“Non parlare mai di amore e pace: un Uomo ci ha provato e lo hanno crocifisso.”

(Jim Morrison)

Antonio Canova, nato a Possegno nel 1757 e morto a Venezia nel 1822, è uno dei massimi esponenti del neoclassicismo, se non il massimo esponente, in senso lato. Ha trascorso la sua intera carriera a produrre sculture dall’aspetto vivo, reale, nitido, perfetto nel loro marmo bianco, pulite nelle forme e morbide nei movimenti; sono da ricordare, inoltre, le sue danzatrici, in forma pittorica, studi, forse, per quelle che saranno le sue massime opere scultoree, come, ad esempio, “Amore e Psiche”, una statua che racconta un Mito, racconta una storia, un sentimento intriso di enormi emozioni:

Antonio Canova, Amore e Psiche - da Artnet
Antonio Canova, Amore e Psiche – da Artnet

Canova ha l’arte nelle mani, nel cuore, nella testa. Le statue sembrano nascere dal marmo stesso, sembrano create da un mondo divino, non da un uomo semplice, mortale, come tutti noi. Oggi chi, ripeto, chi, sarebbe in grado di realizzare qualcosa di simile? Nessuno, probabilmente. Oggi si lavora con le idee, nude, crude, totally basic, si progettano stampi industriali e si imprime una fotografia addosso ad una statua impersonale, magari bella ma priva di vera arte. Al giorno d’oggi si parla di cyber arte, di creazioni e produzioni tecnologiche, si è perso il senso estetico della capacità di creare con le proprie mani, si è perso il senso di arte, di anima, di essenza dell’essere. Abbiamo perso tutto, insieme ai valori morali abbiamo perso anche quelli materiali, quelli tangibili. Tutto è frutto di un robot adibito a fare qualcosa, rapidamente, perfettamente, senza lacrime né sangue, in grado di privare ogni opera della sua innegabile peculiarità: essere singolare, unica. Quando il robot si romperà cosa faremo? Beh, certo, ne compreremo uno nuovo, creando un circolo vizioso senza fine che, come appare ovvio, ha aperto le porte ad un nuovo mercato, le aziende vanno a nozze mentre i veri artisti muoiono, uccisi due volte, nel corpo e nelle idee. Canova ha sempre scolpito il cuore, prima di tutto. Le sue opere pulsano, vivono una loro vita, sono eterne, immortali, quel cuore non smetterà mai di battere. Ciò che nasce da uno stampo può fare grande clamore, per poco tempo, poi morirà, davvero, svanirà dai ricordi delle persone e finirà per essere solo un semplice oggetto, un bell’arredo, magari, ma solo un suppellettile, niente di più. Canova è l’arte, non credo esista persona al mondo che possa affermare il contrario.  La notizia del giorno è la vendita di uno dei suoi busti, sculture tarde e, nello specifico, prodotte in segno di riconoscenza e affetto verso alcuni tra i suoi amici più importanti, e rilevanti, nella sua vita. Questo busto, chiamato, appunto, “Busto della Pace” è ricomparso, in pubblico, dopo circa 200 anni di assenza. Un tempo immemore che, però, non è riuscito a cancellare la memoria di quest’opera straordinaria. Il Busto è passato attraverso parecchi collezionisti, nessuno aveva mai avuto né l’interesse né la lungimiranza di farlo autenticare, di attribuirlo al grande Canova, finché, l’ultimo proprietario non ha, definitivamente e finalmente, deciso di rendere omaggio all’opera e allo stesso autore. Il “Busto della Pace” è stato creato per rendere omaggio al Barone di Cawdor, John Campbell, unico artefice del rimpatrio dell’arte italiana rubata, venduta e fatta propria da Napoleone Bonaparte e dalle sue truppe. Cinque generazioni, della famiglia Campbell, si tramandarono la scultura ma, tra un passaggio e l’altro, l’autenticità fu persa, lasciando a quel busto la nome di un semplice busto. Le cose, però, sono sempre destinate a cambiare, il male porta sempre del bene e l’indifferenza genera curiosità, è con questi assiomi che, come detto, l’ultimo proprietario, decise di avviare la ricerca che permettesse di risalire fino ad Antonio Canova.

“Era una di quelle rare, splendide giornate d’inverno nelle quali anche l’Inghilterra si ricorda che c’è un sole.”

