“C’è una sola grande moda: la giovinezza.”

(Leo Longanesi)

Per poter essere, completamente, in accordo con la citazione di Leo Longanesi bisognerebbe eludere, ed escludere, un mondo, artificioso, apparente, economicamente florido, presente in ogni dove e, in ultima analisi, bruciare il contenuto di tutti i nostri armadi ed iniziare ad indossare sacchi di iuta. In questo modo, forse, la giovinezza potrebbe prendere il sopravvento sulla moda ma, come pare ovvio, non può essere una soluzione. Viviamo in una società in cui l’effetto moda è arbitrario quanto l’effetto serra, la moda si impone sul nostro modo di predisporci, mentalmente e psicologicamente, nei confronti della globalità. L’abbigliamento conta, eccome se conta. L’abito fa il monaco e ha una notevole importanza nel riconoscimento sociologico di accettabilità, inserimento, considerazione. Sfido chiunque a presentarsi ad un ricevimento in pantalone corto, stile surfer americano, infradito e canottiera, è molto probabile che, sebbene muniti di invito, ci invitino a tornare a casa a cambiarci prima di entrare, come è ovvio che sia. Il decoro fa parte dell’educazione e di una buona cultura generale d’insieme. L’abbigliamento ha un valore rilevante, alle volte discriminante, altre coinvolgente. Può essere che non sia indispensabile seguire la moda della stagione in corso ma resta imprescindibile abbigliarsi, quindi presentarsi, adeguati alla situazione. In spiaggia andranno benissimo anche le infradito e il pareo, nonostante tutto c’è pareo e pareo, c’è infradito e infradito. Insegnare l’eleganza è impossibile, il portamento è innato, la classe è personale, intima, niente e nessuno potrà mai regalarci regalità. In fin dei conti, però, portafoglio permettendo, si possono acquistare abiti all’ultimo grido, sfoggiare tessuti importanti, farsi vedere agghindati in abiti lussuosi, qualcuno si volterà ad osservarci ma, credetemi, anche l’abito più costoso al mondo se indossato dalla persona sbagliata potrebbe trasformarsi in uno scempio. Il portamento è la sola cosa che conta. L’eleganza non è, solo, del vestito è, più che altro, di chi lo sta indossando. Il must è essere sempre adeguati alle varie circostanze della vita, farsi trovare pronti, preparati e, beh, vestiti bene, d’altra parte anche l’occhio, come si suol dire, vuole la sua parte ma, purtroppo, per la maggioranza delle persone, l’essere ben vestiti non comporta, anche, l’avere una buona cultura, un bel modo di parlare, un ottimo aplomb e quel fascino, dono e virtù, di pochi eletti. Nel quadro di Boldini, in apertura, trovate un chiaro esempio di eleganza e portamento in un abito meraviglioso. Oggi, invece, facciamo i conti con i fashion influencer, tra i più famosi? Beh, Chiara Ferragni, Mariano di Vaio, Giulia Valentina, Paolo Stella. Non abbiamo nemmeno bisogno del Personal Shopper, ci basta guardare i loro profili Instagram, le loro stories e gli eventi a cui partecipano, avremo, sicuramente, parecchio materiale su cui concentrarci per scegliere il nostro prossimo outfit, non sempre, però, possono insegnarci quell’eleganza e quel portamento delle dame di Giovanni Boldini.

Giovanni Boldini - Ritratto di Mrs. Howard Johnston (1906) collezione privata - da Vestiti d'Arte
Giovanni Boldini – Ritratto di Mrs. Howard Johnston (1906) collezione privata – da Vestiti d’Arte

Prendiamo, ad esempio, Chiara Ferragni, famosa per il suo fiuto per gli affari in ambito fashion, sempre presente alle sfilate più importanti, agli eventi più cool delle varie stagioni, presente nel settore con la sua stessa collezione, conosciuta per il fidanzamento ufficiale con Fedez, per il figlio Leone, per i suoi 14 milioni di followers su Instagram e le conseguenti collaborazioni con importanti brand. Ha abbandonato la bellezza della vita privata per renderla pubblica e lucrare su questo, ci è riuscita, direi molto bene, suvvia, la seguiamo tutti, è brava, si fa voler bene e riesce a coinvolgerci nelle sue attività quotidiane. Ora, però, vi mostro una foto del Red Carpet di Cannes 2018, in cui, la Ferragni, indossa un abito di Alberta Ferretti:

