“E finalmente io ti domando, oh uomo sciocco: Comprendi tu con l’immaginazione quella grandezza dell’universo, la quale tu giudichi poi essere troppo vasta? Se la comprendi, vorrai tu stimar che la tua apprensione si estenda più che la potenza divina, vorrai tu dir d’immaginarti cose maggiori di quelle che Dio possa operare? Ma se non la comprendi, perché vuoi apportar giudizio delle cose da te non capite?”

(Galileo Galilei, “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, 1632)

L’immaginazione non basta, può solo consolare la necessità di avere delle risposte, può colmare il vuoto cosmico dentro il nostro Io interiore, può darci una parvenza di pace, di conoscenza ma, ripeto, non basta. Le risposte non arriveranno mai, nemmeno da chi se ne occupa, con costanza e competenza, nemmeno dai professionisti del settore, noi possiamo solo sognare, guardare il cielo, le stelle, osservare, leggere, studiare, qualora vi sia l’interesse, e continuare a farci delle domande. Le stesse che ci ha posto Galileo Galieli nel 1632. Siamo formiche in un mare infinito, un cosmo regolato da leggi supreme a noi sconosciute, leggi che ci pongono nella condizione di non sapere dove stiamo andando né, in definitiva, esattamente, da dove veniamo e perché, soprattutto perché. Non ci è stato, mai, spiegato, convogliamo tutto nella religione, nelle nostre credenze, popolari o personali, ci siamo creati un mondo di spiegazioni tra le più disparate. Ognuno ha il suo modo di guardare alla cosmologia, alla scienza; ci sono gli scettici, i complottisti, ci sono i creduloni, gli amanti dei misteri, coloro che vedono UFO ovunque, quelli che pensano, fermamente, di vivere in un mondo costellato da incongruenze, ancora più misteriose dell’universo stesso. Io mi trovo nel mezzo ed evito di cercare delle risposte, mi limito a vivere la mia vita; d’altra parte è quello che fa il novanta per cento della popolazione, sana di mente. Martellarsi il cervello alla ricerca di risposte impossibili serve solo a nutrire la nostra instabilità psicologica. Restiamo con i piedi saldi al terreno, tanto più in là non possiamo andare, non ne abbiamo le capacità. Ciò che è stupendo, invece, è il fatto di poter immaginare, di potersi immergere nei sogni, di poter elaborare teorie proprie, sulla base delle conoscenze che, chi più chi meno, ci siamo costruiti negli anni. Chi siamo noi? Dove stiamo andando? Perché? L’universo si espande, continua ad aumentare la sua superficie e, con essa, la presenza di corpi celesti, di pianeti, di stelle, di buchi neri, di galassie. Noi siamo qui, su un piccolo pianeta che ci ha dato la possibilità di vivere. Forse, dovrebbe bastarci questo, forse, non dovremmo farci altre domande ma senza di esse, senza essere, non sarebbe possibile, nemmeno, avvicinarsi al progresso. Torniamo al discorso legato ad un progresso involutivo di un popolo stantio e statico, la cui curiosità si è fermata all’età infantile per vivere il resto dei suoi giorni alla ricerca dei like sui social network, per emulare i propri idoli. Certo, però, che se ci fossero idoli colti e saggi anche la popolazione avrebbe qualcosa di educativo da emulare. Siamo alle solite. Stolti. Io mi appoggio all’arte, di ieri e di oggi, gli artisti hanno una sensibilità maggiore, che sia data da sofferenze interne, da un malessere intimo o da visioni notturne non è importante, ciò che conta è quello che vogliono, e riescono, a mostrarci. Il cosmo in mano ad un popolo di inetti, la cosa stride e striderebbe in qualsiasi epoca, oggi, però, crea un fastidioso rumore di unghie affilate grattare su di una vecchia lavagna, in una classe elementare degli anni ’90. Da brividi, altro che film horror.

“La cosmologia ci porta a confrontarci coi misteri più oscuri, domande che finora erano affrontate soltanto dalla religione e dalla mitologia.”

(Carl Sagan, astronomo, divulgatore scientifico e autore di fantascienza statunitense, 1934-1996)

GIUSEPPE MODICA Geometrie di un cielo di notte 2016 - da Artemagazine
GIUSEPPE MODICA Geometrie di un cielo di notte 2016 – da Artemagazine

