“Il mio solo amore, nato dal mio solo odio!”

(Romeo e Giulietta tragedia shakespeariana, 1594-1596. Giulietta: atto I, scena V)

Capuleti e Montecchi, Montecchi e Capuleti, viviamo in una situazione in cui tutti siamo, contemporaneamente, l’uno e l’altro. Siamo in guerra e poi in amore, siamo all’attacco e poi beniamini dell’unione comune. Siamo volubili “qual piuma al vento”, siamo nella condizione di dover limitare le nostre prerogative, le nostre prospettive e i nostri pensieri, quelli veri, quelli intimi. Dobbiamo accontentarci dei compromessi, anzi, dobbiamo limitarci a sorridere di fronte a qualcosa che non avremmo mai scelto, che non rientra nel nostro modo di pensare e non si confà, nemmeno, ad una buona etica, rispettosa, del proprio personale orgoglio. L’importante è sapere, sempre, di poter uscire, sbattendo la porta, per poi rientrare, comodamente, dal balcone, senza destare sospetti, senza che nessuno, nemmeno per sbaglio, provi a chiudere la finestra. Si tratta di un atteggiamento benevolo e necessario al mantenimento di un equilibrio sociale e sociologico, in risposta alle domande dei potenti, non importa che sia contrario a tutto il resto del mondo. Non importa perchè è una socio-patologia comune, bene accetta, nemmeno visibile agli occhi dei più. Nel frattempo, qualcuno, si accorge, si rende conto, si stupisce e ci si affossa, dentro, il nostro irresponsabile modo di schierare le pedine per giocare una partita ormai persa, in partenza. Schierati ai blocchi di partenza, in attesa dello sparo del giudice, noi, italiani delle Belle Arti, ci beviamo il caffè bollente, in tutta calma, aspettiamo che gli altri taglino il traguardo e poi, beh poi, prendiamo la bicicletta e cerchiamo di raggiungerli, senza risultato. Le metafore sono storie magnifiche che spiegano e rendono, perfettamente, l’idea del contesto legato a una consuetudine di specie, italiana. Intanto contiamo lo spread, come fosse la raccolta delle figurine, sorridiamo ai dazi imposti da Trump, sull’importazione dell’acciaio e dell’alluminio dalla nostra cara Europa, a cui siamo legati in modo inscindibile, irrinunciabile. D’altra parte, la collezione di spread ha un impatto troppo importante ed è talmente ampia da non concederci nemmeno di esprimere delle opinioni, nemmeno quando potrebbero essere valide, per tutti. Conte era uscito dalla porta, silenziosamente, non che l’avesse sbattuta, ed è rientrato dal balcone insieme alla coppia di fatto Renzi-Di Maio. Il Ministro Savona era uscito con un bel tonfo dello stipite, lui, il vecchio Ministro dell’economia che ripiega sulla poltrona di Ministro delle Politiche Europee, come se, a tutti gli effetti, cambiasse qualcosa. Il balcone da cui è rientrato Savona aveva l’ascensore, altro che treccia di Giulietta per far salire Romeo. In tutto questo, il Presidente Mattarella osserva ed è accondiscendente, cosa potrebbe fare, se i bambini vogliono giocare non si può certo vietarglielo, soprattutto perché non abbiamo altri esempi, integri, da mostrare loro per insegnargli qualcosa di valido. La situazione non è delle migliori e ci si rende conto di quanto Schakespeare fosse attuale: “Il mio solo amore, nato dal mio solo odio!”. Destra, Sinistra, Centro, Democratici e Populisti. Questa mattina, al telegiornale delle sette si parlava, finalmente, dell’ascesa di un governo politico solido, già, solido, formato da una coalizione Populista ma, sostanzialmente, di Destra. L’associazione Populista e Destra mi ha lasciata molto perplessa come, senza lasciarci troppo di stucco, ha fatto con i restanti potenti dell’UE, pronti a far volteggiare l’economia come un circense appeso alla liana, senza rete protettiva, questo è chiaro.

