Il mondo è strano, siamo strani, siamo diversi, tutti uguali ma con pensieri differenti, tutti simili ma privi delle stesse sensazioni. Apatici, euforici, sentimentali, freddi e cinici, calorosi, pieni d’amore. Ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti, ben vengano entrambi, si può litigare e poi fare la pace, già, con sé stessi. Per una città è la stessa cosa, ogni quartire combatte la sua guerra personale per mantenere una propria integrità, un proprio status. Ogni classe sociale si inserisce nel suo habitat, nel suo quartiere, appunto, difficilmente ne esce, difficilmente si addentra in altri borghi. La high society resta con la high society e la restante parte della popolazione rimane altrove, a Camdon Town, per esempio, quartiere artistico, smodato nell’apparenza ma tranquillo nel suo insieme.

London, Camden Town – diritti riservati PIC by AF
London Camden Town, Street Art – diritti riservati PIC by AF

Nessuno ama sentirsi in imbarazzo, nessuno pretende di scalare l’Everest senza avere la giusta preparazione, nessuno, allo stesso modo, pretende di trasferirsi laddove le sue possibilità non arriveranno mai. E’ così bello osservare tutto questo; guardare le diversità, immergersi, fino a galleggiare, in un mondo nuovo. Quante similitudini, quante analogie, quanti contrasti e quanta affidabile inaffidabilità. Londra è bellissima; è molto più bella da cittadino che da turista, non perché le attrazioni artistiche non siano, assolutamente, uniche, è la combinazione tra arte e realtà a renderla speciale. Il momento attuale non è certo dei migliori, la Brexit sta stravolgendo il mondo intero, non solo quello Britannico. La Brexit sta causando problemi di trading a livello mondiale. Vorrei proprio parlare di questo: del sentimento di chi, ogni giorno, vive la città di “Elisabetta” dai colori sgargianti, con i suoi cigni, suoi, sì, in tutto il Regno d’Inghilterra, con i suoi cavalli, con i suoi corgi, con i suoi milioni di outfit sempre azzeccati, con quella mano, avvolta da un guanto bianco, mentre saluta il suo popolo, il suo “reame”, con i suoi scheletri in tutti gli armadi di Buckingham Palace, con suo figlio Carlo, i suoi nipoti figli di una Diana scomparsa in “strane circostanze”, argomento dei complottisti e della plebe che finge di non sapere, delle loro mogli mai totalmente accettate da questa Regina madre austera e sorridente allo stesso tempo. Un tempo antico, vivo, vivido, vivente, ancora. God save the Queen, questo fa parte dell’essere inglesi, che sia uno status quo oppure un must do non ha importanza, l’importante è celebrare il reame che ha accettato le automobili invece dei cavalli, nel rispetto, però, delle leggi che regolamentano il codice stradale equino, non motorizzato. Buono a sapersi, direte, per chi non lo sa appare un assurdo, invece è solo un modo di rimembrare tempi antichi. Che bella Londra.

Lambeth Bridge – diritti riservati PIC by AF

Ora, però, anche loro stanno vivendo un momento di passaggio epocale, drastico, quasi drammatico, per alcuni, e liberatorio per altri. La Brexit, già, un referendum del 2016, sono passati quasi tre anni e siamo ancora qui a parlarne. Westminster è circondata da pacifici londinesi muniti di cartelli. Sono tanti, tutti insieme, tutti uniti, tutti con il loro gilet giallo, qui i gruppi non girano mai senza, è legge, è un obbligo, se lo dice Queen Elisabeth non si discute. Non c’è caos, non c’è disordine, non ci sono spauracchi di guerriglia popolare, non c’è pericolo, ci sono solo dei cittadini, chiamati a votare tre anni fa, che chiedono sia rispettata la loro decisione. Non esiste giusto o sbagliato, non si può sapere cosa sia meglio o peggio, si sa solo che Londra sia un mondo diverso rispetto al resto dell’Unione Europea. Differente in tutto: cultura, abitudini, commercio, innovazione, apertura verso una multietnia controllata, dove tutti lavorano, dove tutti si impegnano dando il loro meglio, ogni giorno, qualsiasi sia il loro lavoro, qualsiasi sia il loro Paese di provenienza. Una New York in piccolo, più vivibile, più calma, meno rischiosa, dove i controlli sono sempre ai massimi livelli, dove chi può permetterselo si diletta con l’Arte, la cultura e lo sport.

Ascot – diritti riservati PIC by AF

Ed eccoci qui, al Royal Ascot, ovviamente di proprietà della Regina, luogo di divertimento, di scommesse senza esagerare, di svago comune, di piacere. That is awesome. Pensare che la settimana dal 25 al 31 Marzo è stata celebrata con l’Holy Week Festival, tutti gli spettacoli, tutti i musei, tutte le scommesse sono state destinate alla charity, qui serve, qui non sbarcano clandestini senza documenti, qui, nei quartieri della high society non capita di trovare nessuno agli angoli delle strade con il cappello in mano, qui cercano di risolvere in problema, i loro homeless sono cittadini britannici e la Regina Elisabetta non vuole disordine nella sua città, nel suo regno. Ascot mi ha lasciata a bocca aperta, avevo visto tante foto, mi ero documentata ma vederlo, beh, è tutt’altra cosa.

Ascot – Diritti riservati – PIC by IC – Hand Made Hat By Gallia e Peter, Milan, Coat and Dress By Armani, Glasses By Giorgio Nannini, Shoes by Fratelli Rossetti

Il cappello qui è un must have, non me lo sono fatto mancare, anzi, ringrazio Gallia e Peter per la professionalità e l’originalità con cui creano queste opere d’arte dallo stile unico ed elegante, mi soffermerò su questo in un nuovo articolo dedicato esclusivamente ad un angolo d’arte secolare. Resiste e persiste in una Milano un po’ sciatta e malandata in cui, per fortuna, sopravvive, tutt’ora, un’eleganza d’altri tempi. Ad Ascot riesci a sentirti in una fiaba, come una Principessa, come Cenerentola al ballo con il suo Principe, riesci a respirare un’atmosfera diversa rispetto a qualsiasi altro posto al mondo. Già, anche qui ci sono i tifosi, silenziosi, applaudono il loro cavallo preferito, esultano alzando un braccio se vincono, non sono sguaiati, smodati, sono eleganti e sanno mantenere l’aplomb richiesto da un luogo come questo.

Ascot – diritti riservati PIC by AF

Londra non è solo Ascot, Londra sono i quartieri nascosti, sono quei piccoli paradisi dove puoi lasciare scorrere i tuoi pensieri, lasciarti illuminare, motivare, creare, Londra è Arte. Non sarebbe potuto mancare un concerto classico in una chiesa dedicata, soprattutto, alla musica antica, quella dei grandi compositori. Ho avuto il piacere di assistere alla prima di “The Creation” by Haydn, in Smith Square, St. John’s, era il 28 Marzo 2019. Uno spettacolo meraviglioso, anch’esso destinato alla charity. Stupendo. La prima fila non mi ha fatto perdere nemmeno un secondo di questa musica speciale, unica, con tre cantanti lirici tra cui una soprano dalla voce incantevole, Miriam Allan, famosa in tutto il mondo, riesce a trasportarti in un’asse parallela. Voce, musica, accompagnate dalla direttrice d’orchestra Joanna Tomlinson. Emozionante, è l’unica parola con cui posso descrivere quelle due ore di pura arte. In conclusione non avrei potuto che correre verso Miriam e chiederle se fosse possibile scattare una foto insieme, abbiamo chiacchierato qualche minuto, ha dimostrato di non essere solo brava nel suo lavoro, sa essere, estremamente, piacevole anche nella conversazione. Un artista è tale solo se riesce a condividere la sua passione con il pubblico che assiste, in caso contrario, resta solo un buon esecutore.

St. John’s, 28 Marzo 2019, Miriam Allan – diritti riservati PIC by IC

Tutto quello che ho raccontato in questa storia vera è solo un modo per comprendere quello che sta succedendo nel mondo sovrastato dal problema della Brexit. Problema? Forse no, sono davvero diversi da noi, vivono in un mondo differente, sembra un’isola felice. Già, la May sta cercando di trovare l’accordo migliore per non isolarsi nell’isola, sta cercando di fare il massimo per il popolo della Regina, sta cercando di limitare i danni che, un’Europa sottomessa alla Germania, potrebbe provocare ad un Paese dove l’unica vera città è proprio Londra, il resto è campagna, bella, bucolica ma, pur sempre, campagna. Vivere nel mondo significa, purtroppo, inserirsi nella sua economia. Sta cambiando, il lavoro cambia, l’economia cambia, gli investimenti cambiano. Paesi, un tempo, sconosciuti si stanno ritagliando uno spazio, sempre più grande, attraverso nuove tecnologie, nuove applicazioni, nuovi mercati, grazie anche, e soprattutto, alla più bassa inflazione, alle tasse più contenute, ai dazi doganali limitati, ai trasporti agevolati, alla presenza di materie prime, dalle nostre parti scarseggianti. Quindi? Quindi la May è scesa ad un compromesso con il Labourista Jeremy Corbyn, favorevole ad un nuovo referendum, se possibile, oppure ad un accordo Europeo che possa metterli nelle condizioni di preservare il loro status senza indispettire gli Irlandesi, vittime, da sempre, del potere Reale inglese, londinese. L’unica vera difficoltà potrebbe esserci qualora prevalesse il Partito Conservatore di Boris Johnson, diretto verso una hard Brexit del no-deal, questo, sì, sarebbe un disastro, per loro. Si tratta di politica, putroppo negli affari interni ed esteri sopraggiungono, sempre, interessi diversi rispetto all’arte e alla cultura, rispetto al vivere e sopravvivere tutti sulla stessa barca. Resta un fatto: God save the Queen. Loro guidano a destra.

London, Camden Town – diritti riservati PIC by AF

Arianna Forni

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