“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
la cui diritta via era smarrita.”
(Dante, Divina Commedia, incipit Inferno I)

ma…

“e s’io al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico”
(vv.118-120, Dante, Divina Commedia, Paradiso XVII)

Ecco schiudersi l’enigma dell’uomo, un uomo qualsiasi, non solo il Sommo Poeta, che crede di vivere due volte, di avere questo beneficio. Il Suo vivere due volte, però, si riferisce alla vita terrena, nonostante ne parli dal Paradiso, Lui, Dante, è sulla Terra, proprio dove vorrebbe vivere ancora, anche dopo la sua morte fisica, non vuole essere dimenticato, sa di essere, sì, tra color che son sospesi ma sa anche di essere talmente grande da poter vivere per sempre. Un concetto, questo, ancor più eclatante del Superuomo d’Annunziano. Onniscenza, onnipresenza, onnipotenza che creano, nella testa di alcuni, la convinzione, ben radicata, di poter vivere, davvero, due volte, di poter esistere in eterno. Ma chi vive due volte? Chi ha l’ardire della convinzione di essere eterno? Chi, in fin dei conti non muore mai? In linea di massima, i troppo buoni, i troppo cattivi e le menti geniali, tutti gli altri, nostro malgrado, sono solo di passaggio; per quanto siano ricchi, famosi, belli e ammirati arriverà sempre qualcuno di più ricco, più famoso, più bello e più ammirato ad oscurarne la vita e la dipartita. Eppure, sono in molti a credere di poter vivere due volte, di poter vivere come se avessero sempre una seconda possibilità, come se esistesse un rovescio della medaglia, utile a cambiare la propria esistenza a piacimento, a sensazione, a necessità. Di necessità virtù, dice il vecchio saggio ma la necesità, come l’occasione, rende l’uomo ladro, la virtù, così facendo, lascia il posto alla viltà del vile vivente che morirà tra le fiamme infernali, dimenticato. Oh anima persa, anima ignara, anima travagliata: cosa stai facendo? Cerchi, forse, il tuo spazio immortale tra la mortalità? Cerchi forse di vivere due volte? Inizia a vivere bene il tuo divenire, del doman non v’è certezza, forse ti ricorderanno, forse no, ma avrai dato il tuo massimo, il tuo meglio. Diamine che disperazione che arrovellamento mentale, che situazione difficile. Lo può spiegare molto meglio il quadro di Coubert, occhi sbarrati, mani tra i capelli, gote arrossate, fronte, visibilmente, contratta, i tendini dei polsi in tensione continua, non si sa cosa potrà accadere. Vivrò o non vivrò due volte? Magari per sempre, magari mai, magari solo adesso, solo la mia vita, la nostra vita. Difficile, eppure, compresibile.

Gustave Courbet, Uomo Disperato, 1884-1845, collezione privata – da due minuti d’art

L’uomo che vive due volte ha definizioni differenti, potrebbe avere due facce, potrebbe, invece, continuare a vivere tra i posteri, a cui va sempre addossato il compito dell’ardua sentenza. Siamo noi, da un certo punto di vista, a lasciare che gli artisti continuino a vivere attraverso le loro opere, loro ci sono riusciti, vivono due volte, vivono in eterno; siamo sempre noi a decidere chi debba essere dimenticato, a volte anche in vita, a volte eclissato nel suo mondo parallelo, incapace di incrociare il nostro, quello della società contemporanea in cui stiamo, concretamente, vivendo. Vivere due volte; piacerebbe a tutti, tutti vogliono essere ricordati. I nostri cari, i nostri avi, beh, loro vivono ancora, vivono per tutto il corso delle generazioni che avranno, almeno, sentito parlare di loro, e poi? Finita la stirpe, finita la vita, Terrena, quella Celestiale, ahinoi, non sappiamo nemmeno se esista veramente, possiamo crederci, è un bene, possiamo non crederci, è una scelta ma ciò che sarà non è dato a sapersi. Nel frattempo ci limitiamo a costruire il nostro presente, sulle basi del nostro passato, per impostare il nostro futuro, chissà che non serva a vivere davvero, due volte.