La luna, le costellazioni, la luminosità che invade le notti e ci lascia basiti, i fenomeni naturali del cielo, l’eclisse, le supernovae, il sole, con i suoi caldi raggi riesce a trasmettere buonumore e serenità, la notte, invece, fa paura. Chissà cosa succederà domani. La geometria del quadro di Giuseppe Modica è matematica, è scienza, racconta il nostro cielo come una tavola tecnica, un disegno preciso dove le stelle formano parallelepipedi stabili, precisi, colti in un istante di quiete immensa. Eppure, sappiamo bene che quell’istante non è altro che lo specchio di un passato lontano, quelle stelle potrebbero non esistere più, noi vediamo la luce, una luce che, con certezza, possiamo dire essere stata essenza di quel cielo, chissà quando, chissà quanto tempo fa. Già, è arte anche questa, è arte sapersi immergere in questo contesto e provare a darsi delle risposte ma l’arte più grande non sono le risposte corrette, bensì, porsi le domande giuste. Sono le domande ad indicarci la strada, se conoscessimo tutte le soluzioni non avremmo motivo né di vivere né di muoverci. Pensateci bene. Allora ci affidiamo alla religione, a quella creata dalla dottrina, dalla Chiesa, dalla Bibbia, oppure ad una nostra religione interiore, a cui facciamo affidamento per avere un motivo di speranza e un monito per assicurarci un comportamento adeguato. Non tutti ne sono capaci, la maggioranza di questo popolo bue non crede in niente se non nel dio denaro, vile e schifoso mezzo di scambio e di apparenza emblematica, spesso legato, in modo inscindibile, alla stupidità umana. Credere in qualcosa è fondamentale. Si può credere in Dio, ripeto, ma si può, altrettanto, credere nella scienza, nell’arte, nella letteratura, nella storia, tutti argomenti verso i quali bisogna avere rispetto, qualsiasi sia la nostra vocazione. Voi in cosa credete? Magari negli angeli, come quello di Alessandro Gerull:

Alessandro Gerull, ANGELO, vernice spry su tela cm 60×100, da Picbear
Alessandro Gerull, ANGELO, vernice spry su tela cm 60×100, da Picbear

L’angelo custode, quello che protegge i nostri passi, i nostri sogni e il nostro futuro. L’angelo, unico portatore sano di verità e di sicurezza. Forse, ognuno di noi ne ha uno, artefice dei nostri successi e della nostra rivalsa sul dolore subito, o sulle ingiustizie di un mondo infame, come il nostro. Intanto guardiamo le stelle, come ne “Il Re Leone”, uscito, in Italia, il 25 novembre 1994:

Mufasa: Simba, lascia che ti dica una cosa che mio padre disse a me. Guarda le stelle. I grandi re del passato ci guardano da quelle stelle.
Simba: Davvero?
Mufasa: Sì. Perciò quando ti senti solo, ricordati che quei re saranno sempre lì per guidarti. E ci sarò anche io…”

Il Re Leone, Mufasa e Simba - da FilmPost
Il Re Leone, Mufasa e Simba – da FilmPost

Credo che a tutti noi piacerebbe sapere cosa c’è oltre quel cielo stellato, cosa vive lassù, dove andremo, dove stiamo andando, quale dovrebbe essere lo scopo di tutta la nostra esistenza, se ci sono o meno altri esseri viventi in quell’Universo, tanto vasto quanto l’infinito. Ci piacerebbe, sì, ma poi? Cosa ci servirebbe saperlo se non siamo nemmeno in grado di governare noi stessi, di gestire questo Pianeta, questa Terra, ogni Paese che la occupa. Siamo allo sbaraglio, siamo degli incapaci, tutti, i saggi sono pochi e non hanno ancora trovato il modo per farsi ascoltare. C’è poco da fare, dobbiamo fidarci, di noi stessi, di chi ci sta accanto, del nostro domani, delle nostre forze. Dobbiamo fare affidamento su ciò che abbiamo ed esserne fieri, camminare a testa alta perché:

“Dell’universo abbiamo solo visioni informi, frammentate, che completiamo con associazioni di idee arbitrarie, creatrici di suggestioni pericolose.”

(Marcel Proust)

Il pericolo ci mette di fronte a problemi molto più grandi di noi, a volte irrisolvibili, a volte, se aiutati, possono trovare una svolta positiva ma nessuno vuole mettersi sul limitare del burrone per guardare in basso, la testa, lo sappiamo, pesa di più di tutto il resto del corpo. Ci sarà un motivo. Il nostro cervello, conosciuto solo per un misero cinque per cento, può darci una mano nel ragionamento, nel soppesare l’esperienza per un divenire glorioso. Sappiate, però, che la gloria non equivale al plauso, significa felicità. L’importante non è sapere tutto, l’importante è essere felici di ciò che si sa, con certezza.

“Dal passato puoi scappare… oppure imparare qualcosa.”

(Rafiki, da “Il Re Leone”)

Arianna Forni

Passeggiata nell'immensità (Flaviano Crocetti) - da ioarte
Passeggiata nell’immensità (Flaviano Crocetti) – da ioarte

 

 

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