Ageless story Between reality and magicA single look and thenEven if you don’t want You discover the harmony” (Beauty and the Beast, 1991)

Beauty and the Beast 1991

Tutti, ma proprio tutti, abbiamo una chiave sconosciuta, anonima, non sappiamo perché sia lì né cosa possa aprire. Non ce ne liberiamo, è nostra: perchè buttarla? La conserviamo, gelosamente, da qualche parte, in un cassetto polveroso oppure in quel mazzo custodito nella borsa di ogni giorno. La teniamo, non c’è una vera ragione eppure non siamo capaci a staccarci da lei, forse, per paura di regalare a qualcuno la possibilità di trovare il tesoro dietro quella serratura misteriosa. Si tratta di una metafora, condita da una grande verità: anche tu hai quella chiave. Nessuno se ne preoccupa, non ingombra, non ha un peso fastidioso, anzi, riempie le nostre tasche facendoci sentire importanti. Sciocchi come i bambini che sognano di diventare grandi. Già: noi lo siamo e faremmo volentieri qualche passo indietro per tornare in Prima Elementare. All’epoca non ci servivano chiavi per aprire una porta, ci bastava uno scampolo di tessuto per trasformarci in Principesse e Cavalieri erranti, qualche perlina adornava i nostri capelli dandoci la sensazione di appartenere alle Stelle lontane, una piccola storia riempiva i nostri occhi, i nostri sogni e tutte le meraviglie dell’universo intero. Non c’erano serrature, solo qualche “parola d’ordine“, scritta su foglietti strappati dai nostri quaderni, con una di quelle eravamo in grado di costruire mondi paralleli infiniti quanto la nostra stessa immaginazione. I bambini hanno una dote, qualcuno di noi ce l’ha ancora, sanno inventare e godere delle loro invenzioni come se fossero reali; agli adulti servono le chiavi, anche agli artisti ma loro le dipingono. Chi osserva un’opera d’arte si trova spesso a chiedersi quale sia, o debba essere, la chiave di lettura utile a districarsi nell’immagine, utile a sentirsi parte dell’emozione da cui l’artista si è lasciato travolgere. La chiave torna, torna sempre. Noi, invece, dovremmo tornare ad essere bambini e dimenticarci di quella serratura a prova di ladro. Dovremmo solo guardare, con i nostri occhi, con le nostre sensazioni, come se il nostro “io” fosse lì, ad osservarci, attraverso un quadro, uno qualsiasi. Un monito, un consiglio, un’illuminazione, una svolta, un nuovo inizio scaturito da una pulsazione, creato dall’artista, sì, ma trasformato da noi nella nostra storia. Nella tua, nella mia.

GrandArt, The Mall, Milano, 2019 @diritti riservati

Anche il Principe de “La Bella e la Bestia” aveva milioni di chiavi, un intero castello e tutto ciò di cui avrebbe mai potuto avere bisogno, eppure si è spaventato. Nella sua boriosa sensazione di onnipotenza ha rifiutato quella stupida rosa rossa in cambio di una insignificante, quanto importante, richiesta di aiuto. Pentito, umiliato: disperato. Uomini stolti, pensano di essere migliori perché possiedono le chiavi e sanno cosa potranno aprire, alla prima diversion si fanno trovare impreparati e il pericolo di morte diventa tangibile. Le favole, di norma, hanno un lieto fine: “Even if you don’t want – You discover the harmony”, noi, però, non viviamo in una favola. Non ci resta che scoprire cosa apra quella maledetta chiave. L’anello in grado di trattenerle diventa sempre più stretto, quelle conosciute sono la maggioranza, quell’unica ignota, però, è sempre la più consumata, ci sarà un motivo.

A dream is being born inside you – You think only about her – If you lose yourself – Inside her eyes – You’ll discover who you are” (The Beauty and the Beast, 1991)

Tintinnio, un suono rassicurante nonostante la nostra mente non sappia dove andare. Serve un cambiamento, dovremmo aprire una porta nuova, abituarci alla luce o al buio in cui entreremo, osservare ciò che ci circonda e sapere che, prima o poi, sarebbe dovuto succedere. Finalmente, abbiamo un’occasione per svoltare, se sia in meglio o in peggio non è dato a sapere; presto o tardi lo scopriremo. Dobbiamo andare, è ora.

Rita Mazzini, 2021, dal ciclo i Nuovi Mondi

Piombati in un Nuovo Mondo dobbiamo riallinearci alle nostre abitudini, con la consapevolezza di dover limare qualcosina, siamo prossimi ad un divenire diverso. Abbiamo attraversato la porta del cambiamento, abbiamo preso il coraggio di mostrarci per quello che siamo in un contesto sconosciuto. Ci guardiamo attorno, voltiamo lo sguardo, i muscoli del collo tirano, si irrigidiscono, è sempre meglio valutare di non essere seguiti da nessuno. Stiamo per fare del “trasformismo”, nel senso, più comprensibile, di essere sul punto di trovare la serratura per quella chiave misteriosa. Prima o poi, chi ci crede, trova una soluzione, trova una strada. Ricomincia, non dall’inizio, questo mai, ricomincia dalle proprie basi, nel divenire della sua Caverna aristotelica, nell’evolversi, umano, della sua stessa vita. Grazie al ciclo dei Nuovi Mondi, Rita Mazzini, ci aiuta a capire questo concetto. La sua opera si muove insieme a noi, si sposta con i nostri occhi, segue il movimento del nostro sguardo, si colora con le emozioni della nostra anima. Quello spicchio di Luna sembra proteggere il turbinio del nostro, concitato, quotidiano, sembra suggerire calma, pazienza, una suggestione di pacifica attesa verso ciò che sarà. In alto due piccoli cerchi ci osservano, o, forse, più probabilmente, siamo noi ad osservare loro, creando un tutt’uno con l’opera stessa. Non si può definire il luogo né l’istante ma, se osserviamo bene, possiamo vedere un continuo susseguirsi di immagini nuove. L’opera non è mai la stessa, potrai stare ore a guardarla, ore a fotografarla, ore a parlarle (già, perché, per chi non lo sapesse, con le opere si può parlare, si deve parlare): riceverai sempre punti di vista sconosciuti, fino ad allora. La nostra vita è così. La vita è così, non troviamo mai niente che sappia ripetersi, veramente, nella stessa maniera, non esiste una comfort zone ideale in cui niente muta. La vita evolve e noi con lei. Non ti devi lasciar spaventare, è normale, è delizioso sapere di non essere mai fermi allo stesso punto. Si evolve, ci si evolve, si sale di livello, a volte ci si ferma, è vero, ma è sempre e solo una piccola pausa per ricaricare le energie prima di ricominciare. Serve solo una cosa, semplice, continuare a credere nel proprio cambiamento personale nonostante, non sempre, anzi quasi mai, si apprezzi, in toto, quello che ci circonda. Continueremo ad essere noi stessi con un wide open mindset capace di farci sentire a nostro agio nonostante continueremo ad avere in tasca una chiave sconosciuta. Per quanto ci riguarda, potrebbe aprire l’unica porta con le soluzioni a tutti i nostri problemi. Che beffa. Non la buttare, non si sa mai.

Dott.sa Arianna Forni

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