“La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé.”

(Oscar Wilde, “The importance to be Earnest”, 1895)

Partiamo dal presupposto che il titolo della commedia, da cui è tratta questa citazione, abbia molto più senso in inglese che in italiano. Questo, per l’appunto, dovuto a Earnest, con un significato, pressapoco, intraducibile. Si tratta, infatti, di un gioco di parole tra l’aggettivo earnest (onesto, sincero, affidabile) e il nome Ernest, la cui pronuncia, inglese, è la medesima. In questo senso il titolo stesso dell’opera possiede un ruolo predominante nello scioglimento del soggetto e del personaggio stesso, Ernest – earnest – Ernesto. Già il senso intrinseco, di questo gioco di parole, provoca una suggestione capace di costruire una memoria personale, soggettiva e oggettiva, in riferimento all’opera di Oscar Wilde. Questa premessa vuole solo essere esplicativa nei confronti degli ilari garbugli della nostra mente, nei meandri della vita e, appunto, della più intrinseca memoria.

The importance of being Earnest, Oscar Wilde, 1895 - da Altervista
The importance of being Earnest, Oscar Wilde, 1895 – da Altervista

Adesso possiamo, finalmente, dare inizio a questo percorso memoriale della memoria, introspettiva e, perché no, anche visiva. Refresh your memory è il nostro punto di partenza, è un invito a rinfrescare i nostri ricordi, a dare un senso al nostro presente sulla base del nostro passato e, con questi insegnamenti, con l’esperienza accumulata, costruire il nostro futuro. La memoria è la fine di qualcosa, significa risalire la propria coscienza fino a giungere a quella sensazione, legata ad un istante terminato, ancora viva in un antro, impolverato, della mente. Si potrebbe paragonare questo refresh all’apertura delle finestre di casa, far circolare l’aria riporta a nuovo vigore gli ambienti e, con essi, le persone. L’arte è l’esposizione visibile di quanto la memoria possa avere un’importanza, forte e determinante, nella conoscenza di sé e degli altri, nel racconto quotidiano della nostra evoluzione, così come nell’involuzione, precaria o definitiva, di alcune situazioni delineate da noi o per noi. La memoria è la base dell’esperienza, dell’apprendimento emotivo, sociale e sociologico, dei rapporti umani, siano essi lavorativi, amicali o sentimentali. La memoria può costruire o distruggere il nostro presente; sono le strade percorse ad averci aiutati nella crescita e nell’interpretazione di ciò che siamo, sono quelle strade, impervie o sicure, a stabilire con che attitudine affronteremo il prossimo cammino. Un refresh of our memory potrebbe essere utile a garantirci la possibilità di capire meglio ciò che ci è successo, che abbiamo visto, incontrato, affrontato e superato, nel corso degli anni che portiamo sulla schiena. Questa ventata di aria fresca darà nuovo vigore anche alla nostra mente, come fa con gli ambienti di casa, mettendoci nelle condizioni migliori per raccattare le proprie forze, nella sicurezza dei propri mezzi, nella speranza, viva e attiva, di ottenere grandi risultati. Grandi non significa epocali, significa di soddisfazione per noi stessi, nel nostro essere Earnest pur non chiamandoci Ernesto.

L’arte è fatta di memoria visiva ed è dalla memoria degli artisti che ricaviamo emozioni, da qui nasce spontanea una considerazione. L’artista sa rendere visibile un sentimento, una sua memoria personale e intima; ciò determina che chiunque di noi, sebbene privo di capacità artistiche, possa esporre, esplicare, raccontare, trasmettere e condividere le proprie memorie, al fine di trarne un sollievo o un incentivo. La condivisione diretta, in un rapporto umano, di una propria introspezione, abbassa i livelli di concentrazione stressante, alleggerendone il peso o facendo partecipi, gli interlocutori, di un messaggio vivo e positivo. L’uomo, come già detto, è un animale sociale, sebbene manchi, spesso, di socievolezza; come tale, deve avere la sua propria valvola di sfogo emotiva, con qualcuno del suo stesso genere. Umano.

Ora, passiamo all’osservazione di qualche opera che trovo radicata nella memoria dell’artista, artefice di tali meraviglie.

