(il titolo è tratto dal 1° Best Seller del New Yourk Times, scritto da Mitch Albom nel 2003)

“La gloria di colui che tutto move

per l’universo penetra, e risplende

in una parte più e meno altrove. (vv. 1-3)

[…]

O divina virtù, se mi ti presti

tanto che l’ombra del beato regno

segnata nel mio capo io manifesti, (vv.22-24)”

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, Canto I)

La maturità ci concede il beneficio del dubbio, l’arte di porci delle domande a cui mai, mai e poi mai avremmo pensato in gioventù. Giovani, sì, significa tutto e significa niente, esistono vecchi di vent’anni e bambini di novanta, il tempo si mischia, si mescola, si amalgama, si fonde e si confonde, è il suo bello, è la continuità della specie, è la continuità di ognuno di noi. A volte, però, tutti, abbiamo la necessità di fermarci per osservare il bello e il brutto, del nostro passato, proiettandolo in un futuro incapace di darci tregua, anzi, ci incalza, ci chiama, ci esorta a darci una mossa; non c’è tempo da perdere. Noi, però, quell’attimo di serenità e riflessione, non vogliamo abbandonarlo, chiediamo ancora cinque minuti di tregua, cinque minuti per noi, cinque minuti per chiarirci le idee. Non bastano, non servono, sono troppo pochi, dobbiamo ripartire, siamo ancora più confusi di prima ma, d’altra parte, se non lo fossimo non rischieremmo di commettere altri errori, la perfezione annoia, la perfezione crea alte aspettative, troppe, la perfezione logora ed è stressante. Ci convinciamo di stare bene nella nostra imperfezione e andiamo avanti. Accettiamo la nostra consueta inconsapevolezza e proseguiamo, c’è chi sa dove vorrebbe arrivare, c’è chi, al contrario, si fa travolgere dagli eventi e soccombe nel suo stesso andamento, in quell’incedere lento ma inarrestabile. Ci chiediamo: dove siamo? Sulla Terra? Siamo già in Paradiso? In Purgatorio? O forse all’Inferno? Non ce lo hanno mai detto, viviamo di illusioni, di storie di fantasia create ad hoc per farci andare avanti , quasi, certi di un domani migliore; ma, di grazia, migliore di cosa? Credere in un futuro migliore sta alla base di una vita felice, in continuo progresso, in avanzamento, in un divenire gratificante che possa darci la forza unita allo sfoggio di grandi capacità professionali e culturali. Il dato di fatto è l’inarrestabile capacità, che tutti dovrebbero possedere, di mettersi in gioco, sempre, di continuare a studiare per accrescere le proprie competenze, di base, mirando alla propria vetta, ognuno ha la sua, chi più chi meno. Nell’immagine di apertura, opera di Michelangelo Pistoletto “Terzo Paradiso” si inizia già a capire cosa sia, davvero, ciò che vorremmo trovare in Paradiso, che esso si trovi in Terra, in Cielo oppure oltre ogni cognizione umana: Io – Noi – Te. Una famiglia unita nel segno dell’infinito, infinito amore, infinita partecipazione, infinita necessità di ruotare attorno ad un unico scopo, un unico compromesso che leghi senza scindere e, soprattutto, senza prescindere. Uno e Trino, un’immagine religiosa; la famiglia è un’immagine religiosa, dovrebbe esserlo, viviamo in un mondo aberrante in cui la psicologia materna e paterna sta perdendo corposità, si sta sfogliando come gli alberi in autunno, come “Soldati” di Giuseppe Ungaretti, del 1918:

“Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie”

Marcello Charanza, L'albero del Paradiso - da avanguardiaantiquaria
Marcello Chiarenza, L’albero del Paradiso – da avanguardiaantiquaria

