“Adesso posso dire che l’arte è una sciocchezza.”

(Arthur Rimbaud, Minute per Una Stagione in Inferno”, 1972)

Un Paese allo sfascio, un Paese in declino, un Paese povero di spirito, di valori, di educazione e di cultura. Il 4 Marzo 2018 i cittadini sono stati, finalmente, richiamati alle urne dopo cinque anni, le precedenti, infatti, risalgono al 24/25 Febbraio 2013. Cinque anni di Governi tecnici, di ulteriore declino, di retrocessione nei confronti dell’Europa e della stessa Italia, che fu. Sono trascorsi 85 giorni da quel 4 Marzo, stiamo peggio di prima e di prospettive, chiare e nitide, davanti a noi, non se ne vedono. In questi 85 giorni l’Arte è morta. Sta morendo, agonizzando, come colpita al cuore, si sta dissanguando, proprio come si dissanguano i cittadini, quelli seri, quelli che lavorano davvero, quelli che cercano di tenere in piedi le proprie imprese, il loro mestiere di una vita, i loro studi, tutto. Tutto ciò che questo Paese ha di bello si sta imputridendo a causa della smania, di pochi, che vogliono una poltrona, costi quel che costi.

Gaetano Pesce, 2011 - da TvDaily
Gaetano Pesce, 2011 – da TvDaily

Quest’opera, di Gaetano Pesce, risale al 2011 ma potrebbe, tranquillamente, essere di oggi stesso. Guardando questa piccola Italia, avvolta dall’agonia incurabile, ci possiamo accorgere del luogo in cui stiamo vivendo, del lungo cammino che ci ha condotti fino a qui, a morire insieme all’arte, a morire della nostra stessa arte. Altisonanti cognomi hanno fatto dell’Italia il Paese dei Poeti, degli artisti, dei saggi e dei sapienti; lo dimostrano i musei sparsi in tutto il mondo, lo dimostrano i libri di storia, sì, esatto, quelli che si fermano agli inizi del Novecento. L’impostazione in divenire, avviatasi intorno agli anni del Secondo Dopo Guerra, ha dato il la alla lunga agonia che vede, oggi, morire l’Arte. Che importa essere di destra o di sinistra, che importa avere dei pensieri legati ad una propria filosofia di vita e di lavoro, che importa essere individui pensanti. Che importa? Tanto è tutto, troppo, più grande di noi, non contiamo un accidente, o per lo meno, ci fanno credere di essere il centro dei Loro pensieri, in realtà, lo siamo solo quando bisogna trovare un modo per risollevare l’economia Governativa, per il resto, beh, per il resto siamo un grande impiccio, privo di diritti decisionali, però dobbiamo pagare le tasse. Ci mancherebbe, o sono guai. “La legge è uguale per tutti”, recitano i muri delle aule di tribunale, allora teniamo ben presente l’Art. 54 della nostra Costituzione:

“Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”

(Costituzione Italiana Art.54)

Salvo attenuanti, repentine modifiche costituzionali, interpretazioni giuridiche, nonché giudizi interpretativi, altrimenti le cose potrebbero rovesciarsi più in fretta del tempo trascorso tra un’alba e un tramonto. Adoro l’italiano perché abbiamo talmente tanti vocaboli camaleontici da far impallidire qualsiasi altra lingua nel mondo. Sapremmo essere ambigui, misteriosi e subdoli anche con i vocaboli, se tutti li conoscessimo tutti, non abbiamo questo problema, lassù sugli “irti colli” ne sanno quanto in fonderia.

Intanto si grida all’Impeachement, introdotto nel 1895, da impeach, ovvero mettere in stato di accusa. Il significato stretto del termine, per chi non lo sapesse, è: “Messa in stato d’accusa di persona che detiene un’alta carica pubblica, ritenuta colpevole di azioni illecite nell’esercizio delle proprie funzioni, allo scopo di provocarne la destituzione.” Un modo come un altro per tentare una sferzata dell’ultimo secondo, incatenarsi alle poltrone e a quelle percentuali di voto inutili e incostituzionali. Intanto l’Arte muore, come mostrato nell’opera, in apertura di Michelangelo Pistoletto, “L’Italia Riciclata”, del 2013, proprio l’anno delle precedenti elezioni politiche, inutili. L’Arte e la politica sono collegate da sempre e lo saranno per sempre. Ciò che è arte, e chi fa arte, non può evitare di farsi condizionare dall’ambiente sociale in cui vive, dalle emozioni che prova e dal sentimento sociale e pubblico, da queste basi non può che emergere una catasta di stracci vecchi e sporchi in continuo riciclo. Prima o poi, ciò che è liso si strappa, definitivamente.

