“Accorgersi
nel caos dell ipermercato
O in un beato megastore
Della bugia che sta alla base del mondo
In un secondo
Coglierlo
Spogliato e crudo
Il nulla …”

(Baustelle, Il nulla”, 2005)

Catapultati nel mondo, catapultati nella realtà dal sogno, catapultati in mezzo alla gente, nel caos del lavoro, della vita quotidiana, catapultati nell’essere. Ci si può trovare spaesati, persi, inconsapevoli e, alle volte, spaventati. Proprio in questo frangente, i saggi, si accorgono, si accorgono di esistere, nella contemplazione del marasma comune che ci accomuna. Ci si accorge di essere individuali nella complessità cosmologica di un mondo finito seppure senza una apparente fine. Il termine, l’obiettivo, la finalità, il modo giusto di porsi e proporsi sono solo l’insieme di un uomo carismatico, con un peso in sé, e per sé, utile alla sopravvivenza, alla sopportazione, alla capacità di essere felici e soddisfatti di ciò che si riesce a fare, di come si riesce, effettivamente, a condurre la propria vita. Uno spettacolo senza fine, con un inizio chiaro a tutti, un evolversi differente l’uno dall’altro e un capolinea non identificato, forse esiste, forse no, forse cambia solo forma, forse si sposta altrove, forse ci permette di restare ciò che siamo in una stringa parallela per vivere ancora, per vivere con un bagaglio di esperienza alle spalle non indifferente, l’importante è preparare un bagaglio culturale, fatto di contesti, situazioni, studio e nozioni utili, giuste nel bene e consapevoli nel male, nel dolore. Quel bagaglio è ciò che abbiamo già cominciato a caricare sulle nostre spalle, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, chissà, magari ci sarà utile nel momento di scendere da questo nostro primo treno, per salire su quello successivo. Corre, corre a perdifiato, fischia su quei binari non sempre paralleli, non sempre continui, non sempre lisci e puliti, corre. Corre perché non ci si può fermare, mai, si può solo andare avanti, guardando l’orologio girare, le lancette segnare i minuti e le ore, le giornate volare, l’una dopo l’altra. Mille perigli, mille pensieri, tanti problemi da risolvere e poi arrivano le soddisfazioni e ci sentiamo dei Re, sentiamo il plauso e gli applausi di un pubblico che non esiste o è costituito da quelle poche, pochissime, persone che ci sono accanto. L’importante è accorgersi, accorgendosi ci trasforma in arte, ci si accorge dell’arte di vivere. Opulenza dell’essenza dell’uomo di oggi, opulenza dell’essenza dell’uomo di ieri, del periodo Barocco, dei grandi abiti, dei gioielli sfarzosi, del lusso sfrenato, opulenza nell’essere uomini tecnologici, volti all’avanzamento continuo, senza conoscerne, esattamente, i risvolti, siano essi positivi o negativi. Siamo sempre gli stessi, gli stessi che non si accorgono, gli stessi che quando si accorgono cercano di frenare la corsa del treno ma non ci riescono, non si torna indietro, si prosegue cercando di migliorarsi, di migliorare il proprio microcosmo, di dare un senso alla propria esistenza artistica, nell’arte di sapersi comportare con eleganza nel portamento e nel bel parlare. Nell’atto di accorgersi si passa attraverso un momento di stallo:

“I suoni se ne stanno nella musica per rendersi conto del silenzio che li separa.”

(John Cage)

Il silenzio, quel rumore assordante che ci acceca, ci opprime la mente per poi schiudere un pensiero, bello, soave, un pensiero di vita, un pensiero felice. Siamo qui, su questa Terra, per fare del nostro meglio, per impegnarci, per dare il massimo, per esprimere tutte le nostre capacità, per imparare senza accontentarsi mai, siamo qui per accorgerci di essere imperfetti, nella ricerca di una perfezione oggettiva che non esiste se non nella soggettività individuale. Questo è lo spettacolo della vita, è il nostro grande show quotidiano, è il nostro film meglio riuscito, un colossal di cui siamo protagonisti indiscussi. Dobbiamo fare del nostro meglio. Per noi, non per gli altri, per noi e basta. Carichiamoci sulle spalle la nostra esperienza e tiriamola fuori quando serve, non sfoggiamo apparenza e intelligenza se non vengono richieste, rischiamo di sembrare opprimenti, oppressi e oppressivi nei nostri riguardi e nei confronti di chi, casualmente, attraversa il nostro vagone, del treno che corre, colmo di persone, tutte diverse, tutte costituite e costruite da un pensiero, mai comune, a volte condiviso, spesso distante l’uno dall’altro. Ci vuole rispetto ma altrettanta distanza da ciò che non ci piace, bisogna essere meticolosi e fermi nel proprio personaggio, nel proprio essere, più ci si fa coinvolgere dagli altri più si perde la propria carrozza, più ci si allontana dai propri obiettivi. Si può apprendere da tutti, bisogna apprendere da tutti ma bisogna farlo restando sempre sé stessi, nell’accorgersi continuo di ciò che siamo.

“Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. Ciò che conta è liberare il proprio io: lasciare che trovi le sue dimensioni, che non abbia vincoli.”

(Virginia Woolf)

NPG x27535; Virginia Woolf (nÈe Stephen) by George Charles Beresford
Portrait of Virginia Woolf by George Charles Beresford, 1909, da Wikipedia

Ciuf-Ciuf fa il treno alla partenza, per lo meno, così è come lo descriverebbe un bambino; Cof-Cof fa l’adulto che vuole inserirsi in una conversazione colorita, nell’intento di dire la sua, di esporre il suo pensiero, di accorgersi e di far accorgere, gli astanti, di qualcosa di diverso, magari non nuovo, solo osservato da un altro punto di vista. Il treno che sbuffa è esattamente come l’uomo che emette un suono gutturale capace di attirare l’attenzione, il treno, con quel soffio morbido, può riportare tutti noi sui banchi di scuola, da bambini, quando tutto era più semplice, quando per attirare l’attenzione bastava alzare la mano, quando per accorgersi bastava aprire la bocca, spalancare gli occhi e stupirsi.

Un treno dentro il quadro!, 1879 - Camille Pissarro (1830-1903)
Un treno dentro il quadro!, 1879 – Camille Pissarro (1830-1903) – da Stagniweb

Allora, forse, basta solo crescere, direte voi, in effetti è vero, più passano gli anni più la zavorra di esperienza si accumula e pesa sulle nostre spalle, eppure non basta solo il ticchettio dell’orologio, serve impegno e tanta dedizione, serve prendere le scelte giuste, imbroccare i binari migliori, quelli più stabili, più sicuri, che potranno portarci dritti verso una meta, altrettanto, gradevole. Ognuno di noi dovrà accorgersi delle persone che meritano di starci accanto, che meritano di viaggiare sul nostro stesso vagone, dormire nella nostra cuccetta, con i quali preparare il caffè alla mattina e ritrovarsi alla sera con tante, tantissime, cose da raccontare.

“Crescere significa scegliere come vivrai la tua vita.” […] “Sul campo di battaglia, o cresci in fretta o non cresci affatto…”

(Metal Gear Solid: Philanthropy, film italiano del 2009, regia di Giacomo Talamini.)

Arianna Forni

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