Un esempio, dal mio punto di vista, eclatante, è l’opera di Andrea Mantegna, nella “Decorazione del soffitto della Camera degli Sposi”, nel 1495-1474 (vedete un dettaglio in copertina dell’articolo)

Andrea Mantegna, Decorazione soffitto della Camera degli Sposi, Castello di San Giorgio, Mantova, 1495-1474 - da ArtSpecialDay
Andrea Mantegna, Decorazione soffitto della Camera degli Sposi, Castello di San Giorgio, Mantova, 1495-1474 – da ArtSpecialDay

L’apertura di un varco tra il soffitto e il cielo, che ricorda il reale oculo del Pantheon, non è solo un richiamo religioso, è una necessità di liberarsi dell’oppressione dovuta alla chiusura, radicata e radicale, di un muro. Questo cielo è vivo, ricco di una dozzina di putti addossati ad una balaustra, dipinti secondo una prospettiva da sotto in sù, che si sporgono, chi più chi meno, ad osservare ciò che accade all’interno dell’edificio; non manca, però, una dama, accompagnata dalla sua ancella di colore, un pavone, a dimostrazione della dimensione aperta e aerea del varco, oltre a un vaso di fiori tipicamente utilizzato sui balconi. Questo contesto parrebbe, solamente, evocativo di un presunto “oltre”, ovverosia, di ciò che la memoria del Mantegna gli permette di immaginare possa rimanere sopra il Castello di San Giorgio. In definitiva, quello che affresca è qualcosa già presente nella sua mente, non nella sua fantasia, proprio nella sua mente. Un ricordo, forse, di un affresco più antico, forse, una memoria di uno studio giovanile; da qualsivoglia antro della sua mente arrivi questo splendore fa parte di un refresh of his memory, fa parte dell’onestà di un pensiero Earnest.

Adesso, ci spostiamo molto avanti nel tempo, al 1917, quando Vasilij Kandinskij dipinse ques’opera incisiva, nel suo contesto prettamente astratto, ma concretamente emozionante:

La pittura astratta, così come l’espressionismo astratto americano e l’arte informale italiana, del 900, non ha, di per sé, un significato, per l’appunto, astratto. Anzi, l’astrattismo è, con ancora più forza, un suggerimento alla memoria di ognuno di noi, ai nostri sogni concreti, ai nostri ricordi vicini e lontani nel tempo. Sono linee e colori che si intersecano fra loro come se volessero esprimere qualcosa di complesso, di costruito, di modulato su una base costruttivista. Kandiskij è il pittore delle rievocazioni interiori personali, il risultato è spettacolare proprio perchè, queste rievocazioni, diventano comuni a tutti coloro che si avvicinano ai suoi quadri. Osservare, comprendere e sentire sono tre componenti aggiuntive allo studio dell’arte, sono sensazioni intime impossibili da apprendere sui libri, forse solo su quelli di psicologia. Ciò che emerge, però, è davvero emozionante; è dall’emozione che scaturiscono i sentimenti e le rimembranze lontane. Quella memoria che ci distingue gli uni dagli altri, ma ci accomuna nella sua schietta esistenza.

A questo punto non resta che citare René Magritte, con “The Art of Conversation”, 1963:

René Magritte - The Art of Conversation 1963 - da Pinterest
René Magritte – The Art of Conversation 1963 – da Pinterest

Ammettetelo anche voi, ad un primo sguardo non si può che vedere la memoria di una conversazione, magari irrilivante nel suo contesto contestualizzato a quel passato, intrattenuta con qualcuno di davvero speciale. Non è dato a sapere se quel qualcuno esista ancora, eppure la sensazione primaria è che il Cielo sia diventato la sua nuova casa. Il ricordo e la memoria di Magritte restano vividi nel suo cuore e, irrimediabilmente, anche nel nostro. Le nuvole sullo sfondo colorano, la tela, di positività; le sue ombre sospese nel vuoto riempiono l’opera di un grande sentimento. Il terreno è là, lontano, in basso, scuro e impalpabile; sono le ombre ad essere il centro focale di tutto l’insieme. Un tutto fatto, davvero, solo di memoria, sublime memoria di un memoriale sentito nel profondo dell’anima. L’Arte della Conversazione ha una cosa di speciale, strettamente correlata con l’arte visiva, resta viva nella memoria di chi è stato artefice o partecipe di quelle parole dette, in un momento lontano che non tornerà.

Memoria e sentimento sono virtù degli animi gentili, della bontà dei cuori sinceri, onesti e puri, come Earnest. La memoria fa parte di noi e non ci abbandona, ci segue, ci motiva, a volte ci tortura, è lì per spronarci ad andare avanti. La memoria è una collezione unica e irripetibile che ogni uomo possiede pur non avendola cercata. Dobbiamo custodirla e, quando è possibile, prendere un bel respiro e vivere il nostro refresh of memory con consapevolezza e, nuove, splendide, virtù. Earnest.

Arianna Forni

 

 

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