L’apoteosi di un Canto Libero

La ricerca costante dell’uomo è la sensazione di ebbrezza nella propria libertà personale. Una ricerca eterna. La ricerca per eccellenza; grazie alla sua ineluttabile quanto impalpabile concretezza, ha mosso milioni di anime insaziabili. Libertà. Libero. Liberiamoci. Infine libriamo nell’aria, nel nostro precario equilibrio di specie. Cantiamo al mondo per riempire la nostra rigogliosa speranza di sentirci pienamente Liberi, in una Libertà inesistente e inadatta a questa Terra, prigioniera di stereotipi creati da noi stessi.

“Liberi liberi siamo noi

Però liberi da che cosa

Chissà cos’è, chissà cos’è

Finché eravamo giovani

Era tutta un’altra cosa

Chissà perché, chissà perché

Forse eravamo stupidi

Però adesso siamo cosa

Che cosa che, che cosa se

Quella voglia, la voglia di vivere

Quella voglia che c’era allora

Chissà dov’è, chissà dov’è”

(Vasco Rossi “Liberi…liberi”)

Vasco riconosce la libertà nella percezione del tempo che scorre, negli anni che passano, nella psicologia che ognuno sente crescere e mutare dentro di sé. Il ricordo di un rimpianto giovanile che commuove; la rimembranza di ciò che è stato, sebbene non possa tornare, riesce a far rivivere quel giorno in cui si era, davvero, vicini alla propria più intima libertà profonda.

“In un mondo che

Non ci vuole più

Il mio canto libero sei tu

E l’immensità

Si apre intorno a noi

Al di là del limite degli occhi tuoi

Nasce il sentimento

Nasce in mezzo al pianto

E s’innalza altissimo e va

E vola sulle accuse della gente

A tutti i suoi retaggi indifferente

Sorretto da un anelito d’amore

Di vero amore”

(Lucio Battisti “Il mio canto libero”)

Per Battisti la libertà è un sentimento d’amore. Un amore vero che sa vincere ogni male, ogni calunnia, ogni difficoltà. Una donna. Quell’amore sconosciuto ai nostri giovani. Molti lo cercano, altri, ormai, non sanno nemmeno della sua esistenza; altri, invece, identificano quell’amore in una costrizione fatta di compromessi e obblighi morali che si discostano totalmente dal proprio senso di essere liberi.

Quindi la libertà non esiste, o, per lo meno, non esiste in senso lato ma c’è. Ognuno di noi può e deve cercare il suo spazio di libertà mentale, di sensazione di non-possesso, di gioia e di passione per e con sé stesso.

“Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.”

(Dante Alighieri, Purgatorio I vv. 70-72)

Sono, queste, le parole di Virgilio a Catone Uticense che, in questo contesto, è il custode del monte Purgatorio, colui dal quale bisogna essere accettati per accedere alla scalata che condurrà le anime fino al Paradiso. Dante viene presentato come “cercatore di libertà”. Un’altra donna, Beatrice, la sola che possa liberarlo davvero dal senso di opprimente inconsapevolezza, in un mondo ostile. E’ proprio questo aspetto ad accomunarci al Sommo Poeta. Anche noi, come Dante, siamo dei cercatori. Persi e stanchi. Proprio per questa grande, immensa, unica, similitudine,  tutti noi, dovremmo avere il desiderio di apprendere e comprendere ogni parola scritta, ieri e oggi, dai grandi Maestri.

“La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.” (Articolo 13, Costituzione Italiana)

Anche la Costituzione Italia si esprime in merito alla nostra libertà personale. Inviolabile. Chiara. Inviolabile ammesso che non vi siano condizioni particolari. Esiste sempre un rovescio della medaglia e un’eccezione che conferma la regola. A volte i luoghi comuni sono così palpabili da far rabbrividire. Viene in mente il “..liberi da che cosa..” di Vasco.

“libertà (ant. libertate e libertade) s. f. [dal lat. libertasatis]. – 1.a. L’esser libero, lo stato di chi è libero: amo la mia l.; non posso rinunciare alla mia l.; L. va cercando, ch’è sì cara, Come sa chi per lei vita rifiuta (Dante) […]” (dal Vocabolario Treccani)

Anche il vocabolario Treccani è intriso di “Divina Commedia”; tanto per sottolineare quanto sia fondamentale studiare per aprire la propria mente e guardare oltre. Osservare oltre l’inconsistenza della nostra società moderna. “L’esser libero[…]”… “…chissà cos’è…”

La libertà, in definitiva, risiede, sì, nel ricordo del nostro passato, in quella triste percezione del tempo che scorre senza tornare mai indietro; si trova anche nell’amore vero, nella nobiltà dei sentimenti sinceri; si trova nella nostra Costituzione, è sancita dalla legge ma non è mai garantita in modo univoco; è presente nel nostro vocabolario ma, drammaticamente, nessuno sa cosa sia davvero.

La libertà. Libero. Liberiamoci. Liberami dal Male. Libriamo nell’aria.

Già. Si trova nella conoscenza: unica combinazione per aprire lo scrigno più ricco di tutto l’universo. Lo scrigno del sapere. Il sapere che rende liberi.

Arianna Forni

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