“Nessun giorno è uguale all’altro, ogni mattina porta con sé un particolare miracolo, il proprio momento magico, nel quale i vecchi universi vengono distrutti e si creano nuove stelle” (Paulo Coelho)

Bambini, adolescenti, adulti di tutto il mondo: “Strega comanda color….Arcobaleno”, correte, corriamo, bisogna trovarlo, per primi, per non essere eliminati, l’ultimo dovrà attendere prima di ricominciare a giocare, l’ultimo dovrà stare fermo a guardare. L’osservazione garantisce una forte comprensione delle dinamiche, permette di studiare strategie d’azione, regala la possibilità di interpretare l’atteggiamento degli altri membri del club, prescelto per affrontare la sfida. Giocare non serve solo a svagarsi, giocare serve a costruire delle relazioni interpersonali, i più bravi vinceranno, si sentiranno, per un attimo, degli eroi, per tutti gli altri esiste un dono più grande: entrare nella dinamica del pensiero umano, sentirne le vibrazioni, prevedere la prossima mossa. Il processo inizia da bambini e prosegue in età adulta, beh è chiaro, nessuno di noi gioca più a “Strega comanda color” ma riesce ancora a vivere le stesse, intense, sensazioni ogni volta in cui viene messo alla prova. Oggi, senza che nessuno potesse aspettarselo, ci troviamo a combattere qualcosa di terribile, sì, perché non ne conosciamo i dettagli, non sappiamo come sconfiggerlo, non riusciamo nemmeno a fare delle ipotesi sensate. Solo parole, tante, differenti, ogni campana suona diversamente e nessuna segue lo stesso tempo. Già, il tempo, passa, scorre via veloce, non riusciamo nemmeno ad accorgercene; abbiamo gettato la spugna, ancora intrisa di desideri e speranze, di sogni e obiettivi da raggiungere. È lì, grondante, la guardiamo, vorremmo riprenderla e strizzare quell’acqua sulla nostra fronte per sentirci, di nuovo, vivi, di una vita vera, in un mondo vero, in una società vera, capace di dare garanzie, sicurezze, vivide certezze. L’acqua si asciuga in fretta e dobbiamo guardare in faccia alla realtà, apriamo la finestra, qualcuno canta, qualcuno suona, qualcuno fa ginnastica immaginando una prova costume, probabilmente, posticipata di un bel po’. Siamo umani e gli umani vivono di fede, in caso contrario vivere non avrebbe senso, soprattutto adesso, soprattutto quando ci è stata tolta la libertà di essere ciò che siamo, di riconoscerci in ciò che facciamo. La televisione è il nostro sguardo sul mondo esterno, anche lei patisce, ci ripropone cose viste e riviste, ci suscita nostalgia, rabbia, rimpianto, voglia di ripartire. Quei bar gremiti di persone; quante volte ci siamo lamentati di non aver trovato un tavolo nel nostro locale preferito, quante volte abbiamo dovuto prenotare con settimane di anticipo pur di andare proprio in quel luogo. Già, quante? Ormai facciamo fatica a ricordarcelo. Ci sediamo sul divano, chiudiamo gli occhi e torniamo indietro nel tempo. Sarebbe tutto così semplice se avessimo una bacchetta magica, sì, esatto, come quella di Harry Potter, Hermione Granger, Ron Wisley, Sirius Black, Albus Silente, Severus Piton e tutti gli altri membri della scuola di Hogworts. Sarebbe tutto così semplice se fossimo dei Vampiri, dei Licantropi come la famiglia Cullen, Bella e Jacob. Sarebbe semplice ma non lo siamo, eppure, quei film, raggiungono audience stratosferiche, entrano, non solo, nelle case della gente, entrano nelle menti, nei cuori, nelle anime di chi li guarda. Regalano un messaggio di speranza, di forza, di giustizia. Proprio quest’ultima è la cosa più importante di cui necessitiamo: giustizia, per noi, per tutti, per la Terra, per l’universo intero. Giustizia per i popoli, amore per il futuro. Non è giusto. Non ci interessa sapere di chi sia la colpa, se sia dei pipistrelli cinesi o delle superpotenze in guerra tra loro, non ci importa, quello che vogliamo è libertà. È sconfiggere Voldemort guardandolo negli occhi, è trovare la salvezza nel morso di Edward Cullen che succhia la vita ma rende immortale l’anima, è scaldarci tra le braccia di un caldo Licantropo, è vedere crescere il nostro potere nelle forme più svariate, sapendo che anche i prepotenti possono provare dei sentimenti. Sapendo che c’è e ci sarà sempre speranza per tutti.

“La magia è un ponte che ti permette di passare dal mondo visibile in quello invisibile. E imparare le lezioni di entrambi i mondi” (Paulo Coelho)

Nessuno di noi ha, né avrà, la capacità di comprendere appieno ciò in cui siamo precipitati. Si studierà sui libri di scuola, così come tanti altri passaggi della nostra breve, brevissima, esistenza nell’immensità eterna. Non siamo come i Cullen, immortali, seppure non lo siano davvero nemmeno loro, non siamo capaci di cambiare il nostro passato con un semplice giratempo, non possiamo nemmeno prevedere il futuro come Alice Cullen o possedere il pensatoio del Professor Silente. Non abbiamo horcrux che preservino parte della nostra linfa vitale qualora ce ne venga tolta un po’, non avremmo nemmeno il coraggio di uccidere per procurarcene uno. Siamo semplici creature mortali ma nel nostro effimero tempo sappiamo esternare la nostra più grande magia: saper vivere. Potremmo pensare di aver bisogno dei Doni della Morte: la bacchetta di sambuco, la più potente nel mondo magico di Potter, la pietra utile a riportare in vita i defunti, anche se solo attraverso l’immagine delle loro anime, utile, però, a dirgli addio, a ricordarli, il mantello dell’invisibilità, per nasconderci dal male e sperare che non ci scopra. Eppure sarebbero solo bieche scappatoie, stratagemmi malefici per succhiarci il sangue dalle vene, per rendere torbida l’acqua della spugna piena di energia e voglia di rinascere. No. Noi siamo come loro, affrontiamo il pericolo con la paura di poterne restare sopraffatti ma, al contempo, con la certezza di avere una chance di vittoria, l’unica capace di renderci il nostro presente dandoci un futuro.

C’è un’opera in cui risiede tutto questo, un’opera magica ma reale.

Salvador Dalì “Sogno causato dal volo di un’ape intorno ad una melagrana un attimo prima del risveglio” 1944

Una donna, nuda, serena nel suo sonno ristoratore, cullata dai suoi sogni, impregnata di salsedine, i pensieri morbidi nella sua mente, i sensi vivi e ricettivi. Dorme, si riposa, attende un risveglio sereno, normale nella normalità del suo quotidiano. Qualcosa, però, la sta per fare sussultare, sta per causarle dolore togliendole l’irrazionale senso di tranquillità e fiducia nel suo domani. Un’ape, una puntura dolorosa quanto il graffio di una tigre nel bel mezzo del calore estivo. Lo scenario è perfetto, il mare è calmo, non ci sono perturbazioni all’orizzonte, la luna sta lasciando il posto al sole. Un sorgere perfetto, pensava; invece, niente, anche la normalità dello schiudersi degli occhi, dopo un sano riposo, viene rovinato da un’ape. Un pungiglione violento, come una baionetta, sta per tormentare quel corpo, morbidamente, adagiato nella sua zona di conforto. Non bisogna dare niente per scontato, non bisogna mai pensare di essere “al sicuro”, bisogna mantenere alta l’allerta per potersi difendere, per poter reagire, curare le proprie ferite e ricominciare. Lei non lo sa ancora, manca poco, poi saprà. Saprà cos’è l’inaspettato. Al contrario, noi lo sappiamo benissimo. L’ape ci ha già punti, non è bastato colpirne uno per essere d’esempio, no, ha dovuto flagellarci tutti, farci del male proprio quando pensavamo di essere intoccabili. Con la nostra tecnologia avanzata, con i nostri studi approfonditi, con le nostre cose a farci sentire a casa. Viene facile, adesso, chiederci cosa sia, davvero, una casa, cosa sia la calma, la felicità, l’amore e la sicurezza in un domani più giusto. L’importante è ricordarsi, sempre, quanto nulla sia dato per scontato, quanto ogni attimo bello è solo un regalo. Sono le sfide, come i giochi, a far capire chi siamo, veramente, a palesare il nostro Io interiore, il nostro spessore umano, la nostra tempra. Abbiamo l’occasione di restare fermi ad osservare, a capire, a scremare tra le persone che ci circondano. Tutto questo è più potente di qualsiasi incantesimo anche se, forse, vorremmo tutti lanciare un Avada Kedavra contro questo virus maledetto, vederlo morire tra atroci sofferenze proprio come tanti di noi, tristemente, hanno fatto a causa sua. Siamo uomini. Siamo mortali ma abbiamo un grande dono, la parola. Ecco, la parola, usiamola per farci capire, per andare oltre, per esprimere sentimenti profondi e trovare soluzioni; piuttosto stiamo zitti, parlare a vanvera non fa altro che alimentare nuovi virus. Gli ignoranti e i creduloni ne sono la dimostrazione più evidente.

“La felicità può essere trovata, anche nei tempi più bui, se ci si ricorda solo di accendere la luce” (Albus Silente, “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”)

Dott.sa Arianna Forni

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