Max Ernst, Castor et Pollution, 1923, vienna, collezione privata – da ilfoglio

Blofeld: Lei ha fatto un errore, amico mio: nessun cosmonauta entrerebbe nella capsula portando con sé il condizionatore d’aria. [parla ai suoi uomini] Toglietegli il casco. [gli uomini di Blofeld tolgono il casco da cosmonauta a Bond e Blofeld lo riconosce] James Bond! Mi permetta di presentarmi: io sono Ernst Stavro Blofeld. Mi avevano detto che lei era stato assassinato a Hong Kong.
Bond: Sì. Questa è la mia seconda vita.
Blofeld: Si vive solo due volte, signor Bond.” (da Agente 007 – Si vive solo due volte, film angloamericano del 1967 con Sean Connery)

A volte è buffa e beffarda la vita, altre è regolare, razionale, regolamentata dalle nostre leggi, altre ancora è come una lente bifocale, se la guardi dall’alto appare in un modo ma guardandola dal basso sembrerà tutta un’altra cosa. Infondo, davvero, si vive solo due volte, quindi non è sbagliato credere di poterlo fare, o forse si? Sono dubbi esistenziali che ci pongono davanti a ciò che siamo, nel rispetto di ciò che facciamo. Molti di noi sono il lavoro che fanno, altri fanno un lavoro pur essendo altro, sono ambivalenti, sono ambigui e non arbitrari, sono un miscuglio di vite diverse; gestirne più di due sarebbe un problema anche per chi possiede un Q.I. tra i più eccelsi. Ma, quindi, l’uomo che pensa di vivere due volte chi è? Beh, è Dante, il Sommo Poeta eterno, è il Superuomo d’Annunziano, è Leopardi e i suoi turbamenti, capaci di continuare a torturarlo post mortem avvinghiandosi alle menti degli studiosi di oggi, di domani. Poi? Siamo noi, i nostri cari, chi ci sta vicino, le persone che ricordiamo con amore, con affetto, con amicizia. Tutti vivono due volte. In fin dei conti, quante parole vengono spese, a giudizio degli altri, senza che, questi altri, lo vengano a sapere? Tante, spesso troppe, questo è un metodo per far vivere una doppia esistenza a chi si sta preoccupando di vivere solo la sua, senza velleità particolari, senza chiedere niente in cambio, solo per avere la sua vita, il suo spazio, senza pensare, a vivere due volte. Basta una, vissuta bene. Appare emblematica l’opera di un giovane, classe 1989, di nome James R. Eads:

James R. Eads, Los Angeles, 1989 – da bizzarro

Dove, se non Los Angeles, è possibile vivere una seconda vita? La risposta è semplice, ovunque si possano incontrare persone diverse, culture diverse, abitudini diverse, laddove si possa mettersi in gioco mostrando qualcosa di differente rispetto a ciò che siamo, ogni giorno, minuto dopo minuto, all’interno del nostro mondo, a casa nostra, nel nostro ufficio, nei nostri spazi. Ecco, il segreto dell’uomo che pensa di poter vivere due volte: mettersi in gioco, viaggiare, scoprire, curiosare, incuriosirsi, studiare, accrescere la propria cultura per essere sempre diverso da sé stesso, sempre in crescita, in espansione mentale verso un dove sconosciuto che regalerà la sensazione di essere, sì, uno ma con la possibilità di sdoppiare le proprie sensazioni, le capacità sensoriali, vivendo, sì, due volte, tra la cruda e reale realtà e la mistica e introspettiva attività intellettuale, singola, univoca, personale. Non vi ho svelato niente, forse, ho solo chiamato qualcosa di comune con un nome diverso: vivere. Due volte.

Arianna Forni

Gustave Caillebotte – Uomo al balcone di Boulevard Haussmann, 1877 – da MilanoPlatinum


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