“Ma questa volta vengo come Dioniso il vittorioso, che farà della terra una giornata di festa…”

(Friedrich Nietzsche)

La favola di Dioniso, giovane figlio di Zeus, è uno tra i racconti, dell’antica Grecia, più affascinanti. Il mito che lo riguarda è molto particolare fin dagli albori, fin dal momento della sua generazione, fin dal momento in cui Zeus decise di avere un altro figlio. Anche il padre degli Dei aveva delle debolezze, i suoi figli e le donne, gli amori carnali. Nonostante, la sua unica e reale moglie, Era, non fosse in accordo con alcuni comportamenti del marito, Zeus non perdeva occasione per trovarsi qualche amante. D’altra parte, beh, anche Zeus è un uomo. Il Dio era costretto ad assumere sembianze mortali per soddisfare le sue voglie, doveva scendere sulla Terra per sedurre la donna che, in quel momento, aveva deciso essere la sua prediletta, il suo amore restava solo per Era ma la carne, anche degli Dei evidentemente, è debole. Dioniso fu creato, successivamente alla perdita di uno dei figli di Zeus, Zagreo. La perdita fu talmente straziante da creare un tale subbuglio finché, lo stesso Zeus, non prese una decisione, cucinò il piccolo cuoricino di Zagreo morto e lo fece mangiare alla sua amante con cui si congiunse subito dopo, lasciandola incinta di un suo figlio. Semele, la mortale che aveva fatto perdere la testa al padre degli Dei, non sapeva di essersi unita a Zeus, non sapeva chi fosse e, nonostante questo, Era fece di tutto per metterla in difficoltà, per maledire la sua esistenza, facendola impazzire, rendendo insopportabile la gelosia delle sue sorelle, costringendola, poi, proponendosi sottoforma di una anziana, Beroe, nutrice della giovane, insinuandole il dubbio sull’identità del padre del bimbo che portava in grembo. Le disse, una volta incontrato nuovamente l’amante, di chiedergli di mostrarsi per ciò che era realmente, smettendola di fingere, di prenderla in giro. Semele fu astuta, giunto il finto mortale Zeus, prima di lasciarsi andare ai piaceri della carne, gli chiese di farle un regalo. Zeus rispose che, per lei, avrebbe fatto qualsiasi cosa, in questo modo, alla richiesta di mostrarsi per ciò che era, veramente, non gli fu possibile tirarsi indietro. Era sapeva, tanto quando Zeus, che una mortale non avrebbe mai potuto sopravvivere alla vista di una divinità, soprattutto a quella del padre degli Dei. Era distrutto alla sola idea di ciò a cui sarebbero andati incontro ma, nonostante la sua disperazione, aveva promesso. Semele non fu in grado di sopportare la vista del Dio e morì incenerita dalla luce divina. Prima di essere totalmente bruciata viva, Zeus riuscì a strapparle dal grembo il bambino e cucirlo all’interno della sua coscia dove rimase per altri tre mesi, fino al completamento della formazione. Al terzo mese della, così detta, gravidanza di Zeus, Dioniso fu, finalmente, messo al mondo in modo definitivo, è per questo che il suo nome significa, letteralmente: nato due volte, “il fanciullo dalla doppia porta”.

Zeus estrae Dioniso dal ventre di Semele, morta folgorata. dipinto di Ludovico Dolce, 1558. - da Wikipedia
Zeus estrae Dioniso dal ventre di Semele, morta folgorata. dipinto di Ludovico Dolce, 1558. – da Wikipedia

L’unica moglie legittima di Zeus, Era, non riusciva ad accettare il nuovo nato come figlio di Zeus proprio perché, nonostante venuto al mondo dalla coscia del marito, dopo la morte di Semele, non le apparteneva ed era frutto di un tradimento. Non avrebbe mai potuto scatenare la sua ira contro il padre degli Dei, per questo, una volta cresciuto, raggiunta la maturità, decise di punire, lo stesso Dioniso, con la pazzia, rendendolo un’anima errante. Iniziò a vagare insieme ad un tutore, tale Sileno, e ad un gruppo di satiri e altre sue seguaci, dette baccanti. Nonostante le innumerevoli avventure drammatiche a cui dovette far fronte, come, ad esempio, la lotta contro i Titani, in Egitto,  che gli permise di recuperare lo scettro rubato ad Ammone e a restituirglielo, nessuno riuscì mai a metterlo seriamente in difficoltà. Era figlio di Zeus, era poderoso e sapeva difendersi e lottare fino allo stremo delle forze, era caparbio e testardo, nemmeno la pazzia lo mise nella condizione di cedere alle disgrazie e alle tentazioni. Dioniso è simbolo di fortezza, di perseveranza e di costanza, di un’enorme fermezza, è la dimostrazione che l’essere nato due volte, proprio come dice il suo stesso nome, fosse simbolo di protezione. Anche se Era lo avrebbe voluto vedere dilaniato tra atroci sofferenze niente riusciva a scalfirlo.

