“Dalla Rivoluzione francese si è sviluppata la viziosa tendenza rincretinente a pensare che i geni (a parte la loro opera) siano degli esseri umani più o meno simili in tutto al resto dei comuni mortali. Ciò è falso. E se ciò è falso per me che sono, nella nostra epoca, il genio dalla spiritualità più vasta, un vero genio moderno, è ancora più falso per i geni che incarnarono l’apogeo del Rinascimento, come Raffaello genio quasi divino.”

(Salvador Dalì)

Vorrei affrontare un argomento abbastanza controverso, parlare di genialità, di competenza, di inventiva, di fantasia, di lungimiranza, di analisi psicologica del genio, quello vero, non quello di Aladdin, anche se, tutto sommato, potrebbe venirci in aiuto anche lui. Genio e Sregolatezza, Genio e Follia, Genio e Pazzia, sono tutte associazioni che sentiamo molto spesso e, pare strano, forse, hanno un fondo di verità. Il genio vive in un mondo diverso, parallelo al nostro, il genio vede cose che noi non riusciremmo mai nemmeno a distinguere, il genio ha la capacità di guardare avanti e di approfondire il presente sciogliendo misteri, inventando soluzioni, estrapolando tesi e teorie rivoluzionarie. Il genio è un genio, ne nascono pochi e quei pochi sono sufficienti a cambiare la nostra esistenza. Sarebbe un problema se la maggioranza di noi avessero un quoziente intellettivo superiore alla media, sarebbe un problema convivere con qualcuno che ha lo stesso sguardo aperto che abbiamo noi, che riesca a vedere oltre, attraverso, sopra a tutto e a tutti. Noi siamo persone normali e, come tali, viviamo la nostra esistenza facendo ciò che possa permetterci di migliorare, parzialmente, il nostro quotidiano, di garantirci un futuro stabile, di avere degli affetti equilibrati, di mantenere una comfort zone ideale per la sopravvivenza felice su questa Terra. Il genio, no, il genio è oltre, questo comporta degli squilibri, spesso evidenti, altre volte più sottili ma, pur sempre, esistenti. La mente superiore non è una mente normale, viene spesso associata a disturbi della psiche, come il bipolarismo o, peggio, la schizofrenia, vengono associati agli emarginati, ai depressi cronici o, addirittura, ai pazzi euforici. Non voglio esagerare, nessuno lo vuole ma, è un dato di fatto, le opere migliori, di qualsiasi arte e genere si stia parlando, nascono dalla psiche di un genio, in uno dei suoi momenti di apoteosi psicologica, in negativo o in positivo. Il genio, poi, tanto per concludere l’analisi del personaggio d’interesse, non è necessariamente un portento scolastico, pensiamo ad Albert Einstein, ad esempio:

Albert Einstein - da contramuro
Albert Einstein – da contramuro

Non è mai stato uno studente modello, eppure, è stato un genio, lo sarebbe ancora oggi, a tutti gli effetti. Il genio non ha bisogno di studiare le materie scolastiche perché non prova interesse verso le cose semplici, verso le cose imposte, si interessa solo a ciò che la sua mente gli consiglia. Il cervello lavora, per la maggioranza delle persone, in una direzione univoca, ovvero apprendere, comprendere e progredire secondo dei dettami e dei regolamenti prefissati, e stabiliti, in modo da porci nella migliore condizione possibile di crescita personale e lavorativa. La mente superiore non ha di questi problemi e non rientra in questo tipo di considerazioni, banali, lavora da sola, si autogestisce, si autoregola e sceglie per sé su cosa concentrarsi e cosa, invece, abolire dal suo interesse. Questo modo di fare è, tremendamente, isolante, fuoriesce dal gruppo sociale, scandisce una vita di sofferenze relazionali, sopperite dalle soddisfazioni ricavate dalla propria stessa genialità. La parola genio deriva dal latino genius, che a sua volta deriva dal verbo geno, ovvero generare, creare, il che determina un significato molto particolare: forza naturale produttrice, per sé e per gli altri. Il genio non crea solo per sua mera soddisfazione personale, il genio crea per la comunità, pur essendone distante, non inserito, mai accettato perché diverso, troppo intelligente o, come spesso si sente dire, troppo stupido, troppo depresso, troppo matto, troppo oltre la media per amalgamarsi ai suoi simili. Il genio non ha simili, ha solo sé stesso, è il solo confronto reale che abbia a disposizione, tutti gli altri non esistono. Può trasformarsi in una gabbia infernale, in un rinchiudersi, consapevolmente, dentro quattro, solide, mura e combattere i fantasmi di tutti i comuni mortali dall’intelligenza limitata. Può far paura. Nella citazione d’apertura parla Dalì, un metodico egocentrico, consapevole della sua bravura e della sua parziale genialità nella contemplazione del tempo. Molte menti geniali sono, in realtà, solo spacconi carismatici capaci di convincere il pubblico di essere di più di ciò che sono in realtà. Dalì ne è un esempio, non che non meriti il nostro interesse ma in quanto ad essere un genio, beh, direi che non ci siamo. Leonardo da Vinci era un genio, Michelangelo era un genio, Mozart era un genio, Dante Alighieri era un genio ma non Dalì, nemmeno Monet, neanche Jeff Koons, sebbene vorrebbe esserlo, più per egocentrismo che per cognizione di causa. Chi è davvero geniale tace, si nasconde, spesso si vergogna di sé stesso finché non inizia a trovare qualcuno in grado di dargli un briciolo di soddisfazione. Il genio è pericoloso, non per gli altri, per il suo stesso ego. Ha bisogno di liberarsi, da sé stesso, dalla sua stessa intelligenza, dal suo cervello, dai suoi fantasmi, da tutto; liberarsi da una gabbia simile ad Lampada. In questo caso ci viene in aiuto il Genio di Aladdin:

Il Genio appena liberato osserva la lampada inerte nel film Aladdin - da Wikipedia
Il Genio appena liberato osserva la lampada inerte nel film Aladdin – da Wikipedia

Genio [dopo che Aladdin l’ha liberato]: Sono libero… sono libero. Presto, dai chiedimi una cosa assurda! Dai! Dai! Dai! Chiedi il Nilo! Dimmi che vuoi il Nilo! Dai, prova!
Aladdin: Ehm… voglio il Nilo.
Genio: Col cavolo! Ahahahah!”

(“Aladdin”, 1992)

Beh, questa, passatemi il gioco di parole, è una battuta geniale, la più geniale del film ed è molto esplicativa. Sebbene il Genio della Lampada sia inteso più come personaggio mitologico che come intelligenza superiore lo si può, tranquillamente, accostare a quelle mentalità eccentriche, e miracolose, che hanno cambiato l’evoluzione del nostro pianeta grazie alle loro invenzioni. Sono menti chiuse in una gabbia di cui posseggono la chiave ma solo per aprire alcuni cassetti, altri restano chiusi ermeticamente, chiusi a far da scudo all’esterno, serrati dall’interno. Quella parte di anima segregata urla, chiama, cerca un contatto ma non lo trova mai, non può trovarlo perché il suo stesso ego non glielo permette, è una prigionia consapevole, mitiga i desideri, frena i sogni, elimina il gioco, distoglie dalle distrazioni per concentrarsi sulla genialità. Il risultato è una manipolazione personale di sé stessi, assurti a divinità terrene e, per questo, privi di comprensione da parte del resto del mondo. Solo i posteri capiranno; pensateci. Una mente geniale, a volte, ha bisogno di essere liberata ed è qui, probabilmente, che si trova il filo sottile che separa la genialità dalla pazzia, la genialità dalla sregolatezza, dalla follia. Restare integerrimi è difficile, soprattutto in un tempo lontano, quando si aveva paura, terrore, di tutto ciò che, all’apparenza, era diverso, differente e strano. Oggi è più facile. L’accettazione, sebbene limitata a certi campi, è, pressoché, all’ordine del giorno, è più semplice avere qualche piccola stranezza e non essere additati, da lontano, come la peste nera. D’altra parte, è anche vero, che per essere intelligenti bisogna costruire e perseverare, colui che sa di avere delle doti intellettive superiori sa anche di dover dedicare la sua vita allo studio, all’approfondimento, all’impegno costante nella ricerca di qualcosa che lo porti ad essere ricordato, è una mission, un obiettivo a priori. Il genio deve trovare una fonte di ispirazione e di soddisfazione, altrimenti rischia l’abnegazione di sé stesso. Non essendo più in grado di riconoscere la sua diversità, la sua genialità, come qualcosa di positivo e produttivo, ma solo diverso, strano, inutile, potrebbe scegliere l’autodistruzione, annichilirsi fino ad implodere nella sua stessa mente. Creare, inventare ed essere popolari diventa un tutt’uno. In effetti per la popolarità, odierna, non serve essere molto geniali, bastano altre cose ma è vero anche il contrario, il genio è popolare perché le sue invenzioni diventano popolari. Steve Jobs è un genio ed è popolare perché i suoi prodotti sono popolari; Mark Zuckerberg è un genio ed è popolare perché tutti i social network di sua proprietà sono popolari. Potremmo andare avanti in eterno. Credo che le persone geniali non smetteranno mai di nascere, tanto quanto quelle stupide, la differenza tra l’uno e l’altro è che il genio è spesso incompreso, lo stupido viene, troppo spesso, emulato.

Sarebbe il caso di farsi delle domande, non credete?

“Il genio senza ingegno è una barca senza remi.”

(Ugo Ojetti, “Sessanta”, 1937)

Arianna Forni

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