“Inflazione? La luce è refrattaria oltre le materie prime” (AF)

Al TATE Museum di Londra ho trovato questo:

TATE Museum, Londra 2018 – Carl Andre, “Equivalent VIII, Firebricks” 1966, 120 mattoni in materiale refrattario

Carl Andre è uno statunitense, con forti interessi nella cultura francese e anglosassone, appartiene, come appare evidente da quest’opera, alla corrente minimalista. Andre riesce a racchiudere, in un semplice, scarno e, a sguardi inconsapevoli, inutile oggetto, un’arte d’insieme. Attenzione, però, va osservata con un occhio attento per capirne lo scopo umanitario, inserito nel contesto, moderno, in cui compare. La materia prima, trasformata, dà la vita, smuove i mercati, attiva le imprese, sta alla base di tutto e di tutti, alla base del lavoro, alla base della crescita, alla base di un popolo, mondiale, vivo, viviente, produttivo a seconda delle necessità primarie. Bene, partendo da questo presupposto, partendo dal concetto di arte “refrattaria”, così dobbiamo chiamarla, possiamo, dunque, venire a noi, venire al punto, al nocciolo della questione: il prefabbricato in materiale refrattario. Non sto, sicuramente, parlando di nulla di strano per gli ingegneri dei materiali, per gli addetti ai lavori, forse anche per qualche curioso ignaro del secondo, o forse primo, significato di “refrattario”. In Italia esistono parecchie aziende a produrlo ma poche resistono senza delocalizzare altrove, nell’est Europa, prevalentemente, dove tutto costa meno, dove tutto permette di guadagnare e non sopravvivere, come noi. L’inflazione ci sta mettendo in ginocchio, l’Italia paga dazi per tutta l’UE, l’Italia è messa alle strette, deve vivere ma non la lasciano in pace, mai. L’inflazione. Basti pensare ai rincari che, dal primo Gennaio 2019, sono stati imposti sulle materie prime, scarseggianti, una guerra per accaparrarsi un buon approvvigionamento, pagamenti anticipati se no niente merce, in più, il rincaro arriva fino al 12% rispetto all’anno passato, un anno già faticoso, si preannuncia un nuovo anno di dissanguamento. Siamo refrattari, non si molla, anzi, si cerca di crescere grazie alle proprie tecnologie, alle proprie attitudini, all’entusiasmo che, mai, ci abbandona. In questo senso, esiste, ancora, qualcuno che crede nel Made in Italy, un marchio di fabbrica che, a suo tempo, era significativo di qualità, precisione, innovazione e solidità economica. La crisi ammazza, lo fa davvero, ci prova, persevera, aspetta di vederci implodere ma no, ci sono ancora degli eroi: gli imprenditori che vivono nella fede del proprio lavoro, hanno fiducia nei propri dipendenti, non sempre equamente ricambiata; imprenditori a cui stanno a cuore quelle famiglie mantenute da uno stipendio sicuro, sempre, pur nella fatica del momento. Sì, è un bagno di sangue ma, alcuni, costruiscono la propria mission sulla non-delocalizzazione, sul caro e buon Made in Italy. C’è luce, davvero, oltre il refrattario, oltre lo stantio e oltre quel materiale resistente a tutto, resistente al fuoco, alle alte temperature, refrattario, insomma, come molte persone.

Linco Baxo Industrie Refrattari S.p.A. – MAREF, Bondeno – diritti riservati, PIC by AF

In tutto questo c’è arte, quella vera, quella del lavoro manuale, con l’aiuto di macchine professionali, quell’arte di fare e di saper fare; poi, beh, c’è l’arte di saper vendere, nonostante i cecchini ci sparino addosso, uscendo con prezzi improponibili per i costi aziendali “italiani”. Ma allora perché stiamo qui? Siamo Italiani, con la I maiuscola, siamo nati qui, cresciuti qui, i nostri padri hanno messo in piedi imprese, a suo tempo, floride e sicure, come le quattro mura della propria casa, piccola o grande che sia. Il senso di appartenenza alla propria famiglia dovrebbe essere lo stesso senso di appartenenza che ci fa guardare oltre il refrattario, oltre quel prefabbricato che sappiamo fare tanto bene.