 

Venere degli Stracci, Michelangelo Pistoletto - da Altervista
“Venere degli Stracci”, 1967, Michelangelo Pistoletto – da Altervista

La “Venere degli Stracci”, del 1967, lo racconta alla perfezione. Una donna –  come sempre è una donna ad occuparsi dei panni sporchi, tanto per non mostrare maschilismo – quasi sommersa di capi puzzolenti, imputriditi e rovinati. Sembra chiedere aiuto, non può farcela da sola, proprio come la nostra Italia di oggi. C’è bisogno di aiuto, dall’alto, dall’Unione Europea, forse, dai nostri Capi di Stato, forse, non di certo dal popolo in mera osservazione di un declino a cui nessuno può opporsi. Ciò che è stato eletto il 4 Marzo, dico ciò e non chi con cognizione di causa, parlo di partiti, forse, non di persone, ha ulteriormente destabilizzato un Paese già instabile, da anni di Governi tecnici che avrebbero dovuto, evidentemente, risistemare qualcosa di rovinato dai governi regolarmente eletti. Eppure qualcosa non torna. La democrazia dovrebbe essere chiara, parlare chiaro e avere delle chiare fondamenta, inutili da rivangare ma trovo utile citare l’Art. 92:

“Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.”

(Costituzione Italiana Art.92)

Tanto per dimostrare quanto sia tutto poco chiaro, sia a me che non sono un giurista, sia agli stessi giuristi che devono interpretare e giudicare, vorrei affiancare all’art. 92, appena citato, l’art. 94:

“Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.”

(Costituzione Italiana Art.94)

La prerogativa dell’art. 94 è l’esistenza di un Governo. Di cosa stiamo parlando? Non avendo una risposta, al momento, vorrei che leggeste l’inframmezzo tra l’art. 92 e il 94, ovvero l’art. 93:

“Il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.”

(Costituzione Italiana Art.93)

Non stiamo né scherzando né mettendoci nelle condizioni di farlo, stiamo, solo e con immenso travaglio, constatando quanto recitano alcuni articoli, fondamentali, della nostra Costituzione. Se il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri, stessi, devono prestare giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica, sulla base di quanto visto poco sopra, stiamo dando per scontato che esista un Governo e ci sia qualcosa su cui giurare. Fino adesso mi pare che gli unici a giurare sulle proprie lacrime, sul proprio sangue e sui propri risparmi siano i cittadini. Aspettiamo un secondo, però, anche chi è in Parlamento è un cittadino, oppure, può anche darsi, l’ascesa al Quirinale comporta un merito divinatorio, super partes. Eppure la legge dovrebbe essere uguale per tutti, nessuno escluso. La rinuncia dell’incarico del notissimo Professor Conte, nominato da Salvini e Di Maio, una coppia improbabile, infondata, non richiesta e mai votata, è visto più come un giusto mezzo attraverso il quale porre termine al teatrino a cui stavamo assistendo già da troppo tempo, 85 giorni, per l’appunto. L’Arte ormai è all’obitorio, dopo questa presa di coscienza, da agonizzante ha scelto per il suicidio, strappandosi, prima, lo scalpo, da sola. L’Arte si assurge a Divina, come è sempre stata, mentre l’Italia di quelli che, davvero, dovrebbero chiamarsi V.I.P., Very Important Person, può camminare sul morbido, mentre sale lo spread. Purtroppo, siamo seri, siamo proprio seri.

