“Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.”
(Cesare Pavese)

Un colore è solo un’espressione della natura che ci circonda. Un colore è determinato da ciò che è nato, spontaneamente, su questa terra. Noi, l’uomo, abbiamo solo avuto l’illumininazione di inventarci degli stratagemmi per tingere gli oggetti, di uso quotidiano, così come la natura tinge le sue creature. Mi sovviene “Il Cantico delle Creature”, San Francesco d’Assisi, 1226:

“Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.”

Che belli i colori; solo grazie ad essi è possibile dimostrare la grandezza e lo splendore dell’arte, della fotografia, degli abiti, degli arredamenti che tanto vanno di moda in questi ultimi anni. I colori. Alcuni, pur avendo la dote fisica di vederli, non li sanno osservare, per loro il rosso è sempre rosso e il verde è sempre verde. Eppure, così come per le sfaccettature umane, anche i colori hanno infinite tonalità ed è proprio da quelle che nascono i quadri; è da lì che l’artista sa cogliere il metodo espressivo più dinamico e maggiormente penetrante. L’impressionismo è, sotto un certo punto di vista, l’emblema dell’utilizzo dei colori, secondo schemi rigidi e duttili allo stesso tempo. Le accademie dell’epoca avevano un metodo di indottrinamento, nei confronti della luce, impositrio, non erano previsti cambiamenti per evitare di incappare nell’errore, gravissimo, di non rispettare la naturalezza della luce colta proprio in quell’istante. Da qui è possibile comprendere quanto fosse importante scegliere il momento migliore, di esposizione solare, per rapire, “en plein air”, l’istante più significativo sul piano della tavolozza.

Non addentriamoci nel campo della dottrina. Restiamo sui colori fini a sé stessi, sul motivo per cui proprio il rosso sia rosso, proprio il verde sia verde, proprio il giallo sia giallo e via dicendo.. chi lo ha deciso? Secondo quale punto di vista? Chi ha scelto come e in che modo suddividere, i colori stessi in primari, secondiari, terziari e complementari? Chi ha scelto di imporre una dottrina anche in un campo dove la fantasia e il sentimento regnano sovrani? L’uomo. Senza ombra di dubbio è stato l’uomo, l’unico essere vivente al mondo che ha questa estrema necessità di controllo attivo su tutto ciò che lo circonda. Anche sui colori. Poi, però, ci sono gli artisti; anche per loro valgono queste regole ma sono legittimati a farne l’uso che credono più opportuno, al fine di rendere perfetto ciò che, fino a quel momento, ha vissuto solo nella loro testa. Gli artisti. I maghi dell’immagine e dell’immaginazione, coloro che fanno dell’arte visiva un punto di partenza sensoriale, visivo e sentimentale. Proprio qui nascono delle discordanze da rabbrividire. Lucio Fontana e i suoi, così detti, tagli nella tela, ovvero “Concetto spaziale, Attese”, in rosso, 1968, sette coltellate secche in una tela monocromo dal colore rosso, sette segni che aprono a un universo parallelo spiegabile, forse, solo, con la Teoria delle Stringhe, secondo la quale la meccanica quantistica si potrebbe tranquillamente plasmare con la relatività generale. Un ingranaggio terribile e dalla difficile spiegazione semplicistica che, in Fontana, si riduce a un taglio in una tela di un unico colore. Con questo ha fatto di sé un artista tra i più quotati del nostro contemporaneo: tra i 10.000.000 $ – 15.000.000 $. Ogni riferimento a qualsiasi commento mentalmente generato non può essere considerato reale. Stop.

I colori. Un rosso che non sanguina e un beige da cui non fuoriesce un granello di sabbia. Strano, ma vero.

lucio-fontana-concetto-spaziale-attesa 1960
Lucio Fontana “Concetto spaziale, attesa” 1960

Possiamo tornare un attimo indietro nel tempo e rivedere gli aspetti accademici rivisitati di un buon Paul Signac, uno che di colori se ne intende davvero. Ha fatto qualcosa di strano e meraviglioso allo stesso tempo. Si è allontanato dagli stereotipi accademici mescolando quella tavolozza variopinta, al fine di rendere del colore la luce stessa e degli oggetti la luce determinata dal colore. Bellissimo ma altrettato illegittimo, un sopruso alla buona pittura tematica degli impressionisti dell’epoca. Si è ispirato all’unico vero pointilliste, Georges Seurat, aggiungendo un tocco di fantasia quasi lungimirante e futuristico. Ha dato alla pittura dei suoi anni una spintarella in avanti e lo ha fatto con classe e cognizione di sé ma, soprattutto, del colore.

Paul Signac Riflessi sull'acqua
Paul Signac “Riflessi sull’acqua” 1929

Non c’è logica nell’accostamento dei colori ma c’è una logica interiore, della nostra mente e della nostra retina, che ci permette di vedere l’acqua e quei riflessi cristallini che il sole calante regala ad ogni serata marittima. Un sogno ad occhi aperti, una calma senza eguali, un attimo di riposo nell’osservazione dolce e soave dei tre velieri e delle loro bandiere quasi spente dal vento ormai sopito.

Il mago del colore non si è fermato a questo:

La Capanna del Silenzio - An Cove en Saint-Tropez 1926
La Capanna del Silenzio – “An Cove en Saint-Tropez” 1926

Più tenue e delicato, più equo nella distribuzione di ogni tocco cromatico ma, pur sempre, impressionante d’impressionismo. Era un pittore molto duttile, sapeva il fatto suo e sapeva, anche, che nessun altro avrebbe mai potuto fare qualcosa di simile. Ci vuole sentimento per raccontare il mondo attraverso i colori, ci vuole consapevolezza del pianeta per rimescolare la naturalezza con la propria visione. Essere capaci di vedere, guardare, giudicare e reintegrare l’atmosfera di nuova verve non è per tutti; chi lo sa fare, però, ci porge un dono e un insegnamento: non vedere ciò che ti circonda, osserva ciò che sta dietro, solo in quel momento avrai la nitidezza sufficiente a compiere un miracoloso assorbimento interiore dell’atmosfera. Se sarai bravo, anche gli altri potranno rendere introspettivo ciò che per te è stato illuminante.

In fin dei conti i colori sono solo colori, la natura è solo natura e noi non possiamo intervenire né sull’uno né sull’altra ma sarebbe fantastico se, in questo mondo di finti eroi, ci fosse ancora qualcuno in grado di fare della consuetudine un’introspezione colorata da lanciare per le strade come fossero piccoli coriandoli di memoria.

Arianna Forni

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...