“Preferisco un vizio accomodante che una virtù ostinata.” (cit. Molière)

Superbia contro Umiltà. Avarizia contro Generosità. Lussuria contro Castità. Ira contro Pazienza. Gola contro Temperanza. Invidia contro Carità. Pigrizia contro Diligenza. La decisione da prendere è ardua. Da che parte stare? Infondo non facciamo del male a nessuno, o quasi. Vizi capitali contro Virtù cardinali. Innanzi tutto spieghiamo cosa significhi “capitali”. Tutti i vizi capitali determinano la concatenazione di altri peccati che, altro non fanno se non accrescere la nostra posizione negativa rispetto alla buona educazione religiosa e non solo. Le Virtù cardinali sono la contropartita, in opposizione e redenzione, al peccato dettato dal vizio. Un concetto arzigogolato per dire che basterebbe limitarsi a concedersi qualche piccolo peccatuccio, bilanciato da una buona azione sulla base della virtù contrapposta, per risultare “quasi” dei buoni cristiani. L’uomo vive una vita difficile. Ogni giorno è sottoposto a delle tentazioni, forti, talmente forti da non concedergli la possibilità di trattenersi cadendo, così, in tentazione. Ha vinto il diavoletto mentre l’angioletto si dispera e si domanda dove abbia sbagliato. A quel punto, la maggioranza di noi si sentirà in colpa: “Caspita non avrei dovuto farlo”; questo ci pone di fronte a una nuova possibilità: la redenzione. Una buona azione contraria ci permetterà, non dico di azzerare, ma quantomeno di limitare, il danno compiuto.

“Noi chiamiamo pomposamente virtù tutte quelle azioni che giovano alla sicurezza di chi comanda e alla paura di chi serve.” (Ugo Foscolo, “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, 1802)

Ugo Foscolo aveva capito qualcosa che pare andare un attimino oltre il concetto di dogma religioso. La Virtù e, di conseguenza, il Vizio determinano una generale buona condotta di ogni singolo individuo e portano ad ottenere o allontanarsi dal proprio obiettivo. Chi decide come e quando stabilire un bilancio comportamentale personale non siamo certo noi e, come a dire che non lo sapremo mai, non è nemmeno il nostro Dio religioso, è chi ci governa, chi sceglie, impone e programma per noi il presente e il futuro. I buoni riceveranno il premio e i cattivi saranno ricoperti di carbone, ma non zuccherato ovviamente. Questo è un argomento ostico fin dai tempi più antichi perchè crea una contrapposizione netta tra chi detiene il potere e chi sottostà alle leggi imposte dai legislatori in questione. L’attrazione verso il risultato ambito è forte, talmente forte da farci concedere qualche piccola deviazione di percorso, qualche sottile peccatuccio, a fin di bene appunto, che possa abbreviare l’impervia salita verso il successo, verso la soddisfazione. In fondo siamo certi che nessuno sarà lì ad osservare proprio noi. Il bambino che infila il dito nella marmellata non pensa, di certo, che la mamma sia dietro la porta a guardarlo, altrimenti non lo farebbe. Nessuno si mette nella condizione, consapevole, di farsi puire ma tutti sono disposti a correre dei rischi pur di raggiungere una meta, qualsiasi essa sia. Vizi e Virtù, così facendo, si personificano e diventano gratificazioni, spesso ribaltate in aspre punizioni, atte all’insegnamento. Trova una linea di mezzo e saprai stare al mondo con moderazione. Non è semplice, per niente. Chi riesce a spiegarcelo bene, dal punto di vista iconografico, è Hieronymus Bosch “Trittico del Giardino delle Delizie”, 1480 – 1490.

 

TRITTICO DEL GIARDINO DELLE DELIZIE - Hieronimus Bosh - 1480-1490

Si tratta, principalmente, del racconto della dottrina cristiana, biblica, secondo un modus vivendi medievale. Il trittico è composto, appunto, da tre pannelli. Il primo, a sinistra, è la rappresentazione iconografica di Dio nel giardino dell’Eden, la perfezione simbolica di un equilibrio stabile; al centro abbiamo la creazione della Terra con il turbinio dei personaggi che la popolano, occupati dalla loro umana confusione che scaturisce, nel terzo elemento, in un inferno regolatore dei peccati terreni. Il primo e il terzo elemento sono esattamente agli antipodi: perfezione contro abominio. Il pannello centrale dovrebbe essere quella verità che, come si suol dire, sta sempre nel mezzo ma induce in tentazione. Ecco che compare la realtà del diavoletto e dell’angioletto che si racconta ai bambini per farli ragionare e insegnargli a prendere le decisioni giuste.

260px-Paperino_e_il_diavolo

Abbiamo tutto, siamo messi nelle migliori condizioni possibili per percorrere una strada, sebbene tortuosa, con pochi intoppi concreti; basterebbe evitare di crearseli da soli, seppur con ingenua inconsapevolezza. Una vita sana ed equilibrata è una vita fatta di sacrifici compensati dalle soddisfazioni che ne derivano. Una vita attiva ci pone sempre di fronte a delle scelte, a volte facili, a volte difficili; bisogna prendere la via giusta. Già, sarebbe una passeggiata se sapessimo esattamente dove svoltare e dove, invece, proseguire diritti. Un buon inizio sarebbe trovare quel compromesso tra vizio e virtù in grado di farci stare in pace con noi stessi, il resto, che dir si voglia, dipende, in modo inesorabile, dal nostro destino.

Una cosa è certa, però, la Dea bendata è una bella favola. La fortuna dipende dal nostro atteggiamento quotidiano, dal nostro approccio, dalla nostra forza di volontà ma:

“camminiamo da soli
nella notte più scura
anche se il domani
ci fa un po’ paura
finché qualcosa cambierà
finché nessuno ci darà
una terra promessa
un mondo diverso
dove crescere i nostri pensieri
noi non ci fermeremo
non ci stancheremo di cercare
il nostro cammino”

(Eros Ramazzotti “Terra Promessa”, 1986)

Ecco, finché camminiamo da soli in attesa che qualcuno ci regali una terra promessa in un mondo diverso dove crescere i nostri pensieri, beh, temo che resteremo sempre fermi al palo.

Basta conoscere una parola: Iniziativa. Il resto verrà di conseguenza.

Arianna Forni

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