(Alexandre Dumas, “I Tre Moschettieri”, del 1844)

Questa volta è proprio vero, non come ieri, in riferimento al quadro ritrovato e pseudo-attribuito a De Chirico (vedi mio art. 04/07/2018), questa volta l’autenticità è reale ed è, altrettanto, straordinaria. Sotheby’s ha preso in carico l’opera, su commissione dei proprietari, per metterla in vendita, l’asta è stata molto combattuta, ha visto rilanci su rilanci, non si pensava, certo, di arrivare a questo risultato. La stima, di massima, non aveva previsto un superamento di 4,3 milioni di sterline, il valore con cui, un compratore anonimo, si è aggiudicato il Busto di Murat” nel novembre 2017. Le cose, però, sono andate diversamente. Un acquirente, sempre anonimo, si è accaparrato l’opera per 5,3 milioni di sterline dandole un valore economico e spirituale più unico che raro, dandole un valore degno del nome che porta: Antonio Canova.

La Pace è un simbolo di incredibile impatto emotivo, spirituale, anche religioso. La pace è una ricerca continua per tutti, nel bene e nel male, sembra un assurdo in termini ma anche nel bene, spesso, troppo spesso, manca la pace, quella vera, quella sincera, quella partecipazione emotiva che amalgama gli spiriti e mette tutti in accordo, tutti a proprio agio. Tutti e per tutti. Non è, certo lo slogan dei soliti “I Tre Moschettieri”, da poco citati, anche se:

“E’ solo col proprio coraggio, mettetevelo ben in mente, che ai nostri giorni un gentiluomo può farsi strada. Chiunque abbia un solo attimo di paura lascia forse sfuggire l’esca che, proprio in quell’attimo, la fortuna gli tendeva.”

Antonio Canova, il Busto della Pace - DA aRTE
Antonio Canova, il Busto della Pace – da Arte

La fortuna dipende dalla pace interiore, dipende dalle proprie attitudini, dipende da ciò che si è nel proprio intimo. Questo “Busto della Pace” trasmette Pace, ha la pace, è pace. La sua capigliatura così minuziosamente scolpita, quel collo morbido, dalla posizione naturale, quello sguardo, le orecchie perfette, proporzionate con ogni parte di quel volto angelico. La pace si legge sei suoi occhi, sembrano guardarci, forse lo fanno veramente. Io ci credo e, probabilmente, ci crede anche chi ha investito 5,3 milioni di sterline per portarselo a casa.

Eppure, tutte le sue sculture sono vive, tutte, allo stesso modo hanno un cuore, tutte. Finiamo sempre per parlare delle stesse perché, purtroppo, la cultura POP ha reso POP anche noi studiosi, non che l’essere studiosi d’arte ci renda migliori, abbiamo, semplicemente, una visione più ampia di un settore ancora troppo di nicchia.

Ad esempio:

1805-1808 - Antonio Canova - Maria Paola Bonaparte - Pauline Bonaparte - Galleria Borgese, Roma - da ArtSpecialDay
1805-1808 – Antonio Canova – Maria Paola Bonaparte – Pauline Bonaparte – Galleria Borgese, Roma – da ArtSpecialDay

“Pauline Bonaparte”, non solo ci guarda, non solo ha un cuore, lei respira, davvero. Non sono pazza, guardate i cuscini su cui è dolcemente appoggiata, non vi sembrano veramente morbidi? Guardate la pancia, l’ombelico, non vi sembra muoversi? Guardata la mano su cui appoggia la nuca, non vi sembra che le dita stiano giocando con i capelli? Dai, è viva, non c’è altro da dire.

Oppure:

Antonio Canova - Teseo E Il Centauro - 1819 - da Il Caffé dell'Arte
Antonio Canova – Teseo e Il Centauro – 1819 – da Il Caffé dell’Arte

“Teseo e Il Centauro”, è forse possibile aggiungere altro? La perfezione di una statua non è solo la proporzione, il movimento, la plasticità, la morbidezza dei corpi, l’essenza naturale dell’insieme e la storia che si vuole raccontare, ma è, principalmente, la commozione che suscita. Davanti al Canova si può solo piangere, sono lacrime sincere, sono lacrime vere, sono lacrime di chi sa distinguere l’arte da uno stampo, l’anima da un robot, il cuore da un opportunista.

Ricercare la pace significa avvicinarsi all’equilibrio tra vita, lavoro, amicizie, amore e divertimento, significa avere quel cuore tipico delle statue di Canova ma che, la maggioranza degli uomini, ha perduto lungo la propria strada. Può anche darsi che sia faticoso da recuperare, non impossibile, faticoso. A questo mondo c’è spazio solo per chi vuole far fatica, per gli altri, magari, arriverà la fortuna ma non avranno mai la pace, quella vera.

“Stabilire una pace duratura è un compito dell’istruzione; tutto quello che i politici possono fare è di tenerci fuori dalla guerra.”

(Maria Montessori)

Arianna Forni

 

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