Degas raccontano una storia concreta, reale, raccontano un mondo che, all’epoca, non era così noto come al giorno d’oggi, proprio per questo continuano ad essere attuali, realistici e fortemente emozionanti.

Non si smetterà mai di danzare, né di ballare. Anche Matisse ha dato il suo contributo a questo movimento catalizzante delle masse, con “La Danza II”, del 1910:

La Danza II, 1910, Henri Matisse, Hermitage-Sanpietroburgo - da ArtSpecialDay
La Danza II, 1910, Henri Matisse, Hermitage-Sanpietroburgo – da ArtSpecialDay

Uomini e donne si muovono insieme, in un circolo allegro e plastico. Il senso stretto di questo dipinto è raccontare l’aggregazione che solo la danza riesce a regalare all’uomo di qualsiasi etnia. Si tratta di un Matisse, con il suo stile semplice, quasi infantile, probabilmente, senza il titolo faremmo fatica a riconoscere una danza in questo girotondo tra amici. Infondo, anche questa, è danza.

Il contemporaneo che apprezzo di più, nei suoi dipinti di ballerine, è Andrew Atroshenko:

Nasce a Pokrovsk, in Russia, nel 1965 ed è altamente affascinato dal mondo della danza, specialmente classica. Riesce a regalare emozioni forti con dei quadri estremamente classicheggianti, finissimi nei particolari e nell’uso dei colori. Le sue ballerine sono bellissime. Questo paragone, tra la ballerina che indossa le scarpette prima di entrare in scena e la stessa ballerina che si massaggia i piedi dopo lo spettacolo, ha qualcosa di speciale, racconta una realtà concreta con un candore e una chiarezza che pungono, delicatamente, il cuore di chi osserva.

Ecco, l’Arte è sempre Arte. Lo dico spesso e ora voglio ripeterlo. L’Arte non è saper fare una bella scultura, lanciare della pittura su una tela, inventarsi un tulipano gigante o scrivere una storia nuova. Arte è parlare al cuore delle persone attraverso qualsiasi atto, gesto, pratica, creazione, di un uomo diverso dalla media, non per intelletto, bensì per estro, per inclinazioni e predisposizioni fuori dal comune. L’Arte è di chi ha, dentro di sé, qualcosa di importante da dire e sa trovare un modo incisivo, e ineguagliabile, per raccontarlo facendosi capire. Non esiste Talent Show al mondo in grado di formare un vero artista perché il genio nasce genio, niente e nessuno può né insegnarglielo né scoprirlo. Il Genio si scopre e si fa scoprire da solo, non si scappa.

Arianna Forni

Danza e psicologia - da State of Mind
Danza e psicologia – da State of Mind

 

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