Luciano Fabro, Italia pelliccia - da Tv Daily

Luciano Fabro, Italia pelliccia – da Tv Daily

Nel frattempo i poteri del Capo dello Stato, di Mattarella, si allungano e si accorciano, come un elastico, a seconda delle esigenze istantanee. Alcuni giuristi, pur non essendoci articoli di legge che ne prescrivano l’illegittimità, hanno stabilito che, nonostante Mattarella abbia agito secondo una profonda coscienza nei confronti di un popolo già in crisi economica, per evitarne, quindi, totale dissanguamento, non avrebbe potuto rifiutarsi di essere accondiscendente nei confronti della decisione di mettere Paolo Savona al Ministero dell’Economia. Notare che l’unico nome su cui ha, giustamente, espresso delle perplessità, è proprio Savona, un economista che propone l’uscita dall’EURO non è un economista. Le conseguenze, ad un atto di forza di questo tipo, sarebbero devastanti e irrimediabili. Vogliamo tornare al tempo del baratto? Non credo. Con questo, la scelta di Mattarella di dare l’incarico al Professor Carlo Cottarelli, un economista ben più moderato e rodato nei precedenti governi Letta e Renzi, è stata palesata quasi come una presa di posizione drastica e politicizzata anziché motivata e meditativa. Il presupposto sarebbe, in ogni caso, quello di accompagnare gli Italiani, per mano, verso una nuova elezione da esprimersi con l’anno nuovo. Temo che i bambini urlanti, dalla poltrona comoda e i vitalizi allettanti, non saranno accondiscendenti verso questa decisione meno radicale e suicida del dare il Paese in mano a gente di poca esperienza; senza, assolutamente, dare giudizi personali e senza esprimere ulteriori pareri tranchant.

Un tempo l’Italia si presentava così, come nell’opera di cristalli di Stefano Arienti:

 

Stefano Arienti, Cristalli Italia - da il mio giornale
Stefano Arienti, Cristalli Italia – da il mio giornale

Limpida, ricca, gioiosa, artistica, una grotta da scoprire, colma di intellettuali, di studiosi, di scienziati, di ben pensanti e belle parole, musicali e dal forte significato, avevamo un’impostazione familiare e Governativa basata su dei valori concreti. Coloro che reggevano le sorti del Paese avevano una mano sempre sul cuore e l’altra sulla Costituzione, nel giuramento di fare del loro meglio per mettere il popolo nelle migliori condizioni possibili. Questo è ciò di cui stiamo parlando fin dall’inizio di The Greatest Coat: la convivenza tra arte, cultura, sport, politica, giurisprudenza. Questo è l’alto, elevato e aulico senso dell’Arte stessa. L’Arte adesso muore, cosa faremo dopo? Da dove ripartiremo. Andiamo a guardare le nostre grandi imprese, le nostri grandi opere, ascoltiamo i grandi burocrati del passato. La storia insegna, invece, qui, sembra che nessuno abbia imparato niente. Anche Niccolò Macchiavelli ci guarda con aria di compatimento:

Statua di Machiavelli, Galleria degli Uffizi a Firenze. - da Wikipedia
Statua di Machiavelli, Galleria degli Uffizi a Firenze. – da Wikipedia

Lui aveva capito tante cose, a suo tempo, ma nessuno gli sta dando retta.

Niccolò Machiavelli, “Il Principe”, CAPITOLO XXI.

Come si debba governare un Principe per acquistarsi riputazione.

“Nissuna cosa fa tanto stimare un Principe, quanto fanno le grandi imprese, e il dare di sé esempi rari.”

Sono una letterata, una studiosa d’arte, una appassionata di cultura, non sono né una politica né politicizzata. Sono, come tutti i ben pensanti, legata alle sorti di questo Paese, tanto bello nel suo insieme ma tanto brutto nel suo intimo. Non posso dare giudizi perché non credo di averne le competenze ma posso lasciare che James Joyce concluda questo articolo al posto mio:

“Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch’essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un’immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l’arte”

(James Joyce, “Dedalus”, 1916, anche conosciuto come “Ritratto del giovane artista”)

Non lasciamola morire, possiamo ancora salvarla.

Arianna Forni

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1 Comment

  1. Forse dovresti collegare questo bell’articolo a quello che hai scritto il 2 maggio. La crisi che viviamo è sociale e l’arte ne ha piena responsabilità. Finchè l’arte resta qualcosa di astratto e concettuale, ossia distante dalla realtà, quest’ultima subirà sempre distorsioni.
    Il problema non è (come credono in molti) Grillo o Renzi o compagnia (bella?), il problema c’è in tutto il mondo con nomi diversi. E l’arte ne ha una parte di responsabilità.

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