Spalle dritte, sguardo verso il futuro; creazione di un presente, ormai passato, non sempre perfetto, a volte sbagliato, altre soddisfacente, in attesa del domani, “non v’é certezza” tuttavia si sa, tutti sappiamo, che nel “doman” dovremmo cercare di accaparrarci solo il meglio. Dobbiamo sospirare, sorridendo. Questo è un punto strategico, un punto fermo ma di difficile interpretazione. Che cos’è l’arte se non un alito caldo, riempie e svuota i polmoni, colpisce l’orrore o la meraviglia, dipinge un sogno o un triste rimpianto. L’Arte respira grazie a chi la crea ma, soprattutto, a chi sa leggerla. L’Arte parla, come una poesia, come un buon romanzo, parla di sé e, al contempo, del mondo che la circonda, ci parla, è meraviglioso. L’Arte inizia ad essere nel momento in cui si sta delineando un aspetto artistico, sentimentale, introspettivo. Appare chiaro sia, sì, dell’autore, eppure, a maggior ragione, appartiene a tutto quel contesto in grado di riconoscerla. Raramente nasce dal raziocinio, più spesso si svela nello sfogo di una passione, di una sensazione profonda, sia essa positiva o negativa; non ha importanza. L’Arte è Arte, il concetto non è complicato, bisogna capirla e capire perché l’Arte stessa esista. Ogni opera è un mezzo di comunicazione, come la scrittura, anch’essa è arte ma spesso viene sminuita, viene considerata un’esternazione noiosa di un pensiero, lo stesso che si mescola all’interno di una tela, di una statua, di un edificio storico, di una qualsiasi installazione, di ogni mostra, più facile da recepire, più veloce da consultare, più immediata. Il motivo essenziale per cui la gente partecipa alle esposizioni non è sempre legato ad un interesse vero e proprio, più che altro all’ambiente in cui si svolge, ai personaggi presenti, agli abiti indossati, alla necessità di sentirsi colti e di far credere agli altri di esserlo. L’uomo è, troppo spesso, apparenza, l’Arte è, sempre, significato. Lo vediamo nell’opera in apertura, il significato è palese: essere osservati, guardati, magari anche compresi. In effetti, però, l’Arte può essere apprezzata o meno, basterebbe capirla, leggerla, interpretarla, guardarla con gli occhi di chi l’ha realizzata, avremmo già fatto un enorme passo avanti nella cultura popolare. Sono pochi a farcela, davvero. Entrare nell’opera significa lasciarsi ipnotizzare da un messaggio, utile, inutile, condivisibile, agghiacciante o strettamente legato alle esperienze di chi ha dato vita a ciò che stiamo guardando, o leggendo. Io non sono Arte, nessuno lo è, nemmeno i più grandi maestri al mondo lo sono; l’Arte diviene sé stessa quando qualcuno decide di darle questa connotazione. Da questa base, indiscussa, possiamo affermare, con ammirevole soddisfazione, che tutto possa trasformarsi in Arte. L’emblema emblematico di questo assunto è la nostra storia, la storia dell’uomo, la storia di ognuno di noi, quella personale, quella sociale, quella mistica, quella religiosa. Quella del cuore. Un cuore che pulsa è Arte. Un cuore dipinto, statico, immobile, immobilizzato in una tela, in una statua, può essere una grandissima opera se, e solo se, chi osserva riesca a percepirne il battito oppure l’alienazione, la sofferenza, la disarmante sensazione di un ferimento, interiore, inguaribile. Un cuore deve trasmettere un sentimento forte, se ci riesce, allo sì, è Arte.

Federico Clapis “The Emptiness of the Heart”

L’Arte deve parlare, che sia moderna, contemporanea o storica. Deve parlare, parlare di sé con chi osserva, parlare con chi vuole guardarla. Sarebbe inutile avere di fronte una, luminescente, unica, perfezione se priva di quel cuore il quale, immancabilmente, sappia colpirci nel profondo. L’Arte non è solo gioco, gioia, beltà; l’Arte è espressione. Quel cuore, in mezzo alle gambe di Federico Clapis, parla molto di più dello stesso cuore installato da Koons. Un palloncino lucido, vuoto, privo di “attitude” per essere Arte. Questo è solo un palloncino, grande, certo, ma resta un palloncino.

“Hanging Heart (Red/Gold), 1994-2006, Palazzo Grassi, Venice, 2006 – da “Jeff Koons – Conversation with Norman Rosenthal” – Thames & Hudson – 2014

Eppure certi palloncini, a forma di cuore, sanno trasmettere sensazioni uniche, mi riferisco a Banksy, a quella bimba che osserva un cuore, un palloncino per l’appunto, o, forse, il suo stesso cuore, nell’aria, inserito in un contesto da cui vorrebbe fuggire, sfuggire, sfuggente ma trattenuto dall’umanità che vive attraverso le pulsazioni. Per lei è troppo, è troppo il peso di quel cuore, la trascina e lei molla la presa, non ci riesce, lascia il laccio, lo abbandona ma lo cerca, vorrebbe riprenderlo e tenerselo stretto. Nessuno la sta aiutando, è sola. Lei e il suo cuore volante. Lei e quel palloncino che pulsa, pulsa di una vita propria, una vita diversa da quella di questo mondo. La spensierata ricerca di continuità, spesso, lascia spazio all’evasione, alla necessità di scappare via, lontano da tutto e da tutti, eppur vivi. “E pur si muove”, quella frase storica, di Galileo Galilei, al termine della sua abiura all’eliocentrismo, al tribunale dell’Inquisizione. Anche lui avrebbe preferito sfuggire.

Banksy “La ragazza con il palloncino” Londra 2002

Da cosa, poi? Con molta probabilità, da tutto, dalle incomprensioni, dall’ignoranza, dai meschini, cinici, sarcastici uomini di ieri, altro non sono che gli stessi di oggi. Dove andare? Come? E, soprattutto, perché? Sarebbe così bello, migliore, riuscire a cambiare le cose, a raddrizzare il tiro, a seguire dei binari paralleli, equilibrati e stabili. Nessuno vuole deragliare ma, purtroppo, non siamo noi a deciderlo, è la vita, è il cuore, è l’Arte ad insegnarcelo.

Eugène Delacroix, “La libertà che guida il popolo” – “La Liberté guidant le peuple”, 1830, olio su tela, Parigi, Museo del Louvre

Solo il sospiro di un alito di libertà può regalare l’Arte, solo un sospiro, un attimo, un secondo, un istante. Un sospiro, di piacere, di rimpianto, di sogno, di memoria, di rassegnazione o di desiderio. Quel sospiro è l’uomo sulla Terra, quel sospiro sono i sentimenti, gli amori perduti, quelli futuri, gli amici, le famiglie, i bambini. Quel sospiro è l’unico modo per leggere l’Arte con tutte le sue sfaccettature, con tutta la sua, ineguagliabile, potenza. Ecco: il sospiro dell’Arte, sarà, sempre.

Arianna Forni

Antonio Canova, Amore e Psiche – da Artnet
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