Il Dioniso Richelieu, copia romana di un originale del 300 a.C. circa, Prassitele (Parigi, Museo del Louvre) - da Wikipedia
Il Dioniso Richelieu, copia romana di un originale del 300 a.C. circa, Prassitele (Parigi, Museo del Louvre) – da Wikipedia

A questo punto della sua vita non era ancora immortale, doveva superare altre prove che ne constatassero l’effettiva divinità. Fu allora, in India, che dovette scontrarsi con le Amazzoni e con il re Deriade. Si giocò una lunga battaglia, pesante, dura, sanguinosa ma, Dioniso, ancora una volta, ebbe la meglio e, finalmente, ottenne l’agognata immortalità. A questo punto, il suo unico desiderio era quello di rientrare in Grecia, farsi purificare dalla nonna Rea per gli omicidi commessi e farsi togliere il maleficio della pazzia, riportandolo, così, nel mondo degli Dei con enorme plauso generale, salvo l’astio perpetuo della divina Era. Sembrava che le cose iniziassero a mettersi bene per il povero Dioniso, eppure, non era finita. Sbarcò in Tracia dove il regno sottostava alle decisioni e alle volontà del re Licurgo che, una volta scoperto l’arrivo di Dioniso e di tutti i suoi seguaci, prescrisse di farli prigionieri, tutti, Dioniso compreso. Con grande abilità riuscì a fuggire, fece piombare una tremenda maledizione su tutto il regno della Tracia, l’aridità dei terreni sarebbe stata eterna finché Licurgo fosse rimasto in vita. Fu il popolo stesso a linciarlo sulla pubblica piazza, spezzando l’incantesimo, riportando la serenità, acclamando il Dio Dioniso, dalla fortezza inespugnabile, dall’incredibile possenza e dalla grande stabilità d’animo. La sua ira, le sue sofferenze, non avevano termine. Era nato due volte, sotto i malefici di Era e protetto da Zeus e da Ermes, stava vivendo una vita dura, faticosa, ingiusta nei confronti di quel bambino, privo di colpe, se non l’essere frutto di uno dei tanti tradimenti del padre nei confronti della moglie. Numerose altre avventure colorano, ulteriormente, la storia di questa divinità dai mille volti, sempre in lotta contro qualcuno e contro sé stesso, sempre, però, consapevole di essere all’altezza di ogni situazione. Ha imparato a cavarsela da solo ed è il motivo per cui Zeus sarà sempre fiero di aver messo al mondo questo suo figlio, in sostituzione del precedente, Zagreo. La storia è lunga, il mito subisce molteplici traslazioni e variazioni a seconda di chi lo racconta e di cosa si desidera far emergere. Dioniso è considerato secondo milioni di sfaccettature, sia caratteriali che fisiche.

Dioniso a cavallo di un ghepardo, mosaico a Pella, Grecia, IV secolo a. C. - da Wikipedia
Dioniso a cavallo di un ghepardo, mosaico a Pella, Grecia, IV secolo a. C. – da Wikipedia

