Avrei voluto scrivere “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita”, d’altra parte, chi non ha mai smarrito la retta via? Nessuno. Chi, al contrario, crede di esserci riuscito si sbaglia, è un dato di fatto. Siamo uomini, umani, fatti di carne, acqua, sangue, ossa e abbiamo un cuore, una mente, non sempre sono in sintonia ed è facile perdersi, in quel bosco sovrastato dalle tenebre, non si vede nulla, non sappiamo dove siamo, non sappiamo dove stiamo andando ma, una cosa è certa, avremo modo di ritrovarci. Si chiama intelletto, si chiama sapienza, si chiama cultura, avremo un futuro limpido e lucente, si spera. Così, come Dante Alighieri, anche noi abbiamo degli obiettivi, tutti volti al miglioramento, tutti predisposti a ritrovarci, a riassemblare i cocci per trovare equilibrio. Vivere per sempre, nell’anima degli altri, continuare a pulsare e far pulsare, dare vita ad eterni sentimenti positivi. Avrei voluto scrivere “(1) Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto, che furo al tempo che passaro i Mori d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto, seguendo l’ire e i giovenil furori d’Agramante lor re, che si diè vanto di vendicar la morte di Troiano sopra re Carlo imperator romano. (2) Dirò d’Orlando in un medesmo tratto cosa non detta in prosa mai, né in rima: che per amor venne in furore e matto, d’uom che sì saggio era stimato prima; se da colei che tal quasi m’ha fatto, che ’l poco ingegno ad or ad or mi lima, me ne sarà però tanto concesso, che mi basti a finir quanto ho promesso.”

Federico Clapis, Touch Scream, 2018 – da federicoclapis works

Bello, delicato, dolce, sublime, un amore cocente, un amore che fa perdere il senno, che fa perdere la retta via, che crea scompiglio, guerre, tumulti, un amore così profondo da smarrire la propria coscienza. Persi, sì, in un dedalo di sentimenti, di dolore, di sofferenza con la sola mira di giungere alla piena felicità in una vita di sacrifici. Ariosto, un altro genio della letteratura, l’Orlando Furioso l’ha scritto lui, non io, solo il fatto di poterlo leggere mi ha permesso di sentirmi parte di un passato ancora presente, proprio come la Divina Commedia, proprio come noi. Esistiamo, resistiamo, non molliamo mai. Vogliamo essere felici. A mal comune mezzo gaudio, dice il solito vecchio saggio, no, non è vero, piangersi addosso, piangere sulle spalle di qualcuno che sta passando le nostre medesime peripezie è distruggere il proprio ego. “Cogito ergo sum”, iniziamo a fare dei ragionamenti, potremmo apprendere di essere l’essenza stessa di ciò che siamo, potremmo capire di avere tutte le armi in pugno per costruire il nostro futuro felice nonostante gli ostacoli posti e ri-posti, dalla vita stessa. La retta via è proprio qui, accanto a noi, basta solo saper guardare.

Parigi – diritti riservati PIC by AF

Avrei voluto scrivere “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.”

“Rosa, rosa” – diritti riservati, PIC by CP

Uno sguardo sul mondo, sulla natura attorno a noi, sui colori, sui profumi, sulla bellezza, incantevole, della nostra Terra, uno sguardo perso nell’ampiezza di uno spettacolo naturale, una confusione mentale dettata da qualcosa difficile da comprendere: da dove viene tutto questo? Chi lo ha creato? Come? Quando? Si sente un tuffo al cuore, un pugno nello stomaco, ci si sente persi nel mondo che ci ospita, bisogna ritrovarsi, riprendere il cammino, sulla strada giusta. Manzoni, beh, che dire, i Promessi Spòsi sono un altro grande capolavoro, un romanzo, già, il primo vero romanzo storico d’avventura mai scritto, a volte pesante, a volte ridondante, a volte troppo descrittivo eppure affascinante, nel suo insieme, nell’amore che, ancora una volta, permette all’autore di creare questa magnificenza. Non avrei voluto scrivere solo di amore. Avrei voluto scrivere “Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro, così percossa, attonita (5) la terra al nunzio sta, muta pensando all’ultima ora dell’uom fatale; né sa quando una simile orma di pié mortale (10) la sua cruenta polvere a calpestar verrà.”

JACQUES-LOUIS DAVID “NAPOLEONE CHE ATTRAVERSA LE ALPI” 1801 – da Tes

Napoleone Bonaparte, un’altra storia d’amore la sua, una storia di guerra, di passione, di sentimenti forti, di conquiste e di disfatte, di vie smarrite, ritrovate, smarrite di nuovo fino a quel 5 Maggio, fino a quel momento in cui la cenere torna ad essere cenere, nonostante le fatiche, nonostante le ingiurie, nonostante tutto, forse, quel giorno, anche lui riuscì a trovare la pace. Soltanto per un attimo, solo uno, prima che qualche uomo, dal passo pesante, incalzante, calpestasse quelle ceneri dissacrando un mito, disperdendone le poleveri come se, davvero, ci fosse modo di dimenticarsi della sua esistenza. Siamo ancora qui a parlarne, siamo ancora qui a tenerlo in vita per dargli la chance di spiegare le sue gesta, per dargli la possibilità di redimersi dall’esilio. Eppure, anche noi, forse, abbiamo calpestato quelle ceneri, inconsapevoli del passato, consapevoli del presente e ignari del futuro. Avrei voluto scrivere “ESTRAGONE: (dandosi per vinto) Niente da fare. VLADIMIRO: (avvicinandosi a passettini rigidi e gambe divaricate) Comincio a crederlo anch’io. (Si ferma) Ho resistito a lungo a questo pensiero; mi dicevo: Vladimiro, sii ragionevole, non hai ancora tentato tutto. E riprendevo la lotta. (Prende un’aria assorta, pensando alla lotta. A Estragone) Dunque, sei di nuovo qui, tu? ESTRAGONE: Credi? VLADIMIRO: Sono contento di rivederti. Credevo fossi partito per sempre. ESTRAGONE: Anch’io. VLADIMIRO: Che si può fare per festeggiare questa riunione? (S’interrompe per riflettere) Alzati che t’abbracci. (Tende la mano a Estragone). ESTRAGONE: (irritato) Dopo, dopo. (Silenzio) VLADIMIRO: (offeso, con freddezza) Si può sapere dove il signore ha passatola notte? ESTRAGONE: In un fosso. VLADIMIRO: (sbalordito) Un fosso! E dove? ESTRAGONE: (senza fare il gesto) Laggiú. VLADIMIRO: E non ti hanno picchiato? ESTRAGONE: Sí… Ma non tanto. VLADIMIRO: Sempre gli stessi? ESTRAGONE: Gli stessi? Non so.”

Michael Gambino, Beautiful Butterflies – da Blog Soul Fashion

Volti, persone, uomini, animali, uomini animaleschi, tutti uguali su questa terra, tutti anonimi, a volte, tutti irriconoscibili. Volti puri, volti oscuri, tutti camminano e vivono insieme. Sarà giusto? Forse no, non può esserlo, eppure c’è poco da fare, siamo proprio sulla stessa barca, non deve affondare. Aspettando Godot: infondo anche io, come Beckett, è tutta la vita che aspetto Godot, ho smesso di aspettare per cercare la mia strada, la retta via, forse l’ho trovata, forse no, penso di essere sulla buona strada, tanto per rimanere in tema, penso di avere l’asso nella manica, lo conservo, prima o poi potrebbe servirmi. Allo stesso tempo, però, avrei voluto scrivere
“Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.[…]”

Già, piove, anche la pioggia può essere un segno positivo, la pioggia che garantisce la crescita del frumento nei campi, dei fiori, degli alberi, la pioggia che porta acqua, dona la vita, mantiene la Terra sana, pulisce l’aria, rinfresca. D’Annunzio non ha scritto una storia d’amore, no, casomai ha scritto una storia libidinosa, sotto quella pioggia, in quel pineto, l’ha fatto descrivendo la natura, i sentimenti che essa racchiude e che, allo stesso tempo, riescoono ad amplificare le nostre sensazioni. Tutto parte da un sentimento, tutto parte da una sensazione. Non sono un poeta, io scrivo. Scrivo e basta, cerco di arrivare ai vostri cuori, ai vostri freschi pensieri per schiudere la favola bella ma, nel mio caso, senza illusioni. Guardo al mondo, non posso far altro che essere razionale. Non viviamo su di un terreno idilliaco, viviamo tra i tumulti, interni ed esterni, viviamo tra i problemi, le preoccupazioni e lo stress quotidiano, però, viviamo. Vivi e vividi, alla ricerca della nostra felicità, del nostro sole che possa illuminare la retta via. Allora scrivo:

“La freccia del passato, uno spazio, un ricordo, un insegnante. La freccia del presente, un domani nascente, fulgido, evanescente. Uno spirito felice, libero, protetto dal candore di uno spicchio di luna crescente” AF

Arianna Forni

Michael Gambino

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