Ci sono momenti nella vita in cui veniamo messi alla prova, veniamo chiamati a darci delle risposte, a guardarci dentro per capire chi siamo e dove vorremmo andare. Già, dove? Non sempre sappiamo sciogliere il dilemma con immediatezza, anzi, non lo facciamo quasi mai. Non siamo totali padroni delle nostre idee, delle nostre intenzioni e nemmeno delle, granitiche, certezze che millantiamo con forza di fronte a domande spiazzanti. Siamo uomini e gli uomini cambiano strada, tante volte, molte di più rispetto a quelle di cui sono coscienti e consapevoli. Gli uomini cambiano punti di vista, cambiano direzione, cambiano obiettivi, mutano la loro psiche in base agli eventi, agli avventimenti, alle stagioni e, ultimo ma non ultimo, a seconda di chi incontrano lungo il loro cammino. Variare le proprie opinioni non è certo un dramma, non è nemmeno peccato, chi non sa modificarsi resterà sempre fermo, la staticità non aiuta, blocca, immobilizza. Forse, tutti vorremmo restare bambini, mantenere quell’inconsapevolezza capace di stupirci ogni giorno, quell’ingenuità con cui eravamo in grado di trasformarci in qualsiasi cosa pensando di renderci visibili e invisibili davanti a tutti. Invece, si cresce ed è nel momento in cui ce ne accorgiamo ad iniziare il nostro infinito cambiamento, la nostra eterna ricerca di noi stessi. Sugar Land è tutto questo, può essere il Paese delle Meraviglie, può essere un sogno notturno legato ai nostri desideri più profondi, può essere, senza colpo ferire, un sogno ad occhi aperti, forte, vero, sincero, incredibile. Ascoltiamo. Qualcuno, forse, avrà la sensibilità di capire. Altri resteranno talmente spiazzati da non poter smettere di lasciare fluire la melodia, in quelle vibrazioni che colpiscono l’ego supremo, nella sua debolezza. Altri ancora ne avranno paura, la musica, accomuna sì, ma, se scritta bene, entra nel cuore delle persone, è impossibile non porsi nelle questioni. Ascoltiamo.

L’Arte è questo: fare delle domande, porre dei quesiti, metterci davanti alla necessità di trovare, noi, le risposte. L’Arte, questa Arte, è pace, calma, serenità nel contesto più difficile da affrontare: il cambiamento. Corrono i giorni, corrono gli anni, sfuggono le stagioni, le persone cadono, si rialzano, cadono ancora, non mollano; chi ha la spina dorsale e sa, almeno indicativamente, chi è non si lascerà sopraffare dagli eventi, terrà duro. L’elemento di questo pezzo è l’aria, anch’essa non resta mai uguale, continua a trasformarsi, in base al tempo, in base alle condizioni temporali e metereologiche, proprio come noi, cambia ma non si ferma. L’uomo cresce respirando quell’aria senza fine, cresce sapendo che la natura non ha tregua, come il tempo, come il conteggio dei giorni all’interno di una settimana, di un mese, di un anno. Tutto scorre, siamo “Como el rio que fluye”, Paulo Coelho, 2007:

“Cuando tenía quince años quería ser escritor, usar gafas e ir despeinado, pasar la mitad del tiempo con rabia y la otra mitad deprimido; ser un incomprendido por mi generación. Hasta que un día un cantante de rock me pidió que escribiera las letras de sus canciones, me retiró de la búsqueda de la inmortalidad y me colocó de nuevo en el camino de las personas comunes. Y me hice escritor. Esto me permitió recorrer muchos lugares, conocer mucha gente, visitar muchos países, dormir en muchos sitios… Las páginas de este libro son relatos de momentos que viví, historias que me contaron, reflexiones que hice en determinadas etapas del río de mi vida.”

Per chi ascolta, segue, legge ciò che Davide Locatelli scrive attraverso i social saprà che questa melodia nasce dal suo intimo, scritta cinque anni fa, uscita solo ora, ora che è pronto, ora che ha trasformato sé stesso in quello che è veramente. Un Artista sotto tutti i punti di vista, un Artista che ha trovato un modo moderno, contemporaneo, veritiero, sentimentale per ridare ad uno strumento antico una nuova vita, un cambiamento drastico pur rispettando i dettami di una disciplina rigorosa. Beh, lui è un genio, lui è oltre la media, non esistono paragoni, però, abbiamo la fortuna di poterlo ascoltare, abbiamo la fortuna di aver ricevuto in regalo un sogno: Sugar Land. Con questo, in un post di Instagram risalente a qualche giorno prima dell’uscita del pezzo, il 24/05/2019, proprio sotto la fotografia qui sopra, scrive: “Se volessi raccontare con un’immagine questo pezzetto di ciò che sono, parlerei di una terra dove amo vagare senza meta, appagato semplicemente dalla dolcezza che percepisco attorno. Così, con semplicità, penso che questa isola musicale si chiami, per la gioia che provo: SUGAR LAND. E’ la mia dolce isola che ho messo in musica…”. Niente più di queste parole potrebbe farci entrare nell’atmosfera di un mondo nuovo, colorato di serenità; infondo tutti ne siamo alla ricerca, allora resta solo una cosa da fare. Ascoltiamo.

“Con il cuore un po’ in gola, vi regalo una parte di me.”, queste le sue ultime parole prima dell’uscita del pezzo, su Spotify e poi su YouTube, con un video eccezionale quanto il brano. Le parole, a volte, non servono a descrivere qualcosa che, già di per sé, vive di vita propria, eppure, alle volte, aiutano a capire, aiutano ad immedesimarsi in quella parte di Davide Locatelli che è simile a quel sogno di cui, tutti noi, non possiamo fare a meno. Ad occhi aperti e ad occhi chiusi.

Arianna Forni

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