Persino Friedrich Nietzsche, ne La nascita della tragedia”, affronta l’argomento Dioniso. Secondo Nietzsche questo mito riusciva a far perdere, all’uomo, la sua coscienza individuale, conducendolo ad una forte riconciliazione con la natura e con le creature ad essa correlate. L’estasi delle baccanti, secondo il filosofo, è la stessa estasi che può provare l’uomo avvicinandosi a Dioniso. La vita umana, mortale, ha molte caratteristiche simili a quelle del mito in questione, l’irrazionalità, l’ira, il desiderio, la sensualità, l’amore e l’odio, l’istinto, il caos e l’irrefrenabile voglia di dare un senso pacifico e pacato alle situazioni esistenziali. Anche Hegel paragonò Dioniso alla ricerca della conoscenza del Vero da parte dell’uomo, proprio come le baccanti ricercavano una conoscenza superiore nell’ebbrezza di essere seguaci attive di una vita tanto complessa, come quella della divinità, protagonista, del mito. Dioniso è il simbolo della libertà, o meglio, del desiderio di essere liberi dai cliché e da sé stessi, dalle regole ferree e incongruenti, dalle leggi ingiuste e dalle punizioni incomprensibili. Essere liberi nel proprio Io, assumere consapevolezza di un Ego unico e umanamente riconoscibile. Dioniso era tutto questo, sapeva essere sprezzante, sapeva rivoltarsi contro il volere dei grandi per affermare i suoi diritti, per mantenere salda la sua vita e il suo temperamento, non si è mai lasciato sopraffare, mai si è lasciato vincere dalla paura o dalla stanchezza. Dioniso deve essere, per tutti, un esempio, nel limite del possibile, nel limite del consentito.

Dioniso bambino, Museo di Malaga. - da Wikipedia
Dioniso bambino, Museo di Malaga. – da Wikipedia

Riprendiamo il concetto iniziale, la nascita del mito e la nascita di Dioniso stesso, creiamo, senza troppa fatica, una relazione con il nostro tempo. Ogni mito, ogni storia, ogni favola, si sa, ha una morale e, anche in questo caso, abbiamo molto da imparare. innanzi tutto, non commettiamo l’errore di aggregare Dioniso a Bacco, possono assomigliarsi, molte culture li credono un’unica divinità con due nomi differenti ma non è affatto vero, sono due personaggi distinti, con differenti caratteri e caratteristiche. Probabilmente, questo misunderstanding nasce dal fatto che le sue seguaci vennero chiamate baccanti e il rito in suo onore prende il nome di Baccanale.

Baccanale, rito dionisiaco. - da Wikipedia
Baccanale, rito dionisiaco. – da Wikipedia

Detto ciò, tanto per lanciare nell’aria qualche suggerimento storico e cronistico, passiamo alla sociologia. Era, la moglie di Zeus, perse le staffe per il bieco tradimento del marito, chi avrebbe fatto diversamente? Il piccolo Dioniso fu soggetto di ulteriori litigi, fu messo alla gogna solo per essere nato da un rapporto fedifrago, quanti, al giorno d’oggi, subiscono lo stesso trattamento? I bambini non hanno colpa, nemmeno essendo figli del traditore padre degli Dei, la famiglia sbroglierà le sue magagne lontano dalla bolla a protezione del piccolo, almeno fino alla sua maggiore età, a quel punto, quanto meno, potrà tirare le sue conclusioni da solo. Il problema nasce proprio da qui, da questa condizione incomprensibile di famiglie allargate, di figli che vengono e poi vanno, abbandonati, lasciati con un solo genitore oppure, addirittura, sbattuti da una coppia all’altra, nel tentativo, di entrambi, di comprarne l’amore. Dioniso se l’è cavata da solo, ha lasciato che gli altri si scornassero e si è conquistato la sua esistenza con il sudore della sua stessa fronte, oggi, purtroppo, a meno di non essere ricchi ereditieri, è impossibile. Cerchiamo, dunque, di leggere questo mito come una favola moderna e proviamo a trarne gli insegnamenti giusti. Chissà, magari un giorno torneremo ad essere un popolo saggio, colmo di bambini felici e famiglie unite, in un’unica sorte, altro non è che la strada della nostra vita.

“Il potere di Dioniso è comprovato dal fatto che lui solo resiste. È il signore della festa nei palazzi e tra le masse, è di casa tra i principi e tra i mendicanti. La sua luce incanta l’effimera che ne è incenerita.”

(Ernst Jünger)

Arianna Forni

Dioniso e Arianna, particolare del lato A di un cratere Attico a figure rosse, ca 400-375 a.C., da Tebe, Parigi, Louvre. - da Wikipedia
Dioniso e Arianna, particolare del lato A di un cratere Attico a figure rosse, ca 400-375 a.C., da Tebe, Parigi, Louvre. – da Wikipedia

 

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