Inconsistenza di una vita concreta che non lascia scampo. Cosa vogliamo fare? Dove vogliamo andare? Con chi? Le risposte dovrebbero essere semplici, siamo cresciuti in un nucleo societario utile a donarci delle conoscenze stabili, fondamenta solide sulle quali costruire, invece ci stiamo involvendo, involgarendo, stiamo tornando indietro, proprio adesso in cui sarebbe arrivato il momento di progredire. Perché? Non che sia difficile rispondere ma è doveroso farlo: non siamo più capaci di leggere l’arte che ci circonda, non siamo capaci di scovare il Paradiso attorno a noi, non riusciamo a capire cosa sia bello e cosa, al contrario, sia brutto. Siamo delle pedine nelle mani di qualcuno che vuole governare le nostre vite stando al di sopra delle parti, facendo i comodi di un potere supremo. Noi, non tutti per fortuna, ci stiamo uniformando a queste regole non scritte. Basterebbe imparare ad essere fieri e felici di sé stessi, con sé stessi. Basterebbe avere la propria più intima consapevolezza dell’essere nell’essenza stessa del Paradiso che ci stiamo costruendo, giorno dopo giorno. Appare troppo facile pensare alla vita, perfetta, dopo la morte, è molto più difficile pensare di avere una sola vita e doverla vivere nella propria imperfetta perfezione, capace di renderci indistruttibili. Basta poco, basta guardare l’arte del nostro tempo, basta paragonarla all’arte di ieri in cui il Paradiso non era così tangibile dalla mente umana ma c’era, era presente, era vivo, si sapeva, esattamente, cosa dover fare per poterci arrivare, si alzava lo sguardo:

Tintoretto – Incoronazione della Vergine, o Paradiso – 1579-1582 (già 1588) – Parigi, Musée du Louvre
Tintoretto – Incoronazione della Vergine, o Paradiso – 1579-1582 (già 1588) – Parigi, Musée du Louvre

La strada era ben delineata, era sufficiente attenersi ad una vita regolare, equilibrata, colta, leggera, allora, sì, sarebbe stato possibile avvicinarsi a quella “Incoronazione della Vergine”, a quel “Paradiso”. Eppure non bisogna andare così indietro per vedere il Paradiso, ce l’abbiamo sotto gli occhi ogni giorno, nelle famiglie unite, nelle case serene in cui le persone abitano in armonia, nella natura incontaminata, negli animali protetti e curati dall’uomo con l’amore fraterno, umano, che ci rende essere pensanti, che ci rende sociali e non sociopatici. Basta guardare le farfalle, quelle di Michael Gambino, ad esempio:

Michael Gambino, ritratto, installazione al Musée Lanchelevici di la Louvrière
Michael Gambino, Auto Ritratto, installazione al Musée Lanchelevici di la Louvrière

La pace psicologica di chi sa di essere presente grazie al suo passato, a quelle farfalle che arrivano fino all’istante attuale per poi volare via, di nuovo, verso il futuro, in crescita, in evoluzione. Quel ritratto cambierà nel tempo, non è “Dorian Gray”, è proprio questo a renderlo magico, a renderlo vivo, come le sue farfalle. Volano, non si fermano, portano con loro tutti i colori della vita, portano con loro la pace, la serenità, trasmettono equilibrio e dimostrano una crescita spirituale continua, non solo:

Michael Gambino. Geo-Graphia, 2014
Michael Gambino. Geo-Graphia, 2014

Mostrano, anche, l’impossibilità di disegnare un confine, di vita, preciso, senza cambiamenti di direzione, senza cambiamenti di idee, senza cambiamenti, punto. Loro volano e vanno dove le porta l’istinto, così fa l’uomo, la sola differenza sta proprio nell’intelletto, qualcosa che si può solo costruire negli anni, anni di sacrifici, anni di studio, anni ben spesi per aprire la propria mente ed andare avanti, fino al Paradiso.
Non so chi siano o chi vogliate incontrare nel vostro Paradiso, nel mio so esattamente chi saranno le persone al mio fianco. Per ora sono proprio cinque ma la vita è un ciclo, sono cinque oggi ma potranno essere di più domani, l’unica cosa di cui sono certa è che, in qualsiasi luogo la vita ci condurrà, ci sarà qualcuno ad aspettarci a braccia aperte, qualcuno di cui possiamo e potremo sempre fidarci.

“And in that line now was a whiskered old man, with a linen cap and a crooked nose, who waited in a place called the Stardust Band Shell to share his part of the secret of heaven: that each effects the other and the other effects the next, and the world is full of stories, but the sories are all one” (da “The five people you meet in heaven”, Mitch Albom nel 2003)

Arianna Forni

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