Qui c’è la nostra arte, qui c’è il nostro senso di appartenenza ma, purtroppo, appartiene a pochi, molti lavorano per lo stipendio, stop, altri lo fanno per senso del dovere, altri ancora vivono nella loro routine quotidiana, difficile da abbandonare, eppure così lontana dall’affezione sentimentale verso il nome dell’impresa per cui lavorano. Tutti facciamo parte della stessa famiglia, siamo sulla stessa barca e non è certo il Titanic, qui si lavora per crescere, per dimostrare al mondo intero, all’UE prima di tutto, che l’Italia esiste ancora, è un Paese che sa il fatto suo, che non si lascia uccidere da loro, dai politici, dalle riunioni plenarie in cui la Germania si limita a spadroneggiare alla faccia di tutti gli altri, dettando legge, mettendoci alle strette, costringendoci a sobbarcarci qualsiasi problema e, non ultimo, a pagare un debito nei confronti della famiglia Euro che dovrebbe accogliere le difficoltà dei figli in pericolo, che dovrebbe aiutare chi ne ha bisogno, è troppo facile trincerarsi dietro il proprio personale benessere scaricando i problemi su chi ne ha già a sufficienza per i fatti suoi. Scusate la schiettezza ma siamo stufi. Tutti. Eppure resistiamo, produciamo, continuamo a farlo alla grande, con grandi motivazioni, entusiasmo, energia, desiderio di tornare all’apice, di superare i fatturati degli anni migliori. Noi ci crediamo. Noi Italiani che non mollano mai, alcuni, sia chiaro, non tutti.

Linco Baxo industrie Refrattari S.p.A – MAREF, Bondeno – diritti riservati PIC by AF

Sembra un quadro, già, un’opera d’arte, eppure sono solo mattoni, in attesa di cottura, in attesa di essere pallettizzati, in attesa di essere spediti, nel mondo, come Made in Italy. Meriterebbero, anche loro, un posto in un museo, meriterebbero di essere osservati per ciò che sono: Arte, la nostra arte fatta con le mani, con l’impegno degli imprenditori che garantiscono agli operai di avere quelle materie prime necessarie a creare cotanta bellezza, cotanta utilità. Senza refrattari il mondo si fermerebbe, torneremmo all’età della pietra, all’Uomo di Neanderthal, all’arco e le frecce per procurarsi il cibo. Il prefabbricato refrattario può tutto. Può creare altra arte, un esempio? I forni di Murano con cui si cuoce il vetro tanto ambito dai turisti. Un altro esempio? I forni per la ceramica con cui adornate le vostre case. Un altro ancora? La produzione di energia per i Paesi del terzo mondo. Potrei andare avanti ancora con i forni per la produzione dell’acciaio in cui colate di ferro fuso devono passare, proprio, su quei mattoni e pensare che un semplice mattone refrattario, dei meno performanti non costa neanche 1€. Ora ditemi che non sia arte, ora ditemi che non sia necessario ritornare all’epoca in cui i lavoratori, i dipendenti, amavano ciò che facevano perché era, ed è, la loro arte. Noi siamo questo. Già, siamo Arte ma i musei non ci considerano perché siamo solo una fabbrica, siamo solo dei venditori, siamo solo imprenditori. Solo? Siamo degli eroi in una Italia che sprofonda nelle sue stesse sabbie mobili, nei suoi stessi problemi, siamo Iron Man ecco cosa siamo, siamo, tutti insieme, i Supereroi di oggi, senza scudi, senza mantelli, senza maschere. Siamo veri e da veri, con verità, lavoriamo, niente e nessuno ci fermerà. “Tutti per uno, uno per tutti”, sarebbe bello che qualche Parlamentare leggesse queste parole e fosse in grado di capirle. L’Italia non ha solo patrimoni artistici storici, luoghi di villeggiatura, paradisi terrestri, artisti visivi, musicali, grandi architetti e stilisti di grido. L’Italia ha, ancora, forse non per molto, produzioni come la nostra, se non è arte questa allora Carl Andre, nel 1966, non aveva capito niente e quindi, anche lui, non merita di stare in un museo. Fate due conti, due ragionamenti, magari ve ne basta uno, l’importante è capire e carpire. Le cose “buone e giuste” sono troppo poche a questo mondo, quelle rimaste vanno valorizzate. Non scherzo; è un must.

Dott.sa Arianna Forni

Group Manager – Linco Baxo Industrie Refrattari S.p.A

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