Artwork The Balcony by René Magritte 1950 - da Curiator
“The Balcony” by René Magritte 1950 – da Curiator

Nel 1950, Renè Magritte, aveva già le idee chiare sui rientri dal balcone, e, tutto sommato, devo dire che non si discosta molto rispetto a quanto sta accadendo attualmente. Il problema sarà il seguito, rientrare potrebbe anche essere una strategia studiata da menti eccelse, di cui non possiamo essere in grado di comprendere i ragionamenti troppo edotti, se non lo fosse. In questo caso il gioco è più sottile, uscire di soppiatto, mesti e sconsolati, fieri di avere avuto, per un attimo, la possibilità di prendere in mano le sorti di questo Paese, li rende eroici. Eppure, viviamo in una società stracciata, i cui brandelli fanno da coltre alle istituzioni e al mondo, impolverato e stantio, dell’istruzione, della cultura, dell’arte. Immagino che, nel frattempo, qualcuno si sia chiesto che fine abbia fatto Cottarelli e il suo Governo tecnico, insieme all’amor proprio di un Presidente della Repubblica preso in considerazione quanto un due di picche in un mazzo di denari. Sarà il cognome a fare la differenza, tanto, in questa Italia, sono sempre i cognomi a fare la differenza, Conte richiama molto al mondo del calcio, non mi stupirei se fosse stato scelto anche, forse soprattutto, per questo. Amori, dissapori, odio e alleanze, in fondo i bambini cercano sempre di fare il contrario rispetto a quello che gli verrebbe imposto dalla mamma. Come ha fatto Magritte, anche noi, iniziamo a preparare le bare, quelle per il lavoro, per il denaro, per le banche e per il nostro orgoglio italiano nel mondo, cerchiamo, almeno, di scegliere un buon legno, il mogano potrebbe andar bene.

Reneé Magritte, The Prepared Bouquet, 1951- da Kenga Rex
René Magritte, The Prepared Bouquet, 1951- da Kenga Rex

Ce li abbiamo attaccati alla schiena, come le unghie di un gatto, come le chele di un granchio, come le sanguisughe. Abbiamo cecchini appostati agli angoli delle strade, tengono la nostra collezione di spread sotto tiro e sono pronti a far fuoco quando meno ce lo aspettiamo. Trump ha già messo in atto il suo “American Sniper”, film di Clint Eastwood del 2015, con un botteghino da 547,4 milioni di dollari, con l’approvazione dei dazi doganali (acciaio e alluminio); sull’Italia avranno un impatto dello 0,3% del PIL, fosse poco, tanto lo spread di oggi è solo, circa, approdato ai 240 punti. Sembra di giocare a freccette, noi tiriamo dardi di lego dalla punta arrotondata, gli altri lanciano, con la balestra, lame di carbonio, è proprio una guerra alla pari.

“Ride delle cicatrici colui che non è mai stato ferito.”

(Romeo e Giulietta tragedia shakespeariana, 1594-1596. Romeo: atto II, scena II)

Pare facile giocare con i vitalizi, con gli stipendi milionari, con i portaborse figli dei fratelli dei cugini dell’usciere del Parlamento di dieci anni fa, sembra facile essere magnanimi nei confronti di chi promette un reddito di cittadinanza a priori, tornando a Kant, senza avere nemmeno il denaro per pagare le pensioni e costringendoci a sostenere, finanziariamente, chiunque approdi sulle nostre coste. Non sto parlando di chi si sia schierato verso un partito o un altro, non è importante, ciò che conta è sapere di aver votato per qualcosa che non è, e non sarà mai, quello che il popolo avrebbe scelto, giusto o sbagliato che fosse. Noi siamo chiamati al voto, per dovere di cittadinanza, per contentino, per tenerci buoni 88 giorni, poi? Beh, poi quello che succede non dovrebbe, anzi, non può stupirci. L’Italia funziona così, sulle promesse, sulla base delle raccomandazioni, delle posizioni di comodo, delle poltrone assegnate per favoritismo o per ringraziamento. Proviamo, ancora una volta, a ritornare indietro nel tempo, a guardare come e perché il mondo gira in questo modo e da chi è retto il gioco. Per favore, almeno, non prendiamoci in giro. Siamo talmente italiani, commedianti e cantautori, da non saper mantenere nessun segreto, siamo disposti alla totale abnegazione del nostro pensiero pur di rendere grazia, e grazie, a coloro che hanno fatto qualche favorino qua e là.

“Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre, e rifiuta il tuo nome! O, se non lo vuoi, tienilo pure e giura di amarmi, ed io non sarò più una Capuleti.”

