Il monito Conosci te stesso era scolpito sull’architrave del tempio di Delfi, a testimonianza di una verità basilare che deve essere assunta come regola minima da ogni uomo desideroso di distinguersi, in mezzo a tutto il creato, qualificandosi come «uomo» appunto in quanto «conoscitore di sé stesso».

(Papa Giovanni Paolo II)

Con il termine presentazione si possono indicare molte cose, principalmente è l’arte di saper mostrare qualcosa a qualcuno, spiegandone le possibilità applicative, l’utilità e lo scopo ultimo con cui si sta intraprendendo una determinata strada. Non sono solo i progetti a dover essere presentati ma anche e soprattutto, ed è qui che entra in gioco la consapevolezza, le persone. L’individuo più importante da presentare siamo proprio noi, noi stessi, noi medesimi, noi e basta, con i nostri pregi, i nostri difetti, le nostre peculiarità, capacità, conoscenze e, anche, i nostri limiti. Sapersi presentare è un’arte. Bisogna fare mente locale e chiarire, all’interno del proprio Io, chi siamo, o, per lo meno, chi pensiamo di essere. Aver portato a termine questo meccanismo di introspezione sarebbe già un buon punto di partenza per uscire dall’uscio di casa, appunto, consapevoli e sicuri. Fuori da quella porta, ci aspettano molte mani da stringere, per la prima volta, ognuna di esse avrà un significato e un valore all’interno del nostro percorso di vita, sia che si tratti di una conoscenza destinata a durare, sia che si tratti di un incontro fortuito, utile all’istante ma senza nessun tipo di seguito. La prima domanda da farci è: cosa vogliamo ottenere? Dandoci una risposta razionale e logica potremo già avere un’idea di cosa sarà indispensabile presentare, di noi stessi, o forse di altri, chissà. Se stiamo lavorando avremo bisogno di presentarci con tutte le nostre conoscenze professionali e, quindi, la professionalità del caso, la sicurezza, la determinazione, senza mai sfociare in sciocca presunzione dalla parlantina facile, priva di conclusione. Se si tratta di rapporti amichevoli dovremo essere, soprattutto, ciò che siamo, noi stessi allo stato puro, tanto fingere, nascondere, recitare non ci porterà troppo lontano, questo vale sia per l’amicizia che per il lavoro e, come evoluzione di qualsiasi rapporto, per l’amore. Il problema, di fondo, è che conoscere sé stessi appare una delle cose più difficili al mondo; come diceva Bianca Pitzorno, nel 1991, “Ascolta il tuo Cuore”.  Trovo molto calzante, in quest’ambito, il quadro di Gaetano Previati, “La Danza delle Ore”, del 1899:

Previati Gaetano, La Danza delle Ore, 1899 - da Wikipedia
Previati Gaetano, La Danza delle Ore, 1899 – da Wikipedia

Il tempo che si muove, come in una danza, con armonia e sapienza, con continuità, non ci lascia un attimo di tregua, lui prosegue, imperterrito. Siamo noi, con grande forza e determinazione, a doverci prendere il nostro tempo per entrare nel nostro ego, nella nostra anima, guardarci dentro e capire chi siamo, cosa vogliamo, come lo vogliamo, e, soprattutto, cosa desideriamo presentare, di noi, al resto del mondo. Resto ferma sull’idea che l’essere sé stessi sia la cosa migliore, qualsiasi sia la circostanza in cui ci troviamo o ci troveremo, il fatto è che non sempre è facile essere qualcosa che non conosciamo, proprio bene, nemmeno in prima persona, è un bel gioco di parole e di ruolo, in effetti. Serve tempo e serve utilizzarlo al meglio, per leggere, fra le righe, le nostre, più profonde, sfaccettature. Pensiamo, davvero, di sapere chi siamo? Non basta una vita, si dice, per conoscere chi ci sta accanto, io penso che non basti una vita, nemmeno, per conoscere noi stessi, basterebbe riuscire a intrattenerci nella nostra solitudine, leggendo il libro che sta scritto nel nostro cuore, pagina dopo pagina, impareremmo molto. Si tratta davvero di un’arte, è molto più difficile di imparare a recitare. La recitazione viene quasi naturale, essere sé stessi, invece, è spesso, quasi, una violenza privata, una violazione del proprio intimo Io, non ha voglia di scomodarsi né per allietarci, né per scuoterci. Se ne sta lì, comodamente accovacciato dentro di noi e aspetta di essere tirato in causa, dobbiamo darci una bella scrollata, toglierci di dosso tutte le maschere e i vestiti, indossati per le varie occasioni, e ripartire da zero. Addobbati di nulla, adornati, solo, con ciò che siamo realmente, allora, sì, avremo l’occasione di fare un’ottima presentazione.

“Chi conosce gli altri è sapiente, | chi conosce sé stesso è illuminato. | Chi vince gli altri è potente, | chi vince sé stesso è forte.”

