Ascoltare il suono melodico di un violino è un dono prezioso, ascoltare quel violino suonato bene è ancora più raro, una perla bianca in un deserto di sabbia lavica. Il violino, già, un altro strumento antico, uno dei più difficili, dei più complessi da suonare, uno strumento verso il quale o si è inclini o è, decisamente, meglio lasciar perdere. Il violino: affascinante creatura, piccolo nella foggia ma grande nel suono. Le sue corde, quell’archetto, permettono di lanciare, nell’etere, note uniche, tonalità irripetibili; solo il violino può. Eppure, quel violino, non è capace di creare poesia da solo, ha bisogno di un artista, di un poeta sensibile, capace di pizzicare dolcemente le Sue corde, archetto in pugno, dita leggere ad impostare gli accordi. Morbidezza, simbiosi con lo strumento, una parte estranea che si fa corpo e dal corpo nasce la melodia. Un ricordo bello, amorevole, una rimembranza antica di qualche cantore. Immagino una voce, plasmabile, dai toni bassi e altissimi, a seconda della circostanza; una voce che recita un’opera letteraria, in poesia o in prosa, ciò che conta è il contenuto. Il violino suona, lo regge Valentino Alessandrini venticinquenne dal talento unico. Prende in mano lo strumento, per la prima volta, a soli cinque anni ed è subito magia. Viene spinto a proseguire negli studi proprio per la sua grande dote innata; è già un violinista, è già un artista a tutti gli effetti.

Si diploma brillantemente presso il Conservatorio “Rossini” di Pesaro sotto la guida del Maestro A.Venanzi, poco dopo consegue il Diploma Accademico di secondo livello in Discipline Musicali – Settore Violino Generale – con il Maestro D. Conti con una Tesi pratica strumentale, “La voce del popolo nella musica colta: W.A.Mozart e P.de Sarasate”, che gli vale un eccellente 110 e Lode. Tutto questo gli permette di mettersi in mostra, di dimostrare quanto grande sia il suo valore all’interno del panorama musicale, italiano e non. Tant’è vero che, da questo momento in poi, collaborerà con grandi orchestre internazionali.

“Birmingham Conservatoire Symphony Orchestra”, “Orchester der Tiroler Festspiele Erl” Austria, l’orchestra sinfonica dell’Europa Unita, l’orchestra “Filarmonica Marchigiana” (FORM), l’orchestra sinfonica “Duchi d’Acquaviva” di Atri, l’orchestra del “ Progetto Sipario” della fondazione Spontini di Jesi, “Orchestra Gioachino Rossini”, l’orchestra del Conservatorio “Rossini” di Pesaro, l’orchestra sinfonica del Trasimeno e tante altre, collaborando con noti Direttori d’orchestra tra i quali Gustav Kuhn, Chris Houlding, Fraser Goulding, Michael Seal, Alberto Zedda. Avendo sempre l’esigenza di approfondire lo studio del suo strumento frequenta, come esecutore, Master Class con importanti maestri. Con l’Orchestra sinfonica dell’Europa Unita, ha l’onore di accompagnare il solista M.Rogliano al Concerto del Giubileo a Roma, presso la Chiesa del Gesù, legato alla figura di Paganini integralmente registrato e trasmesso in differita da Rai Due e Rai Cultura. Spicca, inoltre, la sua presenza come primo violino nel corso dell’importante spettacolo di poesia e musica “Sa un fil de luc” presso il Teatro Rossini di Pesaro e di “co-leader” presso l’orchestra “Birmingham Conservatoire Symphony Orchestra”. Viene definito il Golden Boy del Violino, come dare torto a chi gli ha affiancato questo soprannome, suona più come un premio ad una carriera già all’apice prima di compiere quei 25 anni dai quali ha saputo prendere una enorme esperienza musicale. Così giovane, così determinato, così concentrato sulle note, scorrono, scorrono ancora. Dopo queste prime collaborazioni, al di là di ogni umana aspettativa, parteciperà a numerose altre performance, sempre più complicate, sempre più rilevanti a livello curricolare e, beh, musicale.

Nato ad Amandola nel 1993, un piccolo Paesino nelle Marche in provincia di Fermo. “Ho iniziato a cinque anni, l’aneddoto è molto carino, quando ero molto piccolo i miei genitori mi regalavano degli strumenti musicali per bambini della Bontempi, collezionavo questi strumenti perchè ero fissato con il Cartone della Disney Gli Aristogatti, mi appassionava vedere questi gatti randagi suonare il blues, forse anche questo è servito ad avvicinarmi alla musica. Li avevo tutti, sassofono, chitarra, pianoforte, batteria e tutti gli altri ma non riuscivano a trovare un violino di plastica, sarebbe stato impossibile. I miei genitori non sapevano più cosa fare quindi, un bel giorno, tornarono a casa con un violino vero, ovviamente più piccolo, adatto ad un bambino della mia età. Da quel momento ho iniziato i miei studi, prima con la propedeutica fino ad arrivare ad oggi.” Si tratta di una magia, una magia fatta di cartoni e di gioco, fatta dalla scelta di un bambino che, senza spinte esterne, desiderava fare musica, desiderava diventare il Golden Boy del Violino, beh, ci è riuscito.

Noi possiamo solo ascoltare:

1. Chi sono, attualmente, i tuoi maestri e le tue fonti di ispirazione e cosa prendi da ognuno di loro? Con Diego Conti ho continuato a studiare privatamente e ancora oggi prendo lezioni da lui, non si finisce mai di imparare, si può sempre fare meglio. Caroline Pether è la mia maestra in Inghilterra, anche con lui non smetto mai di studiare e di migliorarmi, penso che la musica, con la sua continua evoluzione, debba sempre essere migliorata, non si è mai arrivati, mai, bisogna davvero dedicare tanto impegno, la passione rende tutto più semplice. Le mie fonti di ispirazione sono David Garret, i 2 Cellos, Caroline Campbel, mi piace qualsiasi cosa, dal suono alla tecnica allo stile, tutti violinisti dalle caratteristiche più svariate. Ludovico Einaudi nonostante sia un pianista è di grande ispirazione. Per quanto riguarda gli artisti di musica barocca mi ispiro molto a Vivaldi e Bach, mentre per la musica classica, sicuramente, a Paganini.

2. In generale cosa pensi degli artisti di oggi e del mondo dell’arte contemporanea? Ci sono degli ottimi artisti in giro, ottima musica seppure tra gli svariati generi musicali si possa trovazre una enorme differenza, ritengo abbiano tutti un valore. Sono tutti da apprezzare, tutti da ascoltare e da capire. Il mercato della musica è molto ampio e penso ci siano dei grandissimi artisti, vanno capiti, assimilati. Sono stato abituato, fin da piccolino, ad apprezzare qualsiasi genere musicale, dalla minimalista alla barocca, alla classica alla pop. Cerco di creare qualcosa che possa legare tutti questi generi e riportarlo nel mio progetto per violino.

3. Se dovessi scegliere un artista a cui ti sei ispirato o dal quale hai appreso parte delle tue conoscenze, chi sceglieresti? Se proprio dovessi scegliere un nome tra quelli già citati sceglierei i 2Cellos, credo che il loro stile sia più vicino al mio, cerco, forse, di ispirarmi di più a loro, anche nel contesto dei loro video, sono rapito dagli arrangiamenti che fanno, dal suono molto fresco seppure molto attuale, non voglio assolutamente copiare, semplicemente sento di avere il desiderio di ispirarmi a loro.

4. Da dove si sviluppa il tuo processo cognitivo legato al tuo concetto musicale e stilistico? Terminati gli studi al Conservatorio, ho continuato con la musica classica, sia come studio che come performance ma ho intrapreso, più intensamente, il mio progetto Violin Covers, in sintesi si tratta dei più grandi successi della musica moderna, attuali, suonati da me con il violino; vorrei sensibilizzare le persone al mio strumento. Il Violino, viene spesso visto solo come strumento classico, vorrei sfatare questo mito, vorrei avvicinare le persone alla musica e alle arti, farli appassionare ad uno strumento musicale poliedrico, allo stesso tempo vorrei miscelare musica, quadri, danza, vorrei che la gente capisse quanta importanza abbia l’arte al giorno d’oggi. Il Violino è il mio migliore amico, forse non reale, ma che crea una passione forte dentro la prorpia introspezione personale, bisogna sapersi sacrificare e concentrare ma è solo la passione a crea una base d’amore che ti permette di andare oltre. Sarebbe fantastico riuscire a trasmettere questi concetti ai giovani e a tutte le genti. Far ritornare la cultura nel mondo, trasmettere emozione attraverso le note, attraverso l’arte e la cultura. Io mi emoziono quando suono e vorrei che anche gli altri potessero provare gli stessi sentimenti che porto nel cuore mentre suono.

5. Essere un musicista, al giorno d’oggi, soprattutto un “solista” è molto difficile, la gente non si lascia più catturare dal classico ma vuole effetti e fuochi artificiali, tu riesci a commuovere il tuo pubblico: come ci riesci? Conta molto l’immagine, una cosa più è articolata più è di impatto visivo e spettacolare. Io in realtà sono molto minimale, vesto sempre di bianco e di nero, non mi metto in mostra, io sono così; credo di aver spostato questo concetto anche nella musica, con degli arrangiamenti curati nei minimi dettagli seppure senza troppi artefizi. Io suono con un violino acustico, aggiungo degli effetti, produco le basi, creo arrangiamenti per violino e orchestra, oppure violino e basi eletronnica ma sono convinto che la gente resti più colpita dalla semplicità piuttosto dell’immagine e del troppo clamore. La semplicità mostra qualcosa di vero, racconta storie e attrae le persone. Credo che per un musicista vedere il suo pubblico commuoversi senza troppi artefizi sia impagabile. Secondo me la gente ama più la semplicità che l’insieme artistico creato più dall’apparenza che dal proprio talento e dalla propria esibizione.

6. Cosa vuoi trasmettere attraverso la tua musica, attraverso un violino? Il violino, si sa, è magia per eccellenza, è poesia, è storia, parlaci di questo strumento: vorrei proprio trasmettere un’emozione, desidero che chi mi ascolta suonare abbia quello stupore che hanno i bambini, lo stupore di conoscere a 360° uno strumento. Trasmettere una grande emozione, attraverso un brano che ha una determinata importanza sociale o personale, è per me la gioia più grande. Io sono sempre emozionato quando suono, la gente non ha così tanta vicinanza con la musica come posso averla io che suono ogni giorno, che vivo nella musica del mio Violino, che vivo dello studio musicale, che vivo per suonare. Vorrei solo poter avvicinare la gente alla bellezza emozionale di uno strumento vero, sincero, proprio come me. Come ho detto prima la commozione non passa attraverso un’apparenza da show-business ma tramite una semplicità emotivamente vicina a chi ascolta.

7. Chi è stato il tuo maggior sostenitore/trice e chi, invece, ha cercato di farti desistere? Sicuramente la mia famiglia, le mie sorelle, i miei genitori, anche i miei nonni lo erano. A loro devo moltissimo, anche per tutti i sacrifici che hanno fatto per me. Lo stesso, però, vale per i miei maestri che mi hanno sempre supportato. C’è stato un episodio in cui un paio di persone hanno cercato di scoraggiarmi ma non sono nemmeno da considerare, sono partito da un paesino e sto cercando di fare del mio meglio, non voglio più pensarci. Oggi come oggi, avendo fatto tutto da solo senza raccomandazioni, senza persone che mi aiutino o mi abbiamo aiutato posso dire di avere la possibilità di camminare a testa alta. Io posso ringraziare davvero di cuore la mia famiglia e i miei maestri, voglio ringraziare solo loro, chi ha cercato di mettermi i bastoni tra le ruote non mi fà né caldo né freddo. La mia strada è la musica.

8. Se potessi guardare nel tuo futuro cosa riusciresti e vorresti vedere? Vorrei, semplicemente, continuare a vivere di musica e continuare con questo mio grande amore, andare avanti con il mio percorso e vivere per sempre di musica.

9. Progetti a breve termine? C’è qualcosa nel calderone ma sono molto scaramantico e non amo parlare delle cose future!

10. Da dove prendi le tue idee? Mi isolo completamente, mi metto nel mio studio di registrazione, creo gli arrangiamenti, creo tutto ciò che possa piacermi e piacere. Ho un piccolo studio di registrazione sotto casa, inizio a scrivere, scrivere scrivere, sia orchestrazioni che arrangiamenti per i brani. Inoltre ascolto molto musica e cerco di trarne piccole sfumature. Il mio modo di ispirarmi è, senza dubbio, l’isolamento.

11. Cosa senti quando suoni? Cosa provi? Che vibrazioni hai e dai? Da dove hai preso questa energia infinita con cui prendi l’archetto e lasci scivolare, dolci, le note nell’etere di un esterno, di un teatro, nel cuore delle persone? Quando suono penso a tante cose, cerco di raccontare una storia ad ogni brano, ad ogni esecuzione, è una sensazione strana, inizialmente non sai come reagire di fronte al pubblico, io racconto, parto nel mio viaggio interiore, e suono, mi lascio andare alle emozioni e alle sensazioni, vorrei che le persone venissero con me nel mio viaggio di note, un viaggio metaforico che può dare tanto, davvero tanto.

Dott.sa Arianna Forni

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