(Romeo e Giulietta tragedia shakespeariana, 1594-1596. Giulietta: atto II, scena II)

Mi pare che siano di più i personaggi capaci di rinnegare il proprio nome e le proprie origini pur di ricoprire un ruolo di spicco piuttosto di chi sappia mantenere una fermezza di spirito e di ideali. Ormai non è più nemmeno interessante assistere alle arringhe politiche, ai dibattiti; non lo è perché gli argomenti sono sempre gli stessi, sterili, futili, inutili, privi di fondamenta e volti solo alla purissima necessità di sedersi su una poltrona, anche non essendo la più comoda potrebbe andare bene lo stesso. Mattarella guarda, il popolo ascolta, la maggioranza non capisce o non vuole farlo e, i ben pensanti, sperano solo di poter fuggire all’estero con quei pochi euro raccimolati in questi anni di dissanguamento.

Intanto rientrano dai balconi.

Edouard Manet - The Balcony - 1868 - da Wikipedia
Edouard Manet – The Balcony – 1868 – da Wikipedia

Eleganti, alcuni, sguardi seri e totale nonchalance come se niente fosse. Tutto normale, tutto in regola, tutto nel così detto Italian Style, poi non domandiamoci perché le aziende non funzionano, i ragazzi si fanno le canne e muoiono di droga e overdose a tredici anni, oppure il motivo per cui le donne vengono, quotidianamente, massacrate, e via dicendo. Dai, è così palese. Non si può più vivere così. Il caro Presidente Mattarella dovrebbe prendere in mano la situazione e, con lo stesso Sniper di Trump, tirare sulla folla di parlamentari, non certo per uccidere, sia mai, non siamo assassini, ma come avvertimento, per spaventarli, per dirgli, a gran voce: “Andate via”. Da lì si potrebbe ripartire con grande forza, con due, dico due, fazioni: destra e sinistra. Chi vince governa, chi perde sta all’opposizione. Credo che anche la collezione di spread potrebbe diminuire, a meno che, qualcuno, per arcane e misteriose questioni non abbia una grande smania di aumentare la montagnetta. Non addentriamoci in contesti, ancora, troppo più grandi di noi miseri contribuenti. Non impariamo niente.

Propongo un governo di industriali, di imprenditori, di chi, davvero, sta sputando lacrime e sangue per sopravvivere e pagare gli stipendi. Allora, sì, avremmo delle chance, credibili, di rinascita. Così stiamo andando dritti contro un muro e nel dirupo infernale:

“Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gola caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa…”

(Dante Alighieri, “Divina Commedia”, Inferno VI, vv. 13-15)

La politica è politica, l’arte è arte ma, come già detto, 4 giorni fa, vanno sempre di pari passo, avremmo tanto da imparare dal nostro passato, avremmo, soprattutto, da imparare ad essere fedeli a noi stessi. Se usciamo sbattendo la porta, ad esempio, evitiamo di rientrare dal balcone, ne va della nostra credibilità. Se ci chiamano a gran voce per ricoprire un ruolo di cui, già sappiamo, non avere le competenze, dileguiamoci con un sorriso aprendo la strada a coloro di maggiore esperienza. Cerchiamo di essere saggi. Non basta l’amore, nemmeno l’amor proprio, per governare un Paese, serve equilibrio consapevole, serve fermezza e stabilità. Se, per caso, doveste trovare un nome con queste caratteristiche, al momento presente nelle alte sfere, vi prego, fatemelo sapere. Ai miei occhi appaiono alla stregua del circolo delle bocce, niente può farmi cambiare idea. Torno a contare lo spread e le percentuali del PIL, del valore dell’euro avvolte dalla catastrofe di un precipizio di cui non siamo nemmeno in grado di vedere il fondo. Peggio di un’ecatombe.

“L’amore corre ad incontrar l’amore con la gioia con cui gli scolaretti fuggon dai loro libri; ma l’amore che deve separarsi dall’amore ha il volto triste degli scolaretti quando tornano a scuola.”

(Romeo e Giulietta tragedia shakespeariana, 1594-1596. Romeo: atto II, scena II)

Lasciare la poltrona equivale a tornare a scuola, acquisirne una è come vivere il primo, immenso, grande amore.

Arianna Forni

 

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