(Laozi, o Lao Tzu, 500 a.C. ca., filosofo cinese)

Umberto Boccioni. Stati d'animo. Quelli che vanno, 1911 | Milano, Museo del Novecento
Umberto Boccioni. Stati d’animo. Quelli che vanno, 1911 | Milano, Museo del Novecento

D’altra parte viviamo di sensazioni, di sentimenti, di stati d’animo, proprio come nella tela di Boccioni, che variano di giorno in giorno, di ora in ora, modificando ciò che pensiamo, rendendoci, spesso, volubili ma, pur sempre, fedeli a ciò che, realmente, siamo. Dobbiamo imparare, solo, come se fosse poco, a presentarci nella maniera migliore, a rendere palese la nostra introspezione, difficile, forzata e non sempre semplice, quasi commovente. Ognuno ha, dentro di sé, qualcosa di buono da offrire e, altrettanti, difetti da nascondere, anche se, tutto sommato, i difetti ci rendono unici più dei pregi, chi ci apprezza riesce a guardare il nostro insieme, nel bene e nel male, prendendo tutto il meglio e, con esso, tutto il peggio. Prima di farci conoscere, però, dobbiamo stringere quelle mani per la prima volta, sarà il nostro biglietto da visita. Spalle dritte, sorriso di circostanza, stretta di mano forte e decisa, ma non troppo, e, impeccabile, portamento, ricordandoci di non fingere ed evitare di tirare dentro la pancia perché tanto, prima o poi, dovremo pur respirare. Siamo sulla buona strada per costruire una buona presentazione di ciò che siamo e, di conseguenza, del lavoro, dei progetti o dei sogni, di cui vorremmo parlare. Già i sogni, ecco, nei sogni siamo proprio noi stessi, privi di velature, privi di egocentrismo cosmico, privi di scudi, siamo solo noi, forse è dai sogni che potremmo capirci di più, non credo che basti. I sogni, troppo spesso, restano nei nostri ricordi ma non si fanno vedere, ci lasciano delle belle sensazioni ma si dimenticano. Sogno, realtà, conoscenza umana, rispetto reciproco, presentazione, noi, lì, vogliamo arrivare, ad effettuare una buona, ma che dico, ottima presentazione del nostro Io. Ogni giorno della nostra vita è come se fosse il primo colloquio di lavoro sostenuto, come fosse il primo esame, non del sangue, di scuola. Abbiamo tutto, non possiamo dimenticarci niente a casa, abbiamo tutto ciò che ci servirà per dimostrare, mostrare, il nostro Ego, guai ad esagerare, guai ad essere Narciso, guai ad osservare il mondo dall’alto. Siamo umani, uomini, siamo tutti sullo stesso piano, questo, ovviamente, prima della presentazione. Il dopo inizierà a rendere le cose divertenti. Le malelingue, le critiche, i giudici supremi che faranno di tutto per annientarci sulla pubblica piazza e noi, avviliti, potremo reagire con parole violente, ridere di gusto e mettere tutti in imbarazzo, oppure scappare, con la coda tra le gambe, e le lacrime affogate in gola. Eppure, basterebbe ascoltare in modo tranquillo, dalle critiche, se valide, c’è molto da imparare, da quelle fatte a priori, solo nel tentativo di ucciderci, non abbiamo nulla da prendere e nulla per cui prendercela. Si tratta di arte anche in questo caso, restare super partes nei confronti del proprio Ego e guardarsi dall’esterno, come in un film, ciò che ci circonda deve servire da monito o da insegnamento ma, mai e poi mai, dovrà rovinare la nostra presentazione, da Oscar.

“È una buona cosa vederci come ci vedono gli altri. Potremmo fare tutti i tentativi che vogliamo, ma non riusciremo mai a conoscere appieno noi stessi, specialmente la nostra parte peggiore. Ciò può accadere soltanto se non siamo arrabbiati con i nostri critici, ma accettiamo senza offenderci qualsiasi loro affermazione.”

(Mahatma Gandhi)

Previati, Autoritratto (1911) - da Wikipedia
Gaetano Previati, Autoritratto (1911) – da Wikipedia

Introspezione, respiro, serenità e amor proprio, sono la base per dare sempre il meglio di sé con il minimo sforzo. Ci serve aiuto? Chiediamolo a chi potrà esserci utile, a chi ci darà dei consigli amorevoli e ci farà delle critiche costruttive. Si può sempre migliorare, anzi, si deve migliorare. Non c’è cosa peggiore al mondo di credersi i migliori, si potrebbe perdere l’opportunità di assistere a presentazioni che ci colpiranno il cuore, sciogliendo il ghiaccio attorno al nostro, amato, scudo e regalandoci la, sacro santa, possibilità di essere, finalmente, davvero, solo ciò che siamo.

Arianna Forni

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