Cannes 2018, Chiara Ferragni - da NanoPress
Cannes 2018, Chiara Ferragni in Alberta Ferretti – da NanoPress

Meraviglioso, quasi principesco ma, personalmente, pur adorando questo vestito, non la vedrei proprio alla corte della Regina Elisabetta mentre la dama di Boldini potrebbe essere, perfettamente, a suo agio. Senza nulla togliere alle sue capacità imprenditoriali, ormai sotto gli occhi di tutti, la trovo un po’ fuori luogo, è addobbata a festa non è elegantemente vestita per una cerimonia, nonostante il modello di Alberta Ferretti sia, a tutti gli effetti, adeguatissimo. Ciò che conta, ripeto, è il portamento. Bella, sì, ma poi? Gli abiti non sono finiti quando restano sul manichino, devono essere riempiti con personalità, devono prendere vita, sono davvero in poche, e in pochi a riuscirci appieno.

Dior, Charlize Theron, Voile de Parfum - da Moda e bellezza
Dior, Charlize Theron, Voile de Parfum – da Moda e bellezza

Spostiamoci, per un attimo, sulla moda maschile, un altro settore in netta crescita in cui, a maggior ragione, l’uomo deve essere elegante ma non basta, deve essere raffinato, laddove per raffinatezza si intende, sì, il portamento, ma soprattutto il savoir faire condito di tanta cultura e un parlare forbito, tanto quanto in ambito femminile, con quel tocco in più: il galateo, perché l’uomo può essere perfetto, se visto in foto, ed essere repellente se guardato, direttamente, in viso. Prendiamo da esempio un altro quadro di Giovanni Boldini, lui, sì, che ne sa di moda:

Ritratto di Robert de Montesquiou, 1897, olio su tela, 116x82,5 cm, Museo d'Orsay, Parigi - da Wikipedia
Ritratto di Robert de Montesquiou, 1897, olio su tela, 116×82,5 cm, Museo d’Orsay, Parigi – da Wikipedia

Ed ora paragoniamolo al n° 1 dei fashion influencer mondiali, in ambito maschile: Mariano di Vaio. Un giovane, classe 1989, una moglie, due figli e, circa, 7 milioni di followers su Instagram. Recentemente ha, addirittura, lanciato la sua collezione personale. Veste, quasi sempre, quel classico che dovrebbe essere elegante. L’abito fa il monaco, è vero, ma spesso la pettinatura, qualche catena di troppo, oro non richiesto e il, famoso, portamento, possono rovinare perfetti abbinamenti:

Mariano di Vaio, collezione Mariano di Vaio - da Crisalide Press
Mariano di Vaio, collezione Mariano di Vaio – da Crisalide Press

La Belle Époque è quel periodo, intorno agli ultimi vent’anni dell’Ottocento, precedente la Prima Guerra Mondiale, in cui inizia a svilupparsi un contesto socio-culturale e artistico che comprende anche la moda. Trovo molto carina, quasi divertente, la citazione di Henry David Thoreau:

“Ogni generazione ride delle mode vecchie, ma segue religiosamente quelle nuove.”

(Henry David Thoreau, “Walden ovvero Vita nei Boschi”, 1854)

L’abito prende il sopravvento, gli stilisti iniziano ad essere presi in considerazione, si susseguono, uno dopo l’altro a colpi di forbice e cuciture. La moda diventa un vero e proprio business. Dopo i primi anni di rodaggio emerge Paul Poiret, nato nel 1879 e morto nel 1944 a Parigi, con le sue novità, direi drastiche, in ambito femminile è riuscito a spostare i limiti, imposti dalla moda del periodo, un po’ più in là, oltre l’immaginabile. I suoi bozzetti sono rimasti nella storia come vere e proprie opere d’arte:

Paul Poret, 1908 - da Roses & Tulips
Paul Poret, 1908 – da Roses & Tulips

Persino il disegno riesce ad avere fascino, a catturare l’occhio e far sognare. Questa è proprio arte, è “La Mode Artistique”. I tempi cambiano e cambia il modo di presentarsi, di parlare, di muoversi ma resto convinta del fatto che eleganza e portamento non cambino mai, siano sempre gli stessi, non devono cambiare perché fanno parte della società, non, necessariamente, dell’alta società ma di tutti coloro che hanno, nel sangue, il piacere di essere belli sia fuori, nell’abito, che dentro, nello spirito. Oggi spesso ci si copre, non ci si veste nemmeno, siamo in un contesto in cui è tutto concesso, anche scendere in strada privi di pubblico decoro, lo trovo aberrante perché è sminuente, distrugge l’essenza stessa dell’umanità, del rispetto. La stessa cosa vale per chi si presenta in modo eccessivo, inadeguato, fuori tema, fuori, e basta. Esiste la cultura che ci garantisce di saper scegliere cosa è giusto e cosa, invece è sbagliato. Quella cultura d’insieme che parla alla nostra mente consigliandole, sempre, il meglio.

Quella che sto per mostrarvi è l’immagine più agghiacciante della moda di oggi:

SETTIMANA MODA DONNA
SETTIMANA MODA DONNA, MILANO

Sfilate, sfilate, sfilate su sfilate, centinaia di modelle che percorrono chilometri di passerelle per mostrarci come dovremmo vestirci, di che colore, che scarpe indossare e quale accessorio non potrà mancare nei nostri cassetti. Forse stiamo esagerando. Non contesto il meccanismo della moda, non contesto gli stilisti, quando qualcosa funziona è giusto perseguire i propri obiettivi e proseguire nella direzione prescelta, è l’esagerazione a diventare un problema. Ormai non basta più scegliere il proprio stile, bisogna adattarlo alle richieste della massa per non essere out of time, questo non è giusto, questo mi sembra troppo. Ogni anni il colore di moda cambia, in certi ambienti lavorativi non ci si può permettere di presentarsi troppo easy e l’abito della stagione passata è già visto. Bisogna fare shopping, spendere e spandere, altrimenti si rischia una fucilata, metaforica, che potrebbe chiuderci alcune porte aperte con fatica, improba.

La scuoda di moda - da Istituto Marangoni
La scuoda di moda – da Istituto Marangoni

Possiamo sempre pensare di iscriverci all’Istituto Marangoni, a Milano, uscire con un bel po’ di denari in meno ma una strada spianata da fashion influencer. Alla fine, pensandoci bene, potrebbe essere un bel lavoro, anche i meno noti hanno il loro bel giro di lavoro. Sia in campo maschile, come Paolo Stella, con 283mila followers su Instagram:

Paolo Stella, per Bulgari - da Corriere della Sera
Paolo Stella, per Bulgari – da Corriere della Sera

Sia in ambito femminile, come Giulia Valentina, con 438 mila followers, sempre, su Instagram:

Giulia Valentina - da Style 24
Giulia Valentina – da Style 24

Alla fine non importa quale sia il nostro, il vostro, lavoro, l’importante è avere personalità, meglio condire il tutto con una buona conoscenza della lingua italiana, una cultura generale forbita, per permetterci di sostenere qualsiasi conversazione, e, infine, un bell’abito, ben riempito, ben indossato, che scivoli sui nostri fianchi con nonchalance; è sempre meglio sentirsi regali, esserlo nel proprio intimo, con la delicata raffinatezza per non mettere, mai, nessuno in imbarazzo.

“A volte, quando ti girano, non c’è niente di meglio che andare in corso a comprarti qualcosa. Qualsiasi cosa, anche una scemata, anzi, preferibilmente scemata: che costi poco, che sia assolutamente superflua e il cui unico scopo sia di darti soddisfazione. Vedi una cosa, la desideri, entri e la ottieni; se si esclude lo shopping, non capita spesso.”

(Marco Malvaldi, “Il gioco delle tre carte”, 2008)

Arianna Forni

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1 Comment

  1. ” La scimmia-capo, a Parigi, si mette in testa un cappello da viaggio, e tutte le scimmie americane si affrettano a imitarla.”……Walden è un capolavoro ed ha ragione Thoreau quando dice che salutiamo i vestiti e non le persone che li indossano.

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