“Data l’esistenza della fotografia e della cinematografia, la riproduzione pittorica del vero non interessa né può interessare più nessuno.”

(Giacomo Balla, da Manifesto del colore, 1918)

Citazione agghiacciante tratta, appunto, dal Manifesto del colore, del 1918. Giacomo Balla era già proiettato nel futuro, nella tecnologia in fase di crescita, nel rispetto delle idee di avanzamento e velocizzazione, di un movimento progressista ma spento, in continuo sviluppo, in ascesa verso un divenire, ancora, sconosciuto. Siamo in balia del nostro stesso tempo, in balia del movimento, in balia del nostro cervello, delle nostre idee, di quelle convinzioni irrevocabili, inamovibili. Pensieri, a volte ideologicamente produttivi, spesso, invece, distruttivi. L’uomo vive, respira e crea, proprio come centinaia di anni fa. Non è cambiato niente, se non fosse per la tecnologia, per i social network, per i selfie e l’andamento costante dell’apparenza, a tutti i costi, saremmo sempre uguali a noi stessi. A discapito delle nostre invenzioni, alla Archimede Pitagorico, abbiamo sempre gli stessi sogni, il primo è il protagonismo:

Archimede con Edi - da PaperPedia
Archimede con Edi – da PaperPedia

Balla, però, è riuscito a distinguersi all’interno di un contesto molto particolare. Si cercava di progredire rapidamente per arrivare al domani velocemente, con la fretta di chi non sa aspettare, di chi vuole di più, più di ciò che possiede, più di ciò che ha saputo ottenere, fino a quel momento. Si perde l’attimo, si perde la soddisfazione, si va avanti a testa bassa, si vuole qualcosa che superi l’immaginazione, qualcosa che oltrepassi il sogno. Desiderare di più fa perdere il bello di aver raggiunto un obiettivo ma, d’altra parte, permette, anche, di non adagiarsi sui propri stessi risultati. L’idea futurista risiede in questa citazione:

“Il gesto per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale.”

(da Manifesto tecnico della pittura futurista, 1910)

Eterno, etereo, univoco, universale, continuativo, prolungato nel tempo, al fine di non morire mai. Un Super Uomo, come Gabriele d’Annunzio, un individuo che sappia resistere alle intemperie della vita, allo scorrere, inesorabile, del tempo, al mutare dello spazio, alla continuità, ai ricambi generazionali. I futuristi ci sono riusciti, non solo loro, tutti gli artisti sono ancora vivi tra noi e ci parlano attraverso la loro stessa produzione. Balla voleva qualcosa di più, voleva inserirsi nel contesto, di quel grande Manifesto Futurista, pur restando sé stesso; lo dimostra attraverso la diversità delle sue tele, dei soggetti dipinti, del suo occhio nell’osservazione del mondo. Quella sigaretta accesa, appoggiata ad un posacenere trasparente, accanto ad un mazzo di fiori, quel fumo, vivo, che continua a bruciare proprio come il cuore, ardente, che pulsa in ognuno di noi. Non è un quadro futurista, è un’opera tarda, eppure conserva il movimento, conserva la caducità della vita terrena, proprio, nel lento consumarsi di una sigaretta accesa. Prima o poi si spegnerà e sarà allora che avremo le risposte, solo allora sapremo cosa possa essere ritenuto importante e cosa, invece, non possa esserlo. I fiori appassiranno, i colori svaniranno nel nulla, lasciando solo il ricordo di un profumo, di un odore acre; un ricordo fisso, fissato in questa tela. Non ha niente a che vedere con le sue opere futuriste ma lo trovo più, concretamente, futurista di “Mercurio che passa davanti al Sole”:

Giacomo Balla, Mercurio che passa davanti al Sole (1914)
Giacomo Balla, Mercurio che passa davanti al Sole (1914)

Oppure di “Velocità astratta”:

Giacomo Balla, Velocità Astratta, 1913
Giacomo Balla, Velocità Astratta, 1913

Queste opere rispecchiano, alla perfezione, il concetto di dinamismo, di velocità nello spazio e nel tempo, di assuefazione ad un concetto nuovo, la riduzione delle distanze, la capacità umana di creare una nuova antropologia del movimento. Non è più l’uomo a costituire il centro del proprio universo, sono le macchine, è la fretta di raggiungere un divenire senza lasciare la possibilità, ad ogni storia, di trovare il suo sbocco, di sciogliere il proprio soggetto, quel dilemma con cui tutto nasce e tutto muore. Nei quadri futuristi di Balla, così come di Boccioni, Carrà, Russolo, Pratella, Marinetti e Severini, la ricerca è l’avanzamento, solo l’avanzamento, fine a sé stesso, con l’unico scopo di precorrere i tempi per arrivare primi. Dove? Con che scopo? La vita va vissuta, bisogna lasciare che quel divenire, finalmente, divenga, al momento giusto, con i giusti tempi, con la giusta attesa. Non si può scappare dal domani ed è inutile volerci arrivare per primi, il rischio è quello di cadere, di inciampare, nessuno potrà mai dirci se saremo, o meno, in grado di rialzarci. Forza, coraggio, dedizione. Il tempo corre, l’uomo dovrebbe passeggiare assaporando la vita, la sua vita. Nulla più di questo può permetterci di rendere arte la nostra essenza, vera, profonda, sensoriale, sentimentale. Osservare e guardare, come lei:

Giacomo Balla (1871-1958) - daTutt'Art@
Giacomo Balla (1871-1958) – da Tutt’Art@

Lei che si pettina i lunghi capelli, con quella spazzola in movimento, morbida sulla sua chioma rossa, quel sorriso appena accennato, quel piacere visibile nei suoi occhi socchiusi, quel candore in una pelle chiara illuminata dal sole, forse, davanti ad una finestra aperta. Un momento di relax come tanti, un attimo per sé, un istante per pensare, per prendersi cura del proprio corpo e del proprio spirito, contemporaneamente. Lei, delicatamente accarezza i suoi capelli, con attenzione, con maestria, un gesto che denota un movimento costante, un movimento futurista nel cogliere un secondo della quotidianità di chiunque. Appare bella, è bella ma è futurista? Lo è nel concetto stesso di futuro, di trasformazione, della bellezza di oggi, nel fluire momentaneo e nel suo sfiorire temporale. Uno scatto, un’impressione. Ecco, per me questo è Balla, il resto fa parte di un manifesto, di un contesto dal quale non si sarebbe potuto allontanare più per marketing che per reale cognizione e filosofia. Lo stesso possiamo dire per un’altra opera statica, nell’immagine, ma veloce nel significato di caducità dell’essere e dell’essenza:

Giacomo Balla, Penombra, Riflesso di Tulipani, 1940 - da Cambi Auction House
Giacomo Balla, Penombra, Riflesso di Tulipani, 1940 – da Cambi Auction House

Fiori recisi, tutti sappiamo quanto breve sia la loro vita ma qui, nella sua opera del 1940, vivranno per sempre. Cosa c’è di più futurista di questo? Forse, il riflesso stesso di quel vaso sul tavolino, forse, la disposizione del drappo alle sue spalle, forse, gli stessi tulipani. La quotazione di quest’opera di aggira attorno ai 50 / 60.000 €, niente, se pensiamo a quanto importante sia quella firma, ben visibile sotto l’angolo del comodino, alla vostra sinistra. Eppure, così come la ragazza dai capelli rossi e il fumo della sigaretta accesa, riesce a colpire il nostro intimo, ancora, di più, rispetto a “Dinamismo di un cane al guinzaglio”, del 1912:

Dinamismo di un cane al guinzaglio. Giacomo Balla, 1912 - da ARTE
Dinamismo di un cane al guinzaglio. Giacomo Balla, 1912 – da ARTE

La quiete, alle volte, sa essere più dinamica di una corsa sfrenata. La pace, altre volte, può dimostrarsi più futurista di una navicella spaziale, di una istallazione tecnologica, di un grattacielo, di una super-car. Quella quiete l’aveva scoperta anche Giacomo Balla, l’ha fermata in una grande opera dal significato profondo. Statica, immobile, pacifica, silenziosa, eppure, viva nella nostra mente, viva in ciò che vorremmo carpire e capire da quel binocolo appoggiato sulla finestra, le lenti riposte sul davanzale, a chiudere lo spazio visivo, lasciando un solo desiderio: prenderlo in mano, sollevarlo e ammirare lo splendore di ciò che, in quell’istante, è invisibile ai nostri occhi, così come a quelli del pittore:

Giacomo Balla, Finestra di Dusseldorf, 1912 - da Archiwatch
Giacomo Balla, Finestra di Dusseldorf, 1912 – da Archiwatch

Era il 1912, lo stesso anno di “Dinamismo di un cane al guinzaglio”, ci sarà un motivo che possa legare tutto questo, ci sarà un perché. Non abbiamo la fortuna di poterglielo chiedere ma abbiamo l’onore di poter osservare, ancora.

“I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo, e i divani entrano in noi.”

(da Manifesto tecnico della pittura futurista, 1910)

Arianna Forni

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