“Ser como el rìo que fluye”, Paulo Coelho, 2006

Siamo tutti come un fiume che scorre, siamo anime vive, siamo umani, come tali abbiamo dei limiti, dei sentimenti contrastanti capaci di governare la sfera delle nostre decisioni. Siamo vulnerabili al cambiamento, siamo, altresì, muniti di un dono: l’adattamento, alle cose più o meno gravi, alle difficoltà più o meno superabili. Bisogna fare una netta distinzione tra ciò che possa essere annoverato tra le cose sopportabili e ciò che, al contrario rientra, di diritto, tra quelle insopportabili. Siamo chiamati, in questo triste momento, ad affrontare una Guerra, la nostra e quella di tutti ma la responsabilità, il senso civico e l’amore per la vita possono darci la forza di capire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato fare. Questa, a tutti gli effetti, è, sì, una costrizione, una sottomissione, un arresto domiciliare senza pena ma è, in definitiva, sopportabile. Potremmo quasi riconoscerla come esperienza formativa, come monito, come insegnamento, come fonte dalla quale trarre qualcosa di positivo. Per alcuni è una catarsi avvilente, l’inizio della fine, la devastazione psicologica, l’essenza stessa della morte; chi ragiona così non conosce il significato della parola insopportabile, non ne sa osservare le sfaccettature e, soprattutto, si presta ad essere un individuo vuoto, egoista, incapace di trovare un equilibrio nel disordine. Al contrario, ci sono persone per le quali la voglia di vivere, la voglia di tornare a far scorrere quel fiume nella direzione prescelta, con le persone giuste, prendendosi il tempo necessario alla comprensione, hanno una marcia in più: i sentimenti. Queste ultime sanno ascoltare il silenzio, a questo proposito vorrei proporvi un’opera, di Alessio Calega, realizzata proprio in queste settimane da “detenuti”. “Silenzi”

Il cambiamento è motivo di destabilizzazione, ci mette alla prova, ci sfida, giorno dopo giorno dobbiamo fare i conti con il nostro io interiore. Decide lui ma possiamo intervenire. Dobbiamo farlo. Il silenzio, però, gioca brutti scherzi. Non siamo abituati ad ascoltare i nostri pensieri; il nostro intimo ha tanto da dirci, altrettanto da insegnarci ma noi, spesso, lo rifiutiamo, ci nascondiamo tra i rumori delle città, nel mezzo della nostra vita frenetica, caotica e non ci fermiamo, mai, nemmeno per un attimo. Ora siamo costretti a fermarci e soffermarci, siamo obbligati a dar retta alle voci del nostro cuore, non possiamo scappare. È giunto il momento di imparare ad ascoltare. Guardiamo le cose che ci sono vicine e non capiamo il motivo per il quale non abbiamo mai prestato la giusta attenzione. La vita continua a scorrere, il tempo passa, le lancette non si fermano, nemmeno adesso. Nonostante tutto, ogni giorno che passiamo nelle nostre case, è un giorno in meno sul calendario esistenziale ma, qui viene il bello, è anche un giorno in più di riflessione. Siamo troppo presi da ciò che siamo, da quello che vorremmo essere, da quanti soldi abbiamo o non abbiamo sul conto corrente, dalla nostra posizione lavorativa, dalla smania di carriera, dall’essere qualcuno. Tutti siamo Qualcuno per Qualcuno e, allo stesso tempo, siamo Nessuno per Nessuno. Abbiamo perso di vista le cose essenziali, la bellezza che ci circonda, i sentimenti profondi, i valori. Adesso possiamo riprendere in mano la nostra situazione di vita, possiamo ritrovare noi stessi. Prendiamo questo momento come un aiuto, non come un motivo per deprimerci, piangerci addosso, chiuderci in una bolla. Apriamo le nostre ali e sfruttiamo lo slancio che solo la consapevolezza responsabile può fornirci per volare, fieri e felici, nel nostro futuro. Proprio come nell’opera di Michael Gambino.

Continua ad esserci silenzio. “The Sound of Silence”, se ci soffermassimo su questo capiremmo quanto sia magico. Nel cielo le stelle continuano a brillare, i delfini sono tornati a giocare nei porti, nei canali di Venezia, i cigni nuotano increduli nel Naviglio Vecchio a Milano, la natura vive. Anche noi viviamo, dobbiamo continuare a farlo in silenzio. La sera si aprono i balconi, la gente canta, cerca quel contatto sociale di cui siamo stati, giustamente, privati; è la ricerca del rumore che ovatti la mente, capace di farci rivivere abitudini di un passato recente che ora non c’è. Sono passate, ormai, quasi quattro settimane; cosa sono quattro settimane in una vita intera? Cosa sono quattro settimane nell’eternità? Niente. Allora torniamo alle stelle, contiamole, aspettiamo che ne cada una per esprimere un desiderio, nel farlo dobbiamo essere consapevoli che un desiderio espresso è solo il palesarsi di una nostra motivazione, di un obiettivo che solo noi, con le nostre forze, potremo raggiungere. Allora guardiamo “Falling stars” di Mikael Brandrup, artista danese di 35 anni trasferito a Los Angeles, dipinto nel 2020, solo una settimana fa. Guardate e capirete che quelle stelle cadenti sono in mezzo a noi, sono la rappresentazione grafica dei nostri, più nascosti, desideri. Arte, sono arte contemporanea perché noi siamo quella stessa contemporaneità.

Non lasciamoci schiacciare dagli avvenimenti, siamo più forti noi, dobbiamo esserlo per noi stessi, per il dono che abbiamo ricevuto quando siamo venuti al mondo. Dobbiamo esserlo perché, dentro di noi, scorre una linfa vitale capace di trasformare il pensiero in opera, l’immaginazione in arte. Cerchiamo di non essere egoisti e ignoranti, sfruttiamo l’intelletto e guardiamo oltre. Non facciamo i politici se non lo siamo, non trasformiamoci in economisti se non sappiamo fare due più due, non inventiamoci medici solo per dire che tutto questo non esiste. Tanto esiste lo stesso. Piuttosto, lasciate spazio ai sogni, ai desideri, ai progetti. Tutto ha un inizio e una fine, tutti nasciamo e siamo destinati a morire, tutti commettiamo degli errori ma, alle volte, sappiamo ancora essere saggi. Se volete davvero un po’ di rumore sedetevi e ascoltate il battito del vostro cuore: ha tante cose da dirvi.

“…Se tu puoi sognare e non abbandonarti ai sogni; se tu puoi pensare e non perderti nei pensieri…Se riesci a occupare il minuto inesorabile dando valore a ogni istante che passa, tua è la terra e tutto ciò che è in essa…”, Rudyard Kipling

Dott.sa Arianna Forni

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