“La musica può rendere gli uomini liberi” così Bob Marley ha deciso di raccontare l’emozione percettiva dell’ascolto, l’atto utile a permetterci di viaggiare dove la nostra mente desidera; liberi da qualsiasi vincolo, liberi di essere ciò che vogliamo. Questo concetto è applicabile a qualsiasi arte: alla scrittura, alla pittura, alla scultura, al teatro e, naturalmente, anche alla pittura. Qualsiasi arte performativa rientra, in modo perfetto, all’interno di questa spiegazione. Andrea Greco lo ha capito benissimo, fin dall’inizio della sua carriera artistica è riuscito a metterci davanti all’insieme di tante sensazioni forti; riesce a farci pensare, riesce a condurci lungo una strada fatta di colore, di partiture precise, come se stessimo seguendo l’andamento di uno spartito musicale. Non importante quale sia il ritmo, la sola cosa che conta è riuscire a sintonizzarsi sulla sua stessa frequenza. Il viaggio che ci aspetta, di fronte ad una sua opera, è uno dei più belli mai fatti fino adesso.

Ascolta!

Le Muse
  • Quando sei nato e dove?
    Sono nato a Tradate, in provincia di Varese, nel 1978.
  • Da dove nasce la tua espressione artistica?
    Nell’infanzia e nell’adolescenza rinchiudersi nel disegno e nella pittura è stato, per me, terapeutico, avendo vissuto molti mesi in ospedale, al Gaslini di Genova, per via di una malformazione congenita ad una gamba. Di base sono sempre stato molto curioso e interessato. In famiglia ho subito l’influenza del nonno materno, disegnava, dipingeva, scolpiva; da lui ho appreso varie tecniche, i suoi soggetti erano principalmente nature morte. Nel 2012 ho reso omaggio a mio nonno Cesare creando la serie “Anche i fiori piangono” rifacendomi a dei suoi lavori, dei fiori in ferro che ha creato negli ultimi anni di vita.
  • Chi sono i tuoi maestri e le tue fonti di ispirazione e cosa prendi da ognuno di loro?
    A quindici anni vidi dal vivo, per la prima volta, alcune opere di Warhol e ne rimasi colpito soprattutto per l’uso del colore. Iniziai a dipingere soggetti popolari, principalmente cinematografici, ponendo attenzione agli equilibri cromatici all’interno dell’opera. Poi gli studi sono proseguiti, ho approfondito gli artisti storici dell’informale e dell’astrazione e ho iniziato a maturare uno stile mirato alla riflessione. Se dovessi però scegliere un artista in particolare, ritengo che la figura di Bruno Munari sia stata molto importante nella mia formazione. Ho avuto modo di sperimentare e osservare nei bambini il frutto del suo approccio all’arte. Ho fatto mia, in campo artistico e nella didattica, una sua affermazione,“Complicare è facile, semplificare é difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare”.
    Le fonti d’ispirazione possono essere varie, una situazione, un ricordo, un libro, un film, una poesia… Tutto ciò che può essere tradotto in stimolo.
Elegy for the oceans
  • In generale cosa pensi degli artisti di oggi e del mondo dell’arte contemporanea? 
    Sono in questo mondo da una decina di anni e con alcuni artisti, curatori, critici si è creato un bellissimo rapporto di amicizia. Sono nate collaborazioni, progetti, mostre, c’è solidarietà fra di noi, anche nel segnalare eventuali storture di questo mondo. Lavorando in una scuola primaria, l’Istituto Don Carlo San Martino di Montano Lucino (Co), ho avuto modo di invitare alcuni artisti; anni fa ne ho coinvolti più di venti, provenienti dai vari mondi dell’arte, nel progetto educativo e didattico “Io e il mio artista”. Ognuno di loro è stato abbinato a un alunno e per cinque anni, di anno in anno, grazie alla loro arte abbiamo stimolato la riflessione nei bambini trattando tematiche di educazione civica. Il mondo dell’arte contemporanea non credo sia tanto differente dagli altri mondi, il panorama credo sia abbastanza vario, oscilliamo tra l’estrema professionalità e il pressappochismo. Oggi la pandemia sta cambiando un po’ gli equilibri. Da ciò che osservo, si vivono due reazioni, chi attende di tornare alla vita di prima e chi cerca di
    trovare altre strade per arrivare al pubblico. Il virtuale ha concesso una nuova via, una nuova strada: nel concepire una mostra oggi possiamo ipotizzare di utilizzare uno spazio fisico e/o uno spazio virtuale. Sono convinto che negli anni gli strumenti e i mezzi che avremo a disposizione saranno ancor più efficienti, siamo solo all’inizio. Nell’anno dei lockdown il virtuale si è imposto per far fronte al superamento della barriera spazio/temporale, ma è ormai da qualche anno in corso una rivoluzione digitale. Nel presente viviamo il boom degli NFT. Personalmente non vivo il cambiamento come un qualcosa di negativo, anzi, cerco di adattarmi. Sporcarsi le mani con il colore è sempre un piacere, ma disegno e creo anche in digitale. Attualmente sto lavorando a una serie di lavori, dei video e delle grafiche che prossimamente trasformerò in NFT. Anch’io farò il mio ingresso in quel mondo.
GrandArt 2019
  • Cosa vuoi raccontare e trasmettere attraverso la vita presente nei tuoi spartiti?
    Il collante fra musica e pittura è lo scorrere del tempo; la vita è in movimento, la natura ha un suo ritmo. La realtà, come i miei spartiti, è in continua trasformazione. L’osservatore dinanzi ad una mia opera è obbligato a seguire il ritmo imposto dallo spartito, inizierà dunque a leggerlo da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso.
    Solo vivendo nel profondo ogni singola linea di pentagramma arriverà ad ottenere una visione globale dell’opera. Le Muse dedicate al suono della Terra nascono dal desiderio di affermare lo stretto rapporto tra uomo e natura, credo sia necessario rimettersi in “ascolto” di essa.
  • Da dove si sviluppa il tuo processo cognitivo? Quali sono le tue emozioni nell’atto creativo e quelle che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
    Nelle Muse dedicate a brani musicali parto dall’ascolto; generalmente ripeto l’operazione per giorni, continuamente, arrivando alla soglia della saturazione sensoriale. In seconda battuta analizzo lo spartito, seguo i movimenti che le note creano sul pentagramma e scelgo i colori da abbinare ai singoli strumenti, alla voce. Quando inizio a dipingere non annullo il mio sentire emotivo, lascio che emergano le sensazioni provate durante l’ascolto; ciò crea un rapporto d’equilibrio fra istinto e agire controllato.
    Nelle Muse dedicate al suono della Terra, invece, parto dalla visione di immagini e dall’ascolto di suoni legati a un particolare luogo. Anche in questo caso compio l’operazione per più giorni affinché nella mia mente si generi un’immagine che racchiuda l’essenza dell’ambiente prescelto.
  • Essere un artista, oggi, non è tra le scelte più semplici: Cosa ti ha spinto a fare arte e perché?
    Ho sempre disegnato e dipinto, sin da bambino. Non ho mai sentito il desiderio di esporre sino al 2010 quando ho deciso di partecipare ad un premio organizzato da una galleria milanese; sono stato segnalato per merito, l’opera è stata venduta ed è iniziato tutto, le prime mostre in Italia, le prime mostre all’estero, le fiere…
    Non ho mai fatto a meno dell’arte nella mia vita.
  • Cosa significa Arte? Cosa significa Fare Arte? Cosa significa Osservare l’Arte?
Danza della Fata Confetto

Arte è espressione del sé e dell’io, è la coniatura del sentire di un individuo: l’artista. È comunicazione lirica.
L’espressione “fare arte” credo porti con sé l’essenza del lavoro quotidiano alla base, le ore in studio, la ricerca, gli studi di colore, le prove, i fallimenti, tutto ciò che porterà al raggiungimento e all’affermazione di un proprio stile.
Osservare l’arte significa avvicinarsi all’io dell’artista, contemplare il suo pensiero, la sua realtà, le sue visioni, una finestra unica sul mondo.

  • Raccontaci la tua evoluzione artistica: come sei arrivato al tuo linguaggio attuale? Cosa ti piacerebbe lasciare nel cuore e nella mente di chi osserva le tue opere?
    È stata una naturale evoluzione. Il ritmo e il movimento, i pieni e i vuoti erano già elementi della mia pittura, penso alle serie dei Karma, per esempio. Ciò che ho fatto nelle Muse è stato imbrigliare l’istinto in un sistema ragionato invitando l’osservatore ad una osservazione del particolare e del globale. Nel cuore e nella mente di chi osserva le mie opere vorrei entrare in punta di piedi grazie allo stupore, divampare all’interno per le tensioni emotive generate e infine lasciare spazio a una riflessione.
  • Se potessi guardare nel tuo futuro cosa riusciresti e vorresti vedere?
    Nel mio futuro vedo ulteriori sviluppi nella ricerca fra suono/silenzio e pittura.
    C’è una cosa che mi piacerebbe fare, vorrei realizzare delle scenografie per spettacoli teatrali o per concerti.
  • Progetti a breve termine?
    Ho programmato collaborazioni con alcuni brand di moda. Una si è appena avviata: grazie ad Art & Brand e Solo Stile sono state stampate delle t-shirt con opere grafiche dedicate a tre canzoni, All you need is love, Light my fire e No woman no cry. A giugno invece si avvierà una collaborazione con l’azienda BokehMilano.
    Per quanto riguarda le esposizioni, in attesa che la pandemia rallenti e si possa tornare ad eventi fisici, in collaborazione con l’azienda 3DMaster e la galleria Mario Giusti HQ, stiamo preparando una mostra virtuale nella quale verrà esaltato il rapporto fra pittura, musica e ambientazione.
    Nei prossimi mesi decideremo anche per la mostra di New York rinviata lo scorso settembre.
  • Il tuo ricordo più bello legato al mondo dell’arte?
    L’arte mi ha sin qui regalato grandi gratificazioni, ma il ricordo più bello è legato alla conoscenza di Ludovico Einaudi avvenuta grazie al mio gallerista Mario Giusti. Nel 2017 Einaudi ha acquisito l’opera “Nuvole bianche” dedicata al suo componimento. Anche grazie a questo incontro e alle riflessioni scaturite in quella serata, qualche mese più tardi è nata la mostra “Sarà dolce tacere”.

Saper vivere significa, spesso, forse sempre, saper ascoltare. Trovarsi di fronte ad un’opera di Andrea Greco significa osservare la fusione di entrambe le emozioni: il fluire morbido e graffiante della musica attraverso un’espressione artistica concettuale e concettualmente ricca del pathos con cui nutrire le nostre anime. Lasciati coninvolgere, non potrai più farne a meno.

Dott